Quante volte fare l’amore per essere felici e appagate

Il sesso, è noto, presenta tanti benefici per il corpo e per la mente. Ma quante volte bisogna fare l'amore per stare bene, individualmente e in coppia?

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Alfonsa Sabatino

Editor specializzata in Lifestyle e Sessualità

Scrive di lifestyle, benessere, viaggi. Ascolta le storie e dalle storie che ascolta e vive prende spunto. Con la nascita dei figli non ha smesso: è semplicemente diventata più veloce.

Qualità oltre che quantità, e questo è chiaro anche sotto le lenzuola. Il sesso, se fatto bene, è piacevole per tutti, stimolante, gratificante; è un ottimo anti stress e fa benissimo pure alla salute. Ma quanto bisogna farne per godere dei benefici che la sessualità porta a corpo e mente? Il corpo è abitudinario e rimane in attesa di quell’appuntamento di piacere e benessere; ma che non diventi una routine a cui ci si sente costretti e tanto meno uno scaccia pensieri o problemi. Vediamo insieme quali sono i numeri ottimali per il sesso, secondo studi e professionisti.

Il ritmo per ogni età

Già nel 2017 una ricerca condotta dal Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana aveva messo in luce la frequenza sessuale di 1.170 individui statunitensi, somministrando ai partecipanti diversi questionari nell’arco di dieci anni per monitorare l’andamento delle abitudini sessuali con l’invecchiamento. Dallo studio, i cui risultati sono stati confermati da altre ricerche, è emerso che i numeri cambiano mediamente in base alla fascia d’età: più si invecchia e meno se ne fa. Tra i 18 e i 29 anni si fa l’amore in media due volte la settimana, per raggiungere i 112 rapporti sessuali all’anno. La passione cala leggermente, a livello numerico, nella fascia tra i 30 e i 39 anni, con 86 relazioni l’anno, e una media di 1-2 volte la settimana. 69 sono mediamente gli incontri annuali a sfondo sessuale per i 40-49enni (1,3 in media alla settimana), mentre cala da 1 a nessun incontro settimanale per gli over 50.

La regolarità conta

Alcuni professionisti sostengono che le coppie per essere felici debbano avere rapporti almeno tre o quattro volte a settimana, anche se la cifra risulta davvero poco realistica, sopratutto con il passare del tempo insieme e con gli impegni quotidiani di una persona adulta. Una volta ogni sette giorni è la media più verosimile, confermata anche da una ricerca condotta a Toronto nel corso di 40 anni su 30.000 volontari. Secondo gli intervistati l’appuntamento settimanale è sufficiente a rendere la coppia appagata e felice. Paiono più performanti allora le coppie italiane, visto che da una ricerca di DoxaPharma (2014), promossa dalla Società italiana di urologia e dall’Associazione ginecologi ospedalieri italiani, su un campione di 3 mila persone (uomini e donne, tra i 18 e i 55 anni), emerge che la media dei rapporti sessuali a settimana sia pari a due. In realtà, dai sondaggi, sembra chiaro che più della quantità sia la regolarità a contare. Se la coppia è abituata ad avere rapporti sessuali due volte la settimana, bisogna cercare di mantenere sempre lo stesso ritmo. Lo stesso vale per le coppie che si ritrovano a letto una volta la settimana. Il corpo ha memoria e aspetta quel momendo di relax, piacere e benessere.

Meno sesso ma più appagante

Invecchiando si fa meno sesso, dunque, ma come cambiano il piacere e le emozioni? Sempre la ricerca svolta dal Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana conclude che l’appagamento sia inversamente proporzionale al numero dei rapporti. Questo significa che crescendo si fa meno sesso, ma piace di più o per lo meno risulta più appagante e soddisfacente. Pare, inoltre, che invecchiando sia il cervello a comandare, più del corpo. Nonostante l’avanzare dell’età porti con maggiore probabilità patologie limitanti, come i disturbi della funzionalità erettile o problematiche cardiache, sembra che siano l’autostima e l’attitudine personale alla vita a condizionare maggiormente le performance a letto. Chi si sente vecchio e poco attraente percepisce maggiormente un declino della propria intimità e sessualità. I ricercatori hanno suggerito un nuovo approccio alle problematiche sessuali legate all’età, che non si limiti solo ai disturbi di origine fisica, ma che consideri la mente e i pensieri come principali organi sessuali.

Se si cerca una gravidanza

Fino a qualche anno fa un sacco di dicerie e stereotipi ruotavano intorno al sesso per concepire. Nell’ultima decade però sono emersi dati utili e rassicuranti per le coppie che cercano una gravidanza. Intanto non è vero che frequenti eiaculazioni riducono la fertilità maschile. Al contrario, periodi di astinenza maggiori di 5 giorni possono ridurre la conta spermatica; mentre una pausa di un paio di giorni è associata a densità spermatiche normali. Anche qui la statistica ci viene in aiuto: uno studio condotto su circa 10.000 campioni di sperma ha rilevato che, in soggetti con qualità spermatica normale, concentrazione e motilità rimangono ottimali anche in caso di eiaculazione quotidiana. Pare anzi che per gli uomini che producono un numero ridotto di spermatozoi possa essere addirittura consigliabile avere rapporti tutti i giorni. L’astinenza -secondo lo studio- non sembra avere effetti positivi sulla morfologia spermatica; mentre i parametri spermatici iniziano a deteriorarsi dopo periodi di astinenza di 10 giorni o più. I dati sono stati confermati da una indagine su 221 coppie in cerca di una gravidanza. La maggior fecondabilità (37%) era associata a rapporti quotidiani; a cui seguono le coppie con rapporti a giorni alterni (33%). La probabilità di successo si riduceva a 15% nelle coppie con rapporti settimanali. Anche in questo caso poi c’è la testa che può giocare brutti scherzi: il sesso diventa meno bello (e efficace forse) se comandato dal monitoraggio dell’ovulazione o da un programma rigido, e lo stress da paura di infertilità può ridurre la stima sessuale, il piacere e la frequenza dei rapporti.

Quanto conta la motivazione

Anche secondo l’Associazione svedese per l’educazione sessuale la cadenza settimanale è ottimale per una intimità felice. Nel commentare i dati svedesi all’agenzia di stampa Sputnik, la sessuologa Tanya Sukhinina è andata oltre, afferamando che non è solo il numero di rapporti che conta, ma anche la motivazione. “La cosa più importante per una vita sessuale sana è che una persona faccia sesso per le giuste ragioni. Esempi di giusti motivi sono il desiderio di trascorrere del tempo in modo divertente e significativo, provare intimità, piacere o addirittura giocare. È molto peggio” – ha sottolineato la specialista- se una persona cerca di evitare qualcosa di spiacevole attraverso il sesso, come le lamentele del partner che chiede sesso, l’ansia che qualcosa non va nella relazione, o la sensazione di non essere amato”. Si dice che se il sesso è frequente e appagante si litiga meno o che i litigi si possano risolvere sotto le lenzuola. “Forse vale la pena lavorare sui conflitti e i disaccordi, invece di andare a letto più spesso”, ha concluso la Sukhinina.

L’insoddisfazione

Sarà anche vero che i numeri non contano, eppure l’insoddisfazione sessuale genera crisi nel 23% delle coppie. Secondo una statistica che ha analizzato le motivazioni dietro le cause di divorzio nei paesi OCSE, il 70% delle volte tra i primi c’è proprio la mancanza di sesso. Lo confermava anche la ricerca di DoxaPharma: nonostante i 108 rapporti l’anno dichiarati dagli intervistati, il 70% degli italiani si sente insoddisfatto a letto, e 800mila coppie sono a rischio d’infedeltà e rottura proprio per questi problemi. Precisamente una coppia su 4 non raggiunge il piacere, anche se ha in media 9 rapporti sessuali al mese. La causa? La durata di lui, per molte. Insomma, quando il sesso non va incide davvero tanto sull’armonia e gli equilibri della coppia. Il consiglio allora è quello di tenere vivo il desiderio e il gioco, cercando di continuare ad essere amanti complici oltre che coabitanti abitudinari. Osare, sperimentare, sedurre, anche dopo anni, seguendo e condividendo i cambiamenti, nel corpo e nella testa, che gli anni portano. Il sesso non è solo sotto le lenzuola, soprattutto dopo molto tempo insieme. Non deve essere un ritaglio di tempo, neanche soltanto una buona abitudine. Deve essere scoperta di nuovi modi per ritrovarsi e scoprirsi, sono messaggi inaspettati, foto, cene non programmate e soprattutto attenzione, magia, desiderio. A quel punto i numeri davvero non contano più nulla.