Sars-Cov2, neo-mamme e allattamento all’epoca del coronavirus

In pandemia le neo-mamme possono essere sottoposte a ulteriore stress. I consigli degli esperti per diminuire le ansie e le strategie per un allattamento sereno

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La Covid19, la malattia legata all’infezione del coronavirus pandemico, sta profondamente modificando il nostro modo di vivere. E rappresenta un fattore di stress sicuramente importante per le donne che hanno appena avuto un bambino e, come tutti consigliano, lo stanno allattando.

Il consiglio del pediatra, oltre che del ginecologo, è fondamentale per affrontare al meglio questa fase. Ma occorre anche ricordare che la tensione emotiva, legata al necessario distanziamento sociale e alle oggettive ansie causate dalla pandemia da Sars-Cov2, possono avere un impatto sulla giornata della neo-mamma e sull’allattamento al seno. Come comportarsi? Ecco alcuni consigli pratici.

Attenzione alle eccessive ansie

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riconosce cinque tipologie di situazioni che possono essere in maggiori condizioni di disagio nell’ambito di un’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo: una donna in gravidanza, una che allatta, una che alimenta un piccolo di meno di sei mesi con il biberon, un bambino piccolo che mangia la pappa e un padre con la figlia piccola nella fascia. Ma oltre ai consigli generali riportati proprio dall’ISS sulla scorta delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, occorre sempre ricordare che in questo periodo è del tutto normale sentirsi in ansia, confusi e spaventati.

Per questo occorre fare riferimento solo a fonti attendibili (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, OMS), evitare di consultare in modo ossessivo i social o i canali che presentano scenari catastrofici, mantenere uno stile di vita sano, che preveda – anche restando a casa – regolare esercizio fisico e una sana alimentazione.

È essenziale anche restare in quotidiano contatto con amici e famigliari, utilizzando tutti i mezzi a disposizione, per condividere i pensieri, le emozioni e con le persone fidate anche le paure, senza vergognarsi di mostrare vulnerabilità e timori.

“Per alleviare tensione e stress, per una neo mamma è fondamentale riposare e recuperare la fatica del momento e dell’allattamento – commenta Luigi Piero Biondi, pediatra presso la Casa Pediatrica Ospedale Fatebenefratelli Milano. Ogni mamma dovrebbe poter dormire qualche ora in più durante il giorno per recuperare le ore spese durante la notte per le poppate. A tal scopo si può usare un tiralatte per far scorta di latte materno e lasciare un biberon per la poppata successiva. In questo momento un ruolo fondamentale può essere svolto dal papà. Dare questo compito al neo-padre favorisce inoltre l’instaurarsi di un legame più profondo con il bambino”.

Strategie mirate per l’allattamento

Allattare, proprio in questo momento, diventa un meccanismo estremamente efficace di protezione e conforto. Occorre però essere informate e scegliere di conseguenza, anche in considerazione del fatto che potrebbe avvenire anche una separazione fra mamma e bambino, nel caso in cui la mamma risultasse positiva all’infezione da Covid-19 o non fosse in grado di accudirlo a causa dei sintomi di questa malattia.

In questo senso può essere d’aiuto un’intervista video che la Leche League Italia ha realizzato a Karleen Gribble membro dell’Infant Feeding in Emergiencies (IFE) Core Group, oltre che dell’Australian Breastfeeding Association (ABA).  Inoltre, non bisogna dimenticare che in caso di eccessiva tensione o di ritmi difficili da sostenere esistono anche strumenti che possono aiutare le mamme, come il tiralatte, visto che allattare naturalmente al seno, soprattutto per le neo-mamme, può rappresentare talvolta una “sfida” psicologica.

Estrarre il proprio latte e darlo al proprio bambino con il biberon non è come allattarlo al seno, ma avere la certezza che continuerà a prendere il latte materno, anche in propria assenza, con tutti i benefici del caso, è di sicuro rassicurante e allontana sensi di colpa ed ulteriori ansie. Con questo strumento la mamma non risulta “vincolata” nel rapporto esclusivo con l’alimentazione del proprio bambino ma può fare affidamento anche sul proprio partner. Ovviamente, è sempre meglio parlarne con il pediatra, che deve condividere ogni scelta e condurre il piccolo verso lo svezzamento e l’alimentazione mista.

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