Coronavirus Sars2-CoV-19, come comportarsi se si è allergici

Con l'isolamento da coronavirus ci sono meno rischi di avere sintomi allergici. Ma non vanno mai trascurati

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’infezione da coronavirus cambia anche il naturale percorso delle allergie da pollini, che proprio in questo periodo, con l’arrivo della primavera, negli anni scorsi erano il principale motivo di occhi arrossati, naso chiuso, starnuti a ripetizione.

A modificare il quadro sono le misure di contenimento del virus, che vanno rispettate alla lettera per ridurre i rischi che il contagio si diffonda. Stando chiusi in casa, come bisogna fare in questi giorni, ci sono meno rischi di avere sintomi allergici.

Lo ricorda Giorgio Walter Canonica, docente all’Humanitas University di Milano e General Executive Manager della SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica): “In un contesto in cui si passa molto più tempo chiusi in casa, gli allergici ai pollini soffrano meno dei disturbi legati alle allergie primaverili. Se si esce per poco tempo e proteggendo le vie respiratorie con la mascherina, inoltre, questa farà da filtro anche ai pollini”.

Cosa temono gli italiani

Nell’incidenza delle allergie stagionali gioca un ruolo fondamentale l’ambiente che siamo soliti frequentare. L’aria aperta, stando a quanto riporta un sondaggio di Assosalute, è il nemico numero uno per un italiano su due.

Ma attenzione: alcuni agenti allergici possono nascondersi anche tra le mura domestiche: per il 20,3 per cento degli italiani è in casa che si manifestano alcuni dei sintomi più comuni delle allergie. Infine, importante da ricordare quando potremo tornare a frequentarli, che anche nei luoghi chiusi e affollati come locali o palestre, il 17,4 per cento degli italiani soffre di allergie.

All’aperto così come al chiuso, quindi, possono verificarsi episodi di starnuti frequenti, un disturbo di cui soffre il 51,8 per cento degli allergici, prurito agli occhi (46,2) e ostruzione nasale (36,2), ma anche il gocciolamento nasale (31,3 per cento) e la tosse sono tra i sintomi più fastidiosi.

“Il luogo in cui siamo soliti soggiornare più di frequente è fondamentale nell’individuare la causa scatenante dell’allergia – continua Canonica. Oggi infatti si vive molto di più in casa rispetto al passato, e acari e pelo di cani e gatti concorrono a favorire una maggiore sensibilizzazione. Non ultimo l’inquinamento: si è visto come bambini che abitano al primo piano, e quindi maggiormente esposti a fattori inquinanti, abbiano una più alta probabilità di sviluppare asma e allergie.  In queste settimane, la drastica riduzione dell’inquinamento che si è registrata potrebbe essere un fattore che influisce proprio sul manifestarsi delle allergie stagionali”.

Come cambia la vita quotidiana dell’allergico

Anche se quello dell’allergia è un piccolo disturbo che può diventare gestibile, non è da sottovalutare l’impatto che crea nella vita di tutti i giorni. Secondo la ricerca condotta da Assosalute il 30 per cento delle persone allergiche soffre la maggiore ricaduta del disturbo sulla qualità del sonno che diventa difficile. Senza il giusto riposo anche l’umore inizia a risentirne, specialmente se per fronteggiare gli attacchi allergici viene sacrificata la vita sociale e all’aperto come è costretto a fare il 17,4 per cento degli intervistati.

L’allergia è spesso considerata un disturbo relativo ma, come ricorda Canonica, “È estremamente importante essere consapevoli delle buone pratiche da mettere in atto per ridurne l’impatto ed evitare così che, col tempo, una semplice allergia si trasformi in asma. Gli studi hanno dimostrato infatti che chi soffre di rinite allergica, ha una probabilità 3,8 volte più alta di sviluppare l’asma”.

Sul fronte delle contromisure, la ricerca conferma come il ricorso ai farmaci di automedicazione siano il presidio più utilizzato da chi soffre di allergie. Il 41,6 per cento ricorre ai farmaci di automedicazione autonomamente, percentuale che aumenta tra chi soffre “molto spesso” di allergie, segno di come con il tempo, le persone diventino sempre più consapevoli della terapia migliore da seguire. Ma solo il 30 per cento degli allergici assume farmaci di automedicazione dietro consulto del medico o del farmacista.

 

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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