Malattia di Parkinson, come comportarsi in estate

I pazienti affetti da questa patologia devono adottare specifiche accortezze in vacanza, facendo per esempio attenzione all'esposizione al sole

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Quasi 300.000 persone, in Italia, fanno i conti con la Malattia di Parkinson. Il quadro è stato descritto per la prima volta in modo completo da James Parkinson nel 1817 nel suo libro intitolato Essay on the Shaking Palsy ed oggi, per fortuna, può essere affrontata con maggior successo, grazie ai progressi della scienza e della tecnologia. In estate occorre qualche precauzione, come spiegano gli esperti della Società Italiana di Neurologia (SIN).

Cambio di clima da considerare

“Le persone con Malattia di Parkinson – spiega Mario Zappia, Direttore della Clinica Neurologica dell’AOU “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania – possono andare incontro a variazioni della loro condizione clinica in funzione delle variazioni climatiche tipiche dell’estate: le alte temperature, ad esempio, possono portare ad un peggioramento dell’ipotensione ortostatica, ossia a un brusco calo della pressione quando si assume la posizione eretta, come già stato riportato da uno studio giapponese. Tuttavia un recente studio multicentrico europeo  ha dimostrato che molti sintomi non motori della patologia possano addirittura migliorare in estate, come i sintomi cardiovascolari che, differentemente da quanto atteso, migliorano con il clima estivo”.

Come comportarsi, quindi? La Società Italiana di Neurologia invita i pazienti e chi li assiste ad adottare alcune precauzioni per evitare di andare incontro a eventi sfavorevoli, semplici accorgimenti suggeriti dalla Michael J. Fox Foundation e dalla Parkinson Foundation:

  1. È noto che le persone con Malattia di Parkinson hanno un aumentato rischio di sviluppare un melanoma della pelle. L’uso di creme protettive (protezione superiore a 30) è assolutamente consigliato per evitare lo sviluppo di questa patologia. La protezione va utilizzata anche se non ci si dovesse esporre direttamente alla luce solare.
  2. Il caldo estivo può causare disidratazione ed esacerbare le condizioni ipotensive associate alla malattia. È assolutamente raccomandabile assumere dagli 8 ai 12 bicchieri d’acqua al giorno.
  3. Per chi dovesse andare in vacanza, è bene fare un approvvigionamento di farmaci per tutto il periodo previsto, portando con sé le prescrizioni originali. Se si prevede di non potere assumere i farmaci agli orari previsti è meglio anticipare le dosi piuttosto che saltarle completamente. Gli orari devono essere rispettati adattandoli ad un eventuale nuovo fuso orario e mantenendo gli intervalli fra le dosi.
  4. Se si va in vacanza in un luogo al di fuori della propria residenza per un periodo prolungato, è bene conoscere eventuale punti di riferimento sanitari e specialistici locali.
  5. È consigliabile osservare un giorno di riposo sia prima del viaggio sia dopo essere arrivati nel luogo di vacanza, in modo da consentire alla persona con Malattia di Parkinson un migliore adattamento.
  6. I metal detector presenti negli aeroporti non provocano danni agli impianti di stimolazione cerebrale profonda (DBS). Tuttavia, poiché nel passaggio attraverso il metal detector si potrebbe verificare un transitorio aumento della stimolazione, potrebbe rivelarsi necessario spegnere l’impianto. A tal fine è bene portare con sé il programmatore dello stimolatore e la relativa documentazione.
  7. I pazienti con DBS, in base a quanto riportato recentemente da uno studio svizzero, possono andare incontro ad un peggioramento della loro capacità di nuoto. Questo studio è stato condotto in pazienti che avevano una buona capacità natatoria prima dell’intervento di DBS (in alcuni casi si parlava addirittura di ex agonisti). È interessante però notare che tutti i pazienti di questo studio hanno riportato difficoltà a nuotare soltanto in un ambiente lacustre (lago di Zurigo).

Miti da sfatare

È un luogo comune che la malattia riguardi solo gli anziani, che il sintomo principale sia il tremore e che non dia dolori. La realtà è ben diversa essendo questa malattia comune fra le persone giovani; il sintomo principale è la lentezza dei movimenti (circa il 30% dei pazienti non ha tremore) e il dolore è spesso il primo segnale che deve destare sospetto. Fumo e alcool non interferiscono con la malattia e molti pazienti possono condurre una vita normale.

Le cause che avviano il processo neurodegenerativo sono al momento sconosciute, anche se ci sono sempre più evidenze che fanno pensare a un difetto genico. Sul fronte dei disturbi,  il quadro clinico della malattia è classicamente identificato dalla lentezza nei movimenti (bradicinesia), dalla rigidità e dal tremore, anche se quest’ultimo non è sempre presente.

I sintomi sono causati dalla degenerazione e morte di cellule di una piccola zona del cervello detta sostanza nera; si tratta della zona deputata a produrre un neurotrasmettitore, la dopamina, coinvolto nel controllo del movimento.

I problemi non si presentano sempre una eguale intensità determinando, in relazione al prevalere dell’uno sull’altro, il manifestarsi di diverse forme cliniche. La disabilità indotta dalla Malattia di Parkinson non correla solo con il “disturbo del movimento” ma può coinvolgere anche altri sistemi e avere un impatto a livello cardiovascolare, urinario e gastrointestinale.

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