Neonati prematuri, cosa succede in tempo di Covid-19

L’Italia è tra i Paesi con il più basso tasso di mortalità al mondo di neonati molto prematuri: fondamentale è l'assistenza ai bambini

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

17 novembre. In tutto il mondo si celebra la Giornata dedicata alla prematurità, per tutti i neonati, e sono tanti, che hanno fretta di venire alla luce. Le cifre dicono cose importanti, anche e soprattutto per l’Italia, considerando anche l’impatto di Covid-19.

Ogni anno nascono nel mondo circa 15 milioni di neonati prematuri, cioè prima della 37a settimana di gestazione, in Italia oltre 30.000, il 6,9% delle nascite, tasso che con la pandemia è aumentato all’11,2% nei parti da donne con infezione da Sars-Cov-2.

L’Italia è tra i Paesi con il più basso tasso di mortalità al mondo di neonati molto prematuri, cioè di peso inferiore a 1500 grammi (11,9% media italiana dal Network INNSIN rispetto alla media internazionale del 14,6% del Vermont Oxford Network).

Cosa è cambiato con la pandemia

La nascita prematura, come è ovvio che sia, è un evento che può comportare preoccupazioni ed ansie nei genitori. Ma oltre alle statistiche che dicono come l’assistenza ai bambini che hanno fretta sia un fattore chiave – ed in questo senso le strutture nazionali sono sicuramente all’avanguardia – occorre ricordare che ci sono tanti elementi da considerare.

“Le cause della mortalità di questi neonati prematuri non può ricercarsi solo nella rete dei punti nascita” spiega il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Dott. Luigi Orfeo.

Sono tanti e diversi i fattori che influiscono sull’esito di una nascita pretermine come l’incidenza della povertà, l’accessibilità alle cure ed alla prevenzione, la mancanza di servizi ed infrastrutture nelle zone disagiate, percorsi di accompagnamento alla gravidanza poco diffusi, ecc. Noi neonatologi facciamo del nostro meglio per migliorare la rete dei punti nascita italiani e ci stiamo impegnando per garantire l’accesso dei genitori senza limitazioni di orari, nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN), dove i bambini nati pretermine vengono trasferiti e dove possono restare anche per mesi; per continuare  a promuovere l’importanza dell’allattamento al seno e della donazione del latte materno, attraverso le Banche del Latte Umano Donato (BLUD) e per il riconoscimento dei Servizi di Follow-up neonatale”.

Tra l’autunno del 2020 ed il primo trimestre del 2021, la SIN, grazie ai suoi due Gruppi di Studio della Care Neonatale e della Qualità delle Cure ed a Vivere Onlus, ha condotto l’Indagine conoscitiva nazionale sulle pratiche di assistenza neonatale durante la pandemia da Covid-19, che ha coinvolto i punti nascita italiani di II livello.

Da questa analisi è emerso che, dopo un primo periodo di incertezze dovute alla mancanza di conoscenze sul Covid-19, i centri, che prima dell’impatto della pandemia erano più “aperti” ai genitori, hanno continuato ad esserlo, contemperando le esigenze di sicurezza, con percorsi che garantissero il contatto genitoriale.

La SIN ha, infatti, supportato da subito i reparti con Indicazioni precise e tempestive volte a prevenire l’infezione da Covid-19, come ad esempio l’utilizzo di mascherine, la corretta igiene delle mani, il triage con controllo della temperatura, ma sostenendo sempre l’ingresso e la vicinanza dei genitori in TIN.

L’accesso della donna non sospetta per Covid-19 alla TIN o al reparto di Patologia Neonatale è praticamente sempre stato garantito (98,9% dei centri). In particolare, nel 54,4% la durata o la frequenza degli accessi sono rimaste uguali al periodo pre-epidemico, nel restante 44,4% dei casi hanno subito una riduzione.

Prima della pandemia, il 71% dei centri garantiva alle madri un accesso libero h24, mentre il 20% consentiva l’accesso per un tempo superiore a 6 ore, mentre il restante 8,9% a orari definiti per un tempo inferiore a 6 ore. La Kangaroo Mother Care, fondamentale per lo sviluppo dei nati pretermine e per l’avvio precoce dell’allattamento materno, è stata praticata o incoraggiata nel 67,8% dei centri, ridotta di durata o frequenza nel 31% dei centri, sospesa solo nell’1,1% dei casi.

Importante tenere il piccolo vicino alla mamma

In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, su invito della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e Vivere Onlus Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, oltre 200 piazze, monumenti ed ospedali di tutta Italia saranno illuminati di viola per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulla nascita pretermine.

Il tema della campagna di quest’anno è Zero separation, “Agiamo adesso. Non separare i neonati prematuri dai loro genitori”, promossa dalla European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI), per continuare a difendere il ruolo prioritario di mamma e papà, ancor di più in periodo Covid.

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