Influenza aviaria, primo caso umano in Italia: cosa dobbiamo sapere e cosa preoccupa

Influenza aviaria, perché non ci si deve allarmare dopo il primo caso umano in Italia. Ma a cosa dobbiamo fare attenzione secondo gli esperti

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Tanto tuonò che piovve, verrebbe da dire. A forza di parlarne anche in Italia si è registrato il primo caso umano di influenza aviaria, e più precisamente di un’infezione da virus Ah3N9 dell’influenza a bassa patogenicità.

Tradotto: non si tratta di un virus particolarmente “cattivo” e con elevata capacità di diffusione. L’infezione, va ricordato, è stata identificata in un giovane proveniente da un Paese africano, quindi si tratta di un caso d’importazione e non direttamente sviluppatosi in Italia.

Perché si può stare tranquilli

Oltre la cronaca del fatto, occorre ricordare che è importante la massima tranquillità, pur se ovviamente il monitoraggio da parte delle autorità sanitarie, a partire dal ministero della salute, è ispirato alla massima attenzione.

Quello italiano è infatti al primo caso europeo da virus dell’influenza di questo ceppo e va ricordato che chi è entrato in contatto con il paziente non ha sviluppato infezione ed è risultato negativo per la ricerca dell’infezione. Questo conferma che al momento non si può parlare di trasmissione interumana di ceppi di questo tipo.

Il timore, che spiega anche l’attenzione al monitoraggio, è che si possa verificare il salto di specie, ovvero che il virus sia in grado di trasmettersi direttamente tra gli esseri umani. Questo sì potrebbe rappresentare un problema. Infine, va detto che il caso osservato in Lombardia è il primo da ceppo di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa. Ma non si tratta di una novità assoluta per l’influenza aviaria. Casi umani dovuti ad un altro ceppo più aggressivo, H5N1, sia pur molto rari, sono stati identificati negli anni scorsi in Inghilterra, in Spagna e Turchia, oltre che in Asia e Africa.

L’importanza del monitoraggio

Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, “questo episodio conferma quanto sia centrale oggi la sorveglianza globale delle malattie infettive.

I virus influenzali di origine aviaria, come l’H9N2, sono osservati speciali proprio per la loro capacità di mutare e, in alcuni casi, adattarsi all’uomo. In questo caso specifico, però, parliamo di un’infezione importata e in un soggetto fragile, quindi in un contesto clinico ben definito.

Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio immediato per la popolazione, ma è corretto utilizzare questi eventi come occasione per rafforzare i sistemi di allerta precoce e la preparedness (preparazione). La lezione che abbiamo imparato negli ultimi anni è che anticipare è fondamentale: identificare rapidamente, isolare se necessario e monitorare i contatti”.

Cosa si teme

Quando si parla di influenza aviaria, il timore è che quello che il virus possa fare il salto di specie e quindi assuma le caratteristiche per diventare trasmissibile da uomo a uomo.

Questo avviene se si verifica lo shift antigenico o variazione maggiore. Questo fenomeno si verifica in seguito al riassortimento del materiale genetico di due diversi virus, che infettano la stessa cellula. Da questa “combinazione” di patrimoni genetici virali può nascere un virus del tutto nuovo rispetto ai precedenti.

Il riassortimento può avvenire fra due virus della stessa specie o di diversa specie. Ad esempio il primo fenomeno si è verificato in occasione della comparsa del virus AH1N2, nato dal riassortimento avvenuto nell’uomo dei virus umani AH3N2 e AH1N1.

Qualcosa di simile può avvenire anche tra virus di specie diverse. In questo caso il materiale genetico virale si modifica attraverso una “mescolanza” tra virus aviari ed umani durante una coinfezione con entrambi i ceppi in un essere umano o in un altro animale. Il riassortimento genetico che si verifica in questo caso può dar luogo ad un virus pandemico altamente trasmissibile che può dare immediatamente origine ad un gran numero di casi di infezione negli esseri umani.

Diversa è la cosiddetta mutazione adattativa. Si tratta di un processo progressivo e più lento, che prevede che il virus si adatti nel tempo alle cellule umane infettando l’uomo. Questa mutazione si esprime in un primo tempo in un numero limitato di casi umani (cluster), con un aumento della capacità del virus di trasmettersi da uomo a uomo. In questi casi, il percorso è più lento e più gestibile.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.