Gravidanza con fecondazione assistita: come gestire ansie e paure

Le donne che ricorrono alla fecondazione assistita spesso vivono emozioni contrastanti durante la gravidanza: un aiuto per gestirle

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Ogni anno, in Italia, sempre più bambini nascono grazie alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita). Si tratta di approcci che vanno scelti con la coppia, caso per caso, in base alle necessità. Il ginecologo è ovviamente il referente primo per queste problematiche. Ma c’è un aspetto che non va sottovalutato. Sul fronte emotivo e psicologico, i nove mesi della dolce attesa possono presentare caratteristiche specifiche nelle future mamme, che vanno conosciute ed affrontate.

Un alternarsi di sensazioni

Da un lato c’è la grande gioia per la vita che cresce, dopo aver rincorso un figlio per anni. Dall’altro ci sono le ansie di una gravidanza che viene vissuta come “speciale”, come un sogno che si avvera.

Per questo occorre avere un approccio particolare, anche sul fronte psicologico ed emotivo, per queste gestanti come conferma Federica Faustini, psicologa e psicoterapeuta del centro B-Woman per la salute della donna di Roma, specializzato nell’assistenza psicologica e nutrizionale di chi cerca un bimbo con la Pma.

“L’esito positivo di un percorso di fecondazione assistita – spiega l’esperta – stimola sentimenti di gioia e soddisfazione, spesso molte donne la vivono come un riconoscimento per i loro sforzi fisici ed emotivi, gli investimenti economici e di tempo. Ma talvolta queste emozioni positive  vengono accompagnate da paure e timori che possono rendere sia la gravidanza che il primo periodo di genitorialità particolarmente faticosi da affrontare e gestire”.

“Alcune donne vivono simultaneamente emozioni contrastanti: da una parte c’è la felicità per la gravidanza in corso e dall’altra la paura di perdere il bambino, pensano inoltre di non avere il diritto di lamentarsi perché oramai hanno quello che hanno sempre desiderato, ovvero un bambino in grembo. A volte queste paure sono ancora più evidenti tanto da creare due condizioni opposte: da una parte l’evitamento con il quale la donna  si protegge dalla paura di perdere il bambino e quindi cerca di pensare il meno possibile al fatto di essere incinta, dall’altra l’ipervigilanza, che consiste nel monitorare ogni sintomo e nel sottoporsi a più indagini ecografiche per ottenere rassicurazioni sull’evoluzione della gestazione. Questo purtroppo succede quando è ancora presente quel sentimento di inadeguatezza che ha accompagnato molte donne nel tempo e che temono di non poter mettere al mondo un figlio”.

Non bisogna sentirsi “strane”

Sia chiaro. Tutto quanto è descritto risponde ad un processo perfettamente fisiologico, che quindi non deve essere vissuto come anomalo sul fronte psicologico perché, a parere dell’esperta, è del tutto normale sentirsi in questo modo. Ma può essere necessario un aiuto e per questo il Centro organizza un corso di accompagnamento preparto per le donne che hanno il primo figlio dopo tecniche di procreazione medicalmente assistita.

“Ogni gravidanza per quanto desiderata può generare sentimenti ambivalenti, di gioia, alternati, a malessere, paura, tensione o ansia, soprattutto per chi ha vissuto l’esperienza dell’infertilità e della PMA – fa sapere la Faustini. In questo casi l’adattamento a questa nuova  fase di vita può richiedere più tempo, ma è altresì importante che l’esperienza vissuta in passato venga elaborata per lasciare spazio ad una nuova realtà, ovvero quella della donna fertile, che sta per diventare mamma, vivere con maggiore serenità questa fase significa intanto parlarne, in primo luogo con il proprio partner, poiché è una tappa della vita che riguarda entrambi, condivisione e confronto inoltre  permettono di ridimensione le paure, poi con il ginecologo che è la figura di riferimento principale  e sicuramente parlarne nei gruppi, soprattutto quei gruppi formati da coppie che hanno vissuto delle esperienze simili e con le quali sarà più facile entrare in relazione e confrontarsi”.

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