Endometriosi, vetrine “consapevoli” per la malattia dell’utero fuori posto

A marzo le vetrine dei negozi si tingono di rosa per il "mese della consapevolezza sull'endometriosi"

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Le vetrine dei negozi di tutta Italia a marzo si tingono di rosa per il mese della consapevolezza sull’endometriosi, malattia cronica che colpisce circa 3 milioni di donne nel Paese. A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi, che unisce pazienti volontarie impegnate nel fare informazione sulla malattia, lancia un’iniziativa per far conoscere a quante più persone possibili la patologia e fare prevenzione. Tutti coloro che hanno un negozio possono aderire a Vetrine Consapevoli, esponendo i palloncini dell’APE e il materiale informativo durante il mese di marzo.

Informazione per conoscere ed avere una diagnosi precoce

L’obiettivo di questa campagna è attrarre l’attenzione su una malattia ancora difficile da diagnosticare, per la quale l’informazione diventa fondamentale per aiutare le donne che ne soffrono, ma anche le amiche o la famiglia.

“Il materiale informativo diventa un aiuto concreto per le donne affette da endometriosi – racconta Jessica Fiorini, Vicepresidente di A.P.E. -. Dopo che sono stata operata, credevo di soffrire di una malattia rara perché non l’avevo mai sentita e nessuno, tra le persone che frequentavo, la conosceva. Un giorno una collega mi portò un volantino dell’Associazione che aveva trovato nello studio del medico e da lì mi sono documentata, ho visitato il sito e ho scoperto innanzitutto che non soffrivo di una malattia rara, che non ero sola. Di qui è nato anche il desiderio di fare volontariato in modo che l’endometriosi diventasse meno sconosciuta per tutti”.

“Gli esercizi commerciali sono l’anima delle città e dei paesi, ce ne siamo accorti in questo ultimo anno quando sono stati chiusi, in molti casi possono contribuire anche alla diffusione di buone cause come questa – prosegue -. Sono quasi tre milioni le donne che, in Italia, devono fare i conti con l’utero che va “fuori posto” perché soffrono di endometriosi. O meglio, non si sposta certo l’organo, ma porzioni più o meno grandi dell’endometrio, il tessuto che ricopre l’organo dell’apparato genitale femminile, vanno a svilupparsi da altre parti. Ad esempio queste possono localizzarsi nell’ultima parte dell’intestino o nelle ovaie”.

Purtroppo per queste donne, si tratta soprattutto di giovani tra i 25 e i 34 anni, all’inizio la sensazione è quella di non essere credute, tanto che per arrivare ad una diagnosi spesso occorrono anni. Il ritardo diagnostico, forse, è legato al fatto che la patologia compare spesso nelle adolescenti, quando è difficile pensare ad un quadro di questo tipo. E gli anni passano, mentre il dolore si fa sempre più forte e non si limita solamente “a quei giorni”, ma addirittura precede di gran lunga le perdite mestruali diventa una sorta di “compagno di viaggio” del tutto sgradito che impatta sulla vita, facendo eliminare dall’agenda occasioni di svago e momenti sociali.

Patologia dai tanti volti

I casi di endometriosi non sono tutti uguali. Fondamentalmente si possono riconoscere due tipi di malattia. A volte si formano cisti all’interno dell’ovaio, legate alle emorragie ripetute del tessuto uterino presente all’interno dell’organo: queste possono essere individuate con un’ecografia e vengono asportate con un intervento chirurgico in laparoscopia.

Più complessa è l’endometriosi infiltrante, che spesso provoca un più intenso dolore tende ad invadere anche gli organi vicini, cioè l’ultima parte dell’intestino, la vagina, la vescica e gli ureteri. In questi casi, se occorre arrivare all’intervento chirurgico, questo deve essere eseguito da equipe specializzate, vista la complessità dell’area e la necessità di “pulire” adeguatamente i tessuti, facendo particolare attenzione ai nervi.

Questi interventi sono quindi particolarmente complessi. Per fortuna, il bisturi entra in gioco solo nei casi più gravi, ovvero quando i farmaci non bastano per tenere sotto controllo il dolore oppure quando la donna ha un elevato rischio di infertilità legato alla malattia. La diagnosi precoce, poi, è fondamentale anche per riconoscere i casi in cui il tessuto uterino “fuori posto” comincia ad invadere le strutture vicine: eliminare immediatamente eventuali propaggini di endometrio significa preservare il benessere futuro della donna. Ma, come al solito, sono la diagnosi precoce e la conseguente presa in carico della situazione da parte dello specialista l’arma più efficace per convivere con la situazione.

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