Alzheimer, un batterio delle gengive tra le cause

Un team di ricerca internazionale analizza cause ed effetti del morbo di Alzheimer, evidenziandone una relazione con il Porphyriomonas gengivalis

Cos’è il Porphyriomonas gengivalis e che legame ha con il morbo di Alzheimer? Ecco la base dello studio di un team di ricerca internazionale.

Prosegue la ricerca per comprendere a fondo e contrastare in maniera netta il morbo di Alzheimer. In tale ambito un team guidato da scienziati della Scuola di Odontoiatria dell’Università di Louisville, Stati Uniti, ha individuato un legame con un particolare batterio. Questo, denominato Porphyriomonas gengivalis, è responsabile della parodontite cronica, e si ritiene possa farsi strada fino al nostro cervello.

Così facendo potrebbe causare un accumulo di placche di beta amiloide, associate al morbo, generando la neurodegenerazione. Il team di ricerca internazionale ha visto un’ampia collaborazione con l’Università Jagellonica di Cracovia e quelle di Auckland, Bergen e molti altri istituti. Tra i tanti autori risultano però presenti anche dei membri dell’azienda farmaceutica Cortexyme, al lavoro sulla sperimentazione per un farmaco che possa contrastare l’azione di tale batterio. Un conflitto di interessi che genera polemiche.

La tesi si basa sul fatto che l’accumulo di placche di beta amiloide e dei grovigli di proteina tau deriverebbe da un meccanismo di difesa del nostro corpo. Questo tenta di arginare in qualche modo l’infezione del Porphyriomonas gengivalis, scatenando tali reazioni. Un’analisi supportata da un dato rilevante, ovvero le maggiori probabilità di presentare colonie del batterio nelle persone affette dal morbo di Alzheimer, anche se non tutte.

Il processo di ricerca ha previsto l’infezione di alcuni topi geneticamente modificati, i quali sono stati in seguito colonizzati dal batterio nel tessuto cerebrale. Tutto ciò ha scatenato un accumulo delle proteine tau e beta amiloide. A ciò si è aggiunta una presenza evidente di enzimi, detti gingipain, prodotti proprio dal batterio. Sarebbero questi alla base della neurodegenerazione. Lo studio ha mostrato come il batterio giungerebbe al cervello attraverso i nervi cranici, trasportato da cellule immunitarie o sfruttando delle vere e proprie falle nella barriera ematoencefalica.

Da tale base si parte dunque per sviluppare farmaci in grado di arginare l’azione deleterie del Porphyriomonas gengivalis a livello cerebrale, agendo direttamente sugli enzimi prodotti. Si è dimostrato come l’inibizione di un composto, COR388, riduca la carica batterica e al tempo stesso blocchi la produzione di placche di beta amiloide, riducendo la neuroinfiammazione ai danni dell’ippocampo.

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