Vittoria di Savoia, primogenita di Emanuele Filiberto e Clotilde Courau, non ama esporsi, specialmente quando si tratta di raccontare fatti privati o esperienze del passato. Stavolta, però, ha fatto un’eccesione, decidendo di raccontarsi senza filtri in una lunga intervista. A 20 anni la giovane erede di una delle casate più discusse d’Europa ha messo a nudo le sue fragilità, parlando di un’adolescenza segnata dalla rabbia e dalla “ribellione” nei confronti della famiglia, ma anche dal bisogno di normalità.
Vittoria, “principessa ribelle”
Il destino l’ha messa in linea di successione per un trono che non c’è più, ma a prescindere Vittoria di Savoia non si sente una di quelle principesse da fiaba, tutte sorrisi e riverenze. Per gli amici e per se stessa, lei è semplicemente “Vitto”, non quel cognome che, a volte, può pesare come un macigno.
C’è stato un momento nella vita della giovane Savoia in cui il bisogno di evadere è diventato incontenibile. Una vera e propria fuga silenziosa, che l’ha portata non solo lontano dai riflettori, ma anche dalle aspettative del padre Emanuele Filiberto e della madre Clotilde Courau.
“Non penso che esista un solo percorso. Studiare politica non mi è piaciuto molto e ho subito lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori: volevo dimostrare che potevo farcela da sola – ha confessato in un’intervista al Corriere della Sera -. Per mantenermi, ho trovato lavoro in una galleria d’arte, la Thaddeus Ropac, e in un pub, dove servivo ai tavoli e facevo un po’ di tutto. E intanto, ho aperto una piattaforma per promuovere giovani artisti, si chiama Curated by Vittoria di Savoia, e mi sono iscritta a un corso di teatro. Recitare mi è piaciuto. Allora, ho chiamato mia madre e le ho detto: torno a Parigi perché mi piace il teatro”.
Il rapporto coi genitori Emanuele Filiberto e Clotilde Courau
In quel pub, lontana dai privilegi, ha vissuto quella che lei stessa ha definito un’adolescenza inquieta. Del resto crescere tra Parigi, Italia e Svizzera, con un padre come Emanuele Filiberto di Savoia, costantemente sotto i riflettori e una madre, l’attrice Clotilde Courau, dallo spirito indomito, non è stata una passeggiata.
Vittoria di Savoia sa che la sua famiglia è qualcosa di unico, tutt’altro che canonica, e lo ha compreso “non attraverso i miei genitori, ma dai bambini a scuola (…) non l’ho mai vissuto come un peso. Per me, conta soprattutto quello che costruisco io”.
I genitori le hanno dato un’educazione “molto libera e molto solida”: “Sono cresciuta a Parigi con mia madre e lei e papà mi hanno trasmesso i valori del lavoro e del denaro. Mi hanno sempre insegnato che devo lavorare“. Vittorio Emanuele di Savoia ha avuto grandi difficoltà ad aprirsi con le figlie, cosa di cui ha sofferto l’intera famiglia: “Oggi, abbiamo un rapporto sincero, aperto, bellissimo. Io, quando ero più giovane, provavo rabbia, c’erano tante cose che non capivo, ma poi crescendo ti rendi conto che i tuoi genitori sono anche loro persone e imparano insieme a te”.
Il motivo di questa rabbia? “Forse avrei voluto i miei più insieme o perché non capivo la questione del cognome… Ora, è tutto passato”, ha concluso.