Come ho fatto pace con una madre ipercritica: la mia

E alla fine ti ho perdonata perché anche un genitore può sbagliare. E sai cosa ti dico? Alla fine ti voglio bene lo stesso, mamma

Nella vita succedono così tante cose che alcune vengono dimenticate completamente. Non saprei dire in realtà quando tutto è cominciato, il momento esatto in cui ho capito che qualsiasi cosa avessi fatto o detto, a mia madre non sarebbe mai andata bene.

Gli esperti utilizzano il termine ravage che tradotto vuol dire devastazione. In psicanalisi viene utilizzata questa parola per descrivere il rapporto di amore e odio che si innesta tra madre e figlia.

Ma vedete il problema non riguarda tanto i sentimenti quanto più la capacità di una mamma di far sentire sempre inadeguata la propria figlia. Un atteggiamento critico che esiste e persiste per tutta la durata della vita e non è una cosa facile da gestire perché a volte tutto quello di cui una figlia ha bisogno è di sentirsi dire dalla propria madre che nonostante tutto ce la farà.

E poi, inevitabilmente iniziano le ribellioni nella fase adolescenziale e l’allontanamento in quella adulta. E ci ritroviamo a camminare da sole incontrando poi persone che credono davvero in noi e in quello che facciamo, che si supportano e che capiscono il nostro valore. Incredibile vero? E allora viene da domandarsi perché la persona che ci ha messo al mondo e che dovrebbe amarci più di ogni altra cosa ha sempre avuto il dito puntato su di noi.

Da bambina mi ripetevo che lo faceva per spronarmi, per non abituarmi ad accontentarmi. “Così non va bene, riprovaci” oppure “puoi fare di meglio”, questo il leitmotiv che mi ha accompagnato fin da quando ho memoria. Da grande ho pensato che in quegli atteggiamenti in realtà fossero nascosti sentimenti più profondi e antichi di cui probabilmente non avrei mai conosciuto le origini.

Ho smesso di cercare ammirazione e riconoscimento da mia madre perché ho capito quanto io davvero valessi. Ho smesso di idealizzare il suo ruolo di genitore e ho iniziato a guardarla per quello che è: un essere umano con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue debolezze e le sue paure. E l’ho perdonata.

Forse qualcuno l’ha fatta soffrire ancor prima che io venissi messa al mondo o forse per me desiderava tutto ciò che lei non è stata, che non è potuta essere dovendo scegliere per forza di cose il matrimonio, la famiglia. Dovendo scegliere me, che sono arrivata improvvisamente.

Ho smesso di chiedermi il perché di tutte quelle critiche e di tutte quelle incomprensioni perché ad essere sincera alcune di quelle cose non le ricordo neanche più e tutto sommato guardandomi allo specchio posso essere orgogliosa della donna che sono diventata.

E soprattutto mi sono resa conto di quanto il tempo scorra velocemente, troppo. Sono scappata via, cercando di tagliare i ponti con lei, ma poi ho capito che le mie radici non si possono cancellare. Ho provato a respingere i suoi attacchi e le sue critiche dando vita a una vera e propria guerriglia in casa, che ha fatto solo feriti.

Alla fine ho capito che l’unica soluzione era accettarla per quella che è, minimizzare il suo aspetto ipercritico e valorizzare altri aspetti del nostro rapporto. E tutto sommato, è andata bene.

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