Sì, essere figli unici ci rende diversi. Ma non come pensiamo

Per molto tempo, essere figli unici ha portato con sé l'attribuzione di tratti negativi. Ma non è affatto così, e lo dice anche la scienza

Cosa significa, davvero, essere figli unici? Per molto, troppo tempo essere nati e cresciuti senza fratelli e sorelle ha costretto molti di noi a essere quasi bollati, senza possibilità d’appello, come viziati, egoisti, egocentrici. Non avere un consanguineo con cui condividere l’infanzia, l’adolescenza e le fasi cruciali della vita è stata quasi vista come una valida motivazione nell’attribuzione di tratti negativi della personalità.

La buona notizia è che, ovviamente, niente di tutto ciò è vero. Essere figli unici ci rende diversi, ma (come se servisse sottolinearlo) non ci rende peggiori. Una bambina o un bambino che crescono senza fratelli e sorelle possono assolutamente avere un percorso di crescita sano, socializzare nel modo migliore ed essere equilibrata. A dispetto di qualsiasi convinzione errata e di quella che, comunemente, viene chiamata Sindrome del figlio unico.

La sindrome del figlio unico

Che cos’è la Sindrome del figlio unico? Si tratta di una tesi confutata nell’ultimo ventennio secondo la quale i figli e le figlie uniche svilupperebbero delle personalità uniformi dalle sfaccettature negative. In base a una serie di studi non basati su evidenze cliniche e condotti nella seconda metà dell’Ottocento da E.W. Bohannon, pedagogo della Clark University, i figli e le figlie uniche sarebbero sempre e comunque solitari, narcisisti, poco empatici, egoisti, egocentrici, capricciosi, permalosi e spesso emotivamente immaturi.

Un insieme di caratteristiche che costruiscono un vero e proprio stigma, il quale deriverebbe dal non avere fratelli e sorelle con cui confidarsi o confrontarsi. Bene, nulla di più sbagliato: come riportano decine di studi all’avanguardia (stavolta basati su evidenze cliniche) comprese le più recenti ricerche pubblicate anche su ResearchGate, essere figli unici non dà ai bambini alcun tipo di svantaggio.

Per quanto crescere insieme a qualcuno possa essere bellissimo, non esiste alcuno studio o alcuna reale implicazione psicologica negativa nell’essere figli unici. Tutto sta, come sempre, a come si cresce e si cambia, al modello genitoriale e alla capacità di affrontare rapporti, relazioni e difficoltà.

Figli unici: in prima linea e propositive

Dunque, no: essere figli unici non ci rende, di partenza, solitari, viziati o capricciosi. Non esiste un assetto di base che ci fa partire con queste caratteristiche. Citando una ricerca portata avanti dalle docenti Katherine Trent and Glenna D. Spitze dell’Università di Albany negli Stati Uniti e pubblicata su Ncbi, possiamo dire che: «È chiaro che avere sorelle o fratelli gioca un ruolo nella vita sociale che si svolgerà da adulti, ma non è decisivo. Secondo gli studi, figli e figlie uniche si presentano invece da subito più estroverse e propositive, anche nei contesti scolastici».

In sostanza, al netto di un’educazione sana, della presenza di genitori non anaffettivi e attenti, proprio il fatto di essere figli unici ci farebbe avere più voglia di socializzare. La curiosità e lo spirito di adattamento dati dall’assenza di compagni “abituali”, infatti, non porterebbe alla tendenza all’isolamento ma, al contrario, a voler essere sempre in prima linea, a voler conoscere e portare avanti delle buone prassi relazionali.

Essere figli unici ci rende egoisti?

Una tesi portata avanti anche dalla sociopsicologa Toni Falbo, che negli ultimi quarant’anni ha svolto centinaia di ricerche sui figli unici e ha concluso che i bambini e le bambine cresciute da soli non si limitano a essere propositivi, ma se cresciuti bene sviluppano anche dei modelli positivi di attaccamento. Esaminando carattere, intelligenza, socialità e relazione genitore-figlio, la Falbo ha rilevato che figli e figlie uniche si legano in maniera molto responsabile agli altri, cercando contestualmente di mantenere un buon controllo di sé e della propria sfera emotiva.

Ciò significa che essere figlie uniche non ci rende egoiste, anzi. Al contrario ci rende estremamente consapevoli di ciò che viviamo, delle emozioni che proviamo e di quanto sia necessaria anche una solida rete di amicizie durature, caratterizzate da un interscambio sano e completo.

La diversità dei figli unici

Per concludere, dunque, i figli uniche sono diversi. E non in senso negativo. Bandito qualsiasi pregiudizio sul crescere da soli, resta spazio per le ricerche e per confermare qualcosa che, in fondo, sapevamo già: nessuno nasce con una sentenza sulle spalle. Al pari di crescere con dei fratelli o delle sorelle, essere figli unici può essere un’opportunità per diventare persone forti, solide, consapevoli.

Persone che sanno come muoversi da sole nel mondo ma che sanno anche, perfettamente, quanto valgano i rapporti. Questo perché, essendo abituate a stare soprattutto con loro stesse, acquisiscono una sicurezza che permette di amare in maniera libera, sana e felice.