Sindrome di Asperger: cos’è e come si manifesta

I sintomi della sindrome di Asperger si presentano nei primi anni di vita. Con l’esperta scopriamo che cos’è e come si manifesta questo disturbo

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Antonella Lobraico

Editor specializzata in Salute & Benessere

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La sindrome di Asperger rientra all’interno dei Disturbi dello spettro dell’Autismo, dal momento che i disturbi che ne fanno parte sono caratterizzati da alcuni sintomi comuni.

Pur avendo infatti dei punti in comune con l’autismo, i soggetti con sindrome di Asperger non presentano deficit a livello cognitivo, piuttosto hanno un modo differente di interagire con gli altri. Ad esempio, possono avere dei comportamenti ripetitivi, prendere alla lettera quanto gli viene detto scatenando (involontariamente) fraintendimenti, non gradire i cambiamenti.

La sindrome di Asperger prende il nome da Hans Asperger, un medico austriaco che per primo ha analizzato un gruppo di bambini con comportamenti sociali differenti. Si tratta di una condizione che può essere identificata nei primi anni di vita e si manifesta con specifici comportamenti adottati quando i bambini interagiscono con gli altri.

Che cos’è quindi la sindrome di Asperger e come si manifesta? Ne parliamo con la Dottoressa Serena Costa, Psicologa dell’infanzia.

Cos’è

«La sindrome di Asperger è un disturbo dello sviluppo che appartiene alla categoria dei “Disturbi dello spettro dell’Autismo”. Il nuovo DSM-5, sostiene che la patologia dell’autismo, faccia “da cappello” a diverse manifestazioni del disturbo, in quanto ci sono delle caratteristiche di base che si riscontrano sempre, e altre caratteristiche che invece si manifestano in altri casi e con diversi livelli di gravità.

In tutti i disturbi rientranti nello spettro autistico, si riscontrano sempre due aree deficitarie:

  • deficit persistente nella comunicazione sociale;
  • deficit nell’interazione sociale in diversi contesti, non spiegabile attraverso un ritardo generalizzato dello sviluppo e comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive.

Chi ha la sindrome di Asperger presenta le caratteristiche citate sopra, però è possibile dire che si riscontrino in maniera più lieve rispetto agli autistici. Per esempio, chi ha la sindrome di Asperger può avere difficoltà relazionali, ma riuscire comunque a esprimere sentimenti di affetto e di attaccamento nei confronti dei propri familiari o delle persone a cui si sentono maggiormente legati», spiega la dottoressa.

Come indicato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, spesso la maturità a livello emotivo dei soggetti con sindrome di Asperger è inferiore ai tre anni se confrontata con i loro coetanei.

Caratteristiche

«Ci sono due caratteristiche peculiari della sindrome di Asperger:

  1. assenza di ritardo mentale, anzi, un livello intellettivo nella norma o a volte persino superiore;
  2. linguaggio sviluppato nella norma. Tuttavia, molte volte, può presentare caratteristiche particolari, ovvero può essere particolarmente prolisso, comprensivo di terminologie molto specifiche, o avere un tono dell’eloquio monotono.

Inoltre:

  • i comportamenti tipici di questo disturbo devono comparire nella prima infanzia;
  • ci deve essere una compromissione del quotidiano;
  • queste alterazioni non sono meglio spiegate da ritardo globale dello sviluppo o da disabilità intellettiva. Tuttavia, la disabilità intellettiva e il disturbo dello spettro dell’autismo spesso sono presenti in concomitanza», continua la dottoressa Costa.

Come si manifesta

«La sindrome di Asperger si manifesta attraverso:

  • anomalie sensoriali, ovvero ipersensibilità o iposensibilità agli stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili;
  • anomala regolazione emotiva, cioè incapacità di comprendere le proprie emozioni e quelle altrui;
  • comportamenti inadeguati alla circostanza, ad esempio comportamenti-problema; stereotipie motorie; etero/auto aggressività;
  • anomalie dell’attenzione, ovvero inconsapevolezza della realtà che circonda il soggetto, grande attenzione al dettaglio, ma non all’insieme o ancora difficoltà a pianificare e organizzare le proprie attività», precisa l’esperta.

Inoltre, si possono notare:

  • difficoltà nel fare amicizia;
  • necessità di essere assisiti;
  • propensione per argomenti legati alla logica (ad esempio la matematica);
  • difficoltà nell’interpretare i messaggi osservando dallo sguardo degli altri;
  • necessità di maggiore tempo per poter processare le informazioni sociali.

Cause

«Le cause che possono essere alla base della sindrome di Asperger sono differenti e possono riguardare:

  • le strutture anatomiche compromesse (come cervelletto, sistema limbico e corteccia cerebrale), anomalie neurotrasmettitoriali, metaboliche, cromosomiche e genetiche;
  • fattori esogeni infettivi, tossici, farmacologici, traumatici e vascolari;
  • infezione virale prenatale;
  • ipossia al momento della nascita», spiega la dottoressa.

Trattamento

«La sindrome di Asperger non è una malattia dalla quale guarire ma un’atipia nello sviluppo che caratterizzerà l’individuo per tutta la vita. Chi ha questa sindrome avrà modalità percettive, immaginative, mnestiche, ideative e socio-affettive e, in generale, su uno stile di funzionamento cognitivo atipico. Più che di cura, quindi, si parla di riabilitazione e intervento psico-educativo mirati al recupero dei deficit cognitivi, comunicativi e sociali.

Infine, l’ottica da sviluppare sempre di più è quella inclusiva, modificando l’ambiente che può rendere più o meno evidenti le lacune dei soggetti con questa sindrome», conclude l’esperta.

Come abbiamo visto, i sintomi descritti sopra e riconducibili alla sindrome di Asperger possono iniziare a manifestarsi già dai 2/3 anni di età. Un’altra caratteristica che potrebbe indicare la presenza di questo disturbo è l’interesse verso specifiche parti di un oggetto (come alcuni pezzi di un giocattolo), oppure l’insistenza per fare le cose sempre allo stesso modo (ad esempio voler indossare gli stessi abiti).

Se si notano alcuni di questi sintomi o si hanno dubbi circa la presenza o meno del disturbo, il consiglio è di parlarne con un professionista del settore. Quest’ultimo individuerà l’eventuale presenza della condizione e potrà individuare un trattamento personalizzato.