Più siamo impegnati più ci sentiamo importanti: il busy bragging

In un momento storico fatto di caos e disordine, forse vale davvero la pena fermarsi a riflettere su chi siamo diventati e chi vogliamo essere

Incastri impossibili e apparentemente perfetti, giornate trascorse a fare lo slalom tra impegni personali e professionali, tempo libero non pervenuto. Vi riconoscete in questo ritratto di vita vera e vissuta? La risposta, siamo certe, è sì.

Perché non è un segreto per nessuno che i tempi che viviamo sono scanditi da ritmi frenetici, stressanti e faticosi, gli stessi che non ci permettono più di godere di tempi e spazi tutti nostri. Ci ripetiamo che è la società che ce lo impone, ma in realtà stiamo mentendo. E lo stiamo facendo perché siamo noi a scegliere di sobbarcarci di continui impegni e nessun altro.

Lo facciamo perché così ci sentiamo importanti, abbiamo come l’impressione che il nostro valore sia riconosciuto, che quel posto nella società tanto agognato ci spetti di diritto. Ed è così facendo che entriamo in quello che perpetuiamo quello che gli esperti hanno chiamato busy bragging, una tendenza pericolosa che ci spinge a fare sempre di più, per sentirci delle persone migliori.

Cos’è il busy bragging

Cos’è il busy bragging è il termine stesso a spiegarcelo che, tradotto letteralmente, indica il vanto che sfoggiamo per il nostro impegno. E quando parliamo di impegno intendiamo un’attività serrata che non ci permette di godere più del nostro tempo libero.

D’accordo, forse non è esclusivamente colpa nostra, forse l’accelerazione dovuta all’avvento della tecnologia e alla perenne connessione ha giocato un ruolo importante, ha fatto sì che la richiesta fosse proprio quella di aumentare i ritmi. Ma noi l’abbiamo accolta. Perché facendolo abbiamo avuto come l’impressione di esserci guadagnati un merito.

Insomma, il busy bragging è proprio questo, più che una tendenza è una trappola mentale dalla quale è difficile liberarsi. Perché è facile sentirsi importanti quando il telefono non fa che suonare, quando la nostra presenza è considerata fondamentale, insostituibile, quando accumuliamo impegni su impegni e li portiamo anche a termine, non senza affanno. Ma alla fine di questa giostra perennemente in movimento, cosa resta della nostra identità? Cosa resta di noi?

Essere impegnati è una virtù?

Con gli anni il desiderio di affermazione e di riuscita si è fatto prepotente tra le persone. E più questo avanzava, più dentro di noi aumentava l’esigenza di essere riconoscibili e riconosciuti. E va bene, non c’è nulla di male nell’avere ambizioni e ispirazioni, ma il busy bragging non ha nulla a che fare con questo.

È una spirale che crea dipendenza, che va a braccetto con quell’idea di frenesia e di velocità che caratterizza le nostre giornate. È una percezione inconscia che ci fa guadagnare uno status: se siamo impegnati vuol dire che abbiamo una vita piena, e se abbiamo una vita piena vuol dire che valiamo davvero qualcosa.

Certo, impegnarsi per raggiungere degli obiettivi è una virtù, non un difetto da demonizzare. Ma è davvero questo che ci spinge a trasformare le nostre giornate in to do list da spuntare?

In un momento storico in cui abbiamo dimenticato i valori e messo in secondo piano le relazioni, forse vale davvero la pena fermarsi e riflettere su chi siamo e chi vogliamo essere. I rischi del busy bragging, sul benessere fisico e mentale, sono evidenti. Ma quello che preoccupa di più è la perdita totale di identità che possiamo evitare solo prendendoci cura di noi.