Cara amica, questa lettera è per te. Che sei sparita all’improvviso

Non mi hai dato dei motivi, non mi hai detto perché. Eppure io ti ricordo ancora, ricordo la nostra amicizia. E so che meritavo di più

Ciao, amica sparita all’improvviso dalla mia vita. Come stai? Te lo chiedo perché, a dispetto di ogni cosa, un po’ ancora ci tengo. Non so se per te è lo stesso, ma sai, alla mia mente capita ancora (talvolta in modo più frequente) di inciampare nei ricordi che abbiamo costruito insieme. E sento un vuoto qui, in alto a sinistra, nel petto.

E sai qual è la cosa più assurda? Che mi arrabbio. Vengo avvolta da rabbia e frustrazione, perché tu te ne sei andata senza alcuna spiegazione, senza ripensamenti, senza tornare indietro. E io, ancora, ti penso. Io, ancora, mi chiedo cosa sia successo, cosa ti abbia spinta ad archiviare in maniera così decisa, definitiva e determinata il nostro tempo passato insieme.

Te lo ricordi quel tempo, amica mia? Complici, con gli occhi negli occhi, di fronte a un calice di vino, ci dicevamo che ognuna aveva imparato a farsi ascoltare dall’altra, che il nostro rapporto era speciale. E poi ridevamo: me la ricordo la tua risata, un po’ bassa ma viva, così bella da sembrarmi davvero sincera. Lo era? Adesso non lo so.

Ricordo tutte le volte in cui, tra lacrime e amarezza, abbiamo parlato di rimpianti e sensi di colpa, tirandoci le orecchie a vicenda perché eravamo troppo concessive, troppo compassionevoli. Dov’è la tua compassione, adesso? Perché ai tempi riuscivi a trovare spazio per coloro che ti causavano profonda delusione e, di punto in bianco, non ne hai trovato più per me? Amica mia, davvero, me lo chiedo.

Per un periodo, come accade quando una persona amica ti ferisce, mi sono incolpata. Mi sono detta che se avevi smesso di rispondere ai miei messaggi e alle mie chiamate, se eri arrivata addirittura a bloccarmi sui social e a farti negare, dovevo aver fatto qualcosa. Mi sono analizzata, a lungo, crocifiggendomi per ogni volta che ti avevo detto che ero stanca o che, forse, non ti avevo dato troppo ascolto.

Dopo qualche tempo, una nostra amica in comune mi ha detto: «semplicemente, non vuole parlarti più». Semplicemente, capisci? È stato quel termine a farmi ripartire da zero. A farmi ripartire da me. Troncare un’amicizia vera non può essere semplice. Non può essere qualcosa che fai dall’oggi al domani, senza degnare l’altra parte di una spiegazione, specie considerando che quell’altra parte, io, ho sempre fatto tutto il possibile per te.

Se semplicemente non volevi parlarmi più, allora era tutto chiaro: la nostra era un’amicizia falsa. Sì, amica mia, falsa. E lo era perché da parte tua non c’erano le stesse emozioni, non c’erano gli stessi sentimenti. E non c’era alcuna spinta al confronto o a voler chiarire, anche di fronte a una caffè, pur di non perdermi. Sei andata avanti, senza voltarti. Senza dare valore a ciò che siamo state. Ed era da qui che dovevo cominciare.

Piano piano, con calma, sono tornata a vivere la mia vita facendo a meno delle nostre chat, delle nostre chiacchierate, dei nostri aperitivi, delle nostre giornate sedute sul divano. Mi sono ricordata che c’è qualcosa di buono in ogni giorno e che il potere terapeutico dell’amicizia, quella vera, è enorme: sono uscita, ho guardato nuovi occhi, mi sono sfogata con persone che, fin quando c’eri tu, avevano fatto da contorno.

Insomma, posso dire, cara amica, che alla fine dei conti non ti sei presa niente di che. Mi restano però il vuoto, la rabbia e la frustrazione. Perché sai che c’è? Io meritavo di più. Ma almeno, oggi, questo lo so.