Giosuè Carducci, poeta: biografia e curiosità

Giosuè Carducci scrittore dell'Ottocento vinse il premio Nobel per la letteratura: curiosità e biografia di un poeta e insigne critico letterario

Giosuè Carducci poeta italiano che nel 1906 vinse il premio Nobel per la letteratura, nacque a Val di Castello nella ridente e soleggiata Versilia, il 27 luglio del 1835. Da bambino visse a Bolgheri dove suo padre continuò ad esercitare la professione di medico. Studiò a Firenze dove si laureò in lettere dedicandosi quindi all’insegnamento. Dal 1860 visse a Bologna, dove aveva ottenuto una cattedra all’università in letteratura italiana. Carducci fu critico e poeta. Tra i suoi libri di versi più famosi, ricordiamo: “Juvenilia” (1850-60) e “Levia gravia” (1861-71) caratterizzate da un polemico temperamento, nulla a che vedere con la fiacca e sentimentale letteratura del secondo Romanticismo.

Imbevuti di polemica politica e sociale sono anche i “Giambi ed epodi” (1867-79), che si scagliano contro la politica meschina dei governi italiani intorno agli anni dell’unità, che gli pareva tradissero i grandi ideali del Risorgimento. Ma intanto cominciava a maturare in lui una più profonda e decantata visione del mondo, della vita, del dolore. Ne sono il frutto la prima delle grandi raccolte che ancor oggi mantengono una sua piena validità poetica, quelle “Rime nuove” che occuparono lunghi anni della sua attività, con poesie che risalgono al 1861 e giungono fino al 1887, unite intorno ad alcuni grandi temi, di cui i più importanti sono quelli che si ispirano alle memorie della sua giovinezza e ai suoi sentimenti e dolori.

Contemporaneamente raccoglieva, dal 1877 al 1887 le “Odi barbare”. L’ultima raccolta delle sue poesie è “Rime e ritmi” uscita nel 1898, che comprende alcune delle sue poetiche armonie che ebbero maggior risonanza nell’Italia umbertina fino agli anni tra le due guerre. Giosuè Carducci muore a Bologna tra i suoi colli nel 1907. Giosuè Carducci trascorse gli anni della sua infanzia in Maremma e alla sua terra rimase sempre profondamente legato. In “Traversando la Maremma toscana” il paesaggio gli riporta le immagini di un tempo ormai lontano.

L’autore guarda la campagna toscana con gioia e insieme con malinconia. La poesia più famosa rimane “Davanti a San Guido” con i suoi cipressi alti e schietti. Lo stesso cantautore Franco Battiato li ha nominati nel testo della canzone “Frammenti” contenuta nell’album “Patriots “. Su Giosuè Carducci si conoscono alcune curiosità. Amava la cucina e spesso radunava i suoi amici di Castagneto per consumare spropositate quantità di cibo. Tra una portata e l’altra c’era anche il tempo per commentare le poesie. I pranzi cominciavano la mattina per finire alla sera. Affianco al lauto menù non poteva mancare il vino e Giosuè ne era un grande bevitore, tanto da farsi pagare la sua collaborazione alla rivista “Cronaca Bizantina” con barili di Vernaccia.

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