Chi è Christa Pike, la prima donna condannata a morte dopo oltre due secoli in Tennessee

L’esecuzione di Christa Pike in Tennessee è stata fermata all’ultimo momento da un tribunale federale. Il suo caso riapre il dibattito sulla pena capitale negli Stati Uniti

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Giorgia Sdei

Giornalista esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

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Per il Tennessee sarebbe stato un evento senza precedenti nella storia moderna dello Stato. Christa Pike, 50 anni, avrebbe dovuto essere giustiziata il 30 settembre 2026, diventando la prima donna condannata a morte da oltre due secoli. L’esecuzione, però, è stata bloccata all’ultimo momento da un tribunale federale, mentre i legali della detenuta continuano la loro battaglia per evitarle la pena capitale.

Il nome di Pike torna così sulle prime pagine a più di trent’anni dal delitto che portò alla sua condanna. Una vicenda iniziata quando aveva appena 18 anni e che ancora oggi riapre il confronto sul peso dell’età, dei traumi e della storia personale nei casi di pena di morte.

Christa Pike e il delitto che sconvolse il Tennessee

Nel 1995 Christa Pike si trovava a Knoxville per frequentare un programma di formazione destinato ai ragazzi in difficoltà economica. È lì che conosce Colleen Slemmer, 19 anni, e Tadaryl Shipp, il ragazzo con cui aveva una relazione.

Tra le due giovani cresce una forte tensione, legata anche alla gelosia. Una sera il gruppo lascia il dormitorio e raggiunge una zona isolata, dove Colleen viene aggredita e uccisa. La violenza del delitto e la giovanissima età delle persone coinvolte rendono subito il caso particolarmente seguito.

Pike viene arrestata poco dopo e ammette le proprie responsabilità. Al termine del processo viene condannata per omicidio di primo grado e riceve la pena di morte. Shipp, ancora minorenne all’epoca dei fatti, viene invece condannato all’ergastolo.

Con il passare degli anni, l’attenzione si concentra anche su ciò che durante il processo sarebbe rimasto in secondo piano: la storia personale e il quadro psicologico di Pike.

Un’infanzia difficile e la battaglia contro la pena capitale

Secondo quanto ricostruito successivamente dalla difesa, Christa Pike cresce in un contesto familiare segnato da instabilità, trascuratezza e abusi. Già da bambina entra in contatto con servizi psichiatrici e, durante la detenzione, riceve diagnosi di disturbo post-traumatico da stress e disturbo bipolare.

I suoi avvocati sostengono che queste circostanze avrebbero meritato maggiore spazio davanti alla giuria. Da qui nasce la richiesta di trasformare la condanna a morte in ergastolo, sostenuta anche da associazioni impegnate contro la pena capitale.

Al centro del dibattito, poi, c’è anche l’età. Pike aveva 18 anni quando commise il delitto e negli ultimi anni diversi studi sullo sviluppo cerebrale dei giovani adulti sono stati richiamati da chi ritiene che questo elemento debba avere un peso maggiore nelle sentenze più estreme.

Il pentimento e lo stop all’esecuzione

La vita in carcere di Christa Pike resta comunque segnata da altri episodi gravi. Nel 2001 viene condannata per il tentato omicidio di una compagna di cella e, anni più tardi, emerge anche un piano di evasione mai portato a termine.

Nella richiesta di grazia presentata prima dell’esecuzione, Pike ha parlato del crimine commesso da adolescente con parole molto diverse da quelle usate nei primi anni dopo l’arresto. “Mi ci sono voluti anni anche solo per rendermi conto della gravità di ciò che avevo fatto”, ha scritto. E ancora: “Mi fa star male pensare di essere stata capace di commettere un crimine simile”.

Il governatore del Tennessee, Bill Lee, aveva respinto la richiesta di clemenza, lasciando invariata la data del 30 settembre 2026. Poi è arrivata la decisione del tribunale federale. Per ora l’esecuzione resta sospesa e il futuro giudiziario di Christa Pike rimane aperto.