Valeria Mancini: “Umberto Tozzi mi ha scelta per essere Gloria. Una telefonata che mi ha cambiato la vita”

Valeria Mancini ci ha raccontato di "Gloria il Musical". "Umberto Tozzi è stato estremamente accogliente. Ci ha permesso di esprimerci come artisti"

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Ci sono momenti in cui una sola telefonata può cambiare il corso di un’intera carriera. Per Valeria Mancini è stato così quando ha scoperto di essere stata scelta personalmente da Umberto Tozzi per interpretare Gloria in Gloria il Musical.

In scena all’Arcimboldi di Milano fino al primo novembre, Gloria il Musical è il primo musical che celebra l’iconico repertorio di uno degli artisti italiani più conosciuti e amati al mondo, Umberto Tozzi che firma anche la direzione musicale.

Valeria Mancini, che nel cast ha ritrovato l’amico Nick Casciaro, ci ha raccontato cosa significa essere la “Gloria” di Umberto Tozzi, degli incontri importanti che le hanno cambiato la vita, da Lorella Cuccarini a Laura Pausini e di questo musical unico che è in tournée in Italia fino ad aprile 2027.

Hai debuttato come protagonista in Gloria al Musical. Ci racconti chi è Gloria e che cosa rappresenta per te questo personaggio?
Gloria è una ragazza piena di talento che cerca in tutti i modi di realizzare il suo grande sogno. Lo insegue con tutta se stessa, ma nel suo percorso incontra tantissimi ostacoli. Uno dei principali è rappresentato dal padre, che vorrebbe proteggerla dal mondo e tenerla più vicino a sé. Lo fa con le migliori intenzioni, ma finisce per ostacolarla. Gloria, però, non si tira mai indietro: cerca sempre di superare le difficoltà per raggiungere il proprio obiettivo. E poi si vedrà nel corso dello spettacolo se riuscirà davvero a realizzare il suo sogno.

Umberto Tozzi
Simone Comi
Umberto Tozzi

Il musical è una forma di spettacolo molto impegnativa, perché mette insieme canto, recitazione e danza. Come ti sei preparata per affrontare questa sfida?
La preparazione è stata molto intensa. Abbiamo iniziato l’allestimento ai primi di settembre, lavorando tutti i giorni per più di un mese. In realtà, il mio percorso di preparazione era cominciato già dal momento in cui mi avevano confermato il ruolo: ho lavorato sulla recitazione, sulla dizione e su tanti altri aspetti. Poi, durante l’allestimento, abbiamo approfondito ogni dettaglio insieme al regista, studiando il personaggio, le canzoni e tutto ciò che contribuisce a costruire lo spettacolo. È stata una vera full immersion, necessaria per entrare completamente nel mondo di Gloria.

Sei nata nel 2001 quando Gloria era già un brano iconico: che cosa significa per te questa canzone? 
Dico sempre che, quando sono nata, Gloria era già Gloria. È una di quelle canzoni che conosci a memoria, che canti senza sapere nemmeno quando hai imparato le parole. Fa parte della tua crescita, del tuo immaginario musicale. Come tante persone della mia generazione, conoscevo già molto bene il repertorio di Umberto Tozzi. Per chi fa il mio mestiere, del resto, è difficile non conoscere le sue canzoni. La parte più stimolante è stata proprio passare dalla conoscenza spontanea dei brani a uno studio approfondito. Ho avuto l’occasione di analizzarli nel dettaglio, di entrare nel loro significato più profondo e di capire come si inseriscono nella storia di Gloria. È stato bellissimo scoprire sfumature nuove in canzoni che pensavo di conoscere già benissimo.

C’è un altro brano di Umberto Tozzi che ami particolarmente interpretare?
Posso dirti che per me è stata una bella sorpresa Il grido. Era una delle poche canzoni di Umberto che non conoscevo e mi ha colpita moltissimo. L’ho trovata davvero geniale. Scoprirla e lavorarci in questa nuova veste è stato molto stimolante.

Umberto Tozzi ti ha scelta personalmente per interpretare Gloria. Come hai reagito quando ti hanno comunicato che il ruolo sarebbe stato tuo?
All’inizio non sono riuscita nemmeno a realizzare quello che stava succedendo. Ho fatto il provino e il giorno dopo ho ricevuto la telefonata. È accaduto tutto molto velocemente: non avevo avuto neanche il tempo di tornare a casa, rendermi conto di aver incontrato Umberto Tozzi e di aver sostenuto un’audizione per il suo musical. Ero partita senza aspettative, senza immaginare che potessero davvero essere interessati a me. Non avevo proprio messo in conto questa possibilità. Per questo, quando è arrivata la chiamata, è stato ancora più sorprendente. Ho avuto bisogno di qualche giorno per rendermi conto di ciò che era successo. È stata un’emozione enorme.

Che impressione ti ha fatto lavorare con un artista del calibro di Umberto Tozzi? Ti ha dato consigli particolari?
Una cosa che tengo molto a sottolineare è che, con i grandi artisti con cui ho avuto la fortuna di collaborare, ho sempre incontrato persone umili ed empatiche. Forse sono stata fortunata, ma è una caratteristica che ho ritrovato anche in Umberto. È stato estremamente accogliente. Considerando che stavamo lavorando sulle sue canzoni, immagino che non sia sempre facile per un artista affidare ad altri brani che fanno parte della propria storia. Eppure lui ci ha lasciato subito liberi di interpretarli a modo nostro, senza imporci una visione rigida. Ci ha permesso di esprimerci come artisti e questo è stato fondamentale, perché ci ha fatto sentire a nostro agio. Potersi confrontare con lui è stata una vera magia. La sua disponibilità ci ha dato la possibilità di entrare nelle canzoni con la nostra sensibilità, rispettandone l’identità ma portandoci anche qualcosa di personale.

Umberto Tozzi
Cosimo Buccolieri
Umberto Tozzi

Nel musical lavori anche con Nick Casciaro che interpreta Marco nel musical. Come sta andando il vostro incontro artistico?
Io e Nick ci eravamo già conosciuti durante un evento a Milano per Emporio Armani. Lo conoscevo anche artisticamente, perché lo avevo visto in televisione quando ero più piccola e lo stimavo. In quell’occasione abbiamo cantato insieme e ci siamo trovati molto bene. Quando ci siamo ritrovati ai provini per il musical è stata una bella sorpresa. Io non conoscevo nessuno: non avevo mai fatto un musical e non facevo parte della cerchia di artisti che frequentano abitualmente quei casting. Ritrovare Nick è stato rassicurante. Ci siamo guardati quasi con stupore, chiedendoci che cosa ci facessimo lì, e abbiamo finito per sostenerci a vicenda. È stato bello avere qualcuno con cui condividere le emozioni di un’esperienza nuova.

Valeria Mancini Nick Casciaro
Ufficio stampa - Gloria il Musical
Valeria Mancini e Nick Casciaro

Nel tuo percorso hai incontrato anche Lorella Cuccarini, con cui hai avuto modo di lavorare grazie ad Amici. Quanto è importante per te il suo sostegno?
Ci conosciamo da circa quattro anni e lei è sempre stata molto attenta a quello che faccio. Mi sostiene e segue il mio percorso. Mi ha anche promesso che verrà a vedere lo spettacolo, e ne sono molto felice. Lorella è una persona che conosce profondamente il mondo del musical, quindi il suo interesse mi fa particolarmente piacere. È molto attenta ai giovani e cerca spesso il confronto con le nuove generazioni di ragazzi che vogliono avvicinarsi a questo ambiente. È bello incontrare professionisti che non si limitano a guardare al proprio percorso, ma dedicano tempo ed energie anche a chi sta iniziando.

Un altro incontro che hai raccontato con grande emozione è quello con Laura Pausini, che ti ha voluta come artista d’apertura per le sue date romane. Che cosa ha significato per te quell’esperienza?
È un momento che porterò nel cuore per sempre. Credo che quella giornata sia ancora oggi tra le più belle della mia vita. È arrivata in un periodo particolarmente delicato, in cui ero molto confusa sul mio futuro. Mi chiedevo se continuare su questa strada, se fermarmi o magari cambiare direzione per ritrovare un po’ di tranquillità e di routine, che questo lavoro spesso ti toglie. Stavo quasi pensando di abbandonare, quando è arrivata una proposta del tutto inaspettata: mi hanno chiamata per dirmi che Laura Pausini avrebbe voluto che aprissi le sue date a Roma. È stato uno shock, soprattutto per il momento in cui è successo. Ho vissuto quella telefonata come un segnale: mi sono detta che dovevo continuare a crederci e a provarci. Quei giorni sono stati una fonte di ispirazione enorme. Laura è una professionista incredibile. Ricordo che era influenzata, eppure ha affrontato tre ore e mezza di concerto senza fermarsi, per due giorni consecutivi. Vederla lavorare è stato straordinario, sia dal punto di vista professionale sia umano. Mi ha colpita anche il clima che si respirava dietro le quinte. Ci si potrebbe aspettare un ambiente frenetico, con tutti che corrono da una parte all’altra, e invece ho trovato persone serene, sorridenti, capaci di fare il proprio lavoro con calma. Mi sono detta che anche nel mondo della musica può esistere un ambiente così. È stato un insegnamento importante, oltre che un ricordo bellissimo.

Tra le persone che hanno avuto un ruolo decisivo nella tua crescita c’è anche Deborah De Luca, che ha creduto in te fin dagli inizi. Come vi siete conosciute?
Deborah è stata fondamentale. Tutto è cominciato cinque o sei anni fa, quando durante la pandemia pubblicavo video per farmi conoscere, cercare un po’ di pubblico e ottenere maggiore visibilità. Lei è stata la prima a contattarmi: mi ha chiesto di prestarle la voce per un brano. Le ho detto di mandarmi quello che le serviva e che avrei registrato la voce; poi sarebbe stata libera di usarla se le fosse piaciuta, oppure di lasciar perdere. Le ho anche detto che, se si fosse trovata bene, avremmo potuto collaborare ancora. Ed è esattamente quello che è successo. Fino a pochissimo tempo fa abbiamo realizzato tantissime cover e brani techno insieme. Mi ha portata in giro e mi ha dato opportunità incredibili. Una delle esperienze che ricordo con più emozione è stata quella a Times Square, nel cuore di New York, dove sono stata con lei. Le devo davvero tantissimo, perché è stata la prima persona a credere nella mia voce e a darmi fiducia.

Ripensando a questi incontri, sembra che la tua carriera sia stata segnata da persone capaci di riconoscere il tuo talento anche nei momenti in cui tu stessa avevi dei dubbi. Quanto conta, per un’artista giovane, trovare qualcuno disposto a credere in te?
Per me è stato importantissimo. L’esperienza con Laura Pausini è arrivata proprio quando stavo pensando di fermarmi, mentre Deborah De Luca ha creduto in me quando cercavo ancora di farmi conoscere attraverso i video pubblicati online. Sono occasioni e incontri che possono davvero cambiare la prospettiva con cui guardi al tuo lavoro. Naturalmente bisogna continuare a studiare, lavorare e mettersi alla prova. Ma sapere che qualcuno riconosce qualcosa in te e ti offre una possibilità può aiutarti a ritrovare la fiducia, soprattutto nei momenti di incertezza.

Come immagini la tua vita artistica tra dieci anni? Quali sogni vorresti realizzare? 
È difficile dirlo, perché non so dove sarò o quale forma avrà il mio percorso. Non so a che livello sarò arrivata e quali esperienze avrò vissuto, ma una cosa la so: ci sarà sicuramente la musica. In qualche modo continuerà a essere presente nella mia vita, perché è una parte fondamentale di me.