Nicole Rossi, dal Collegio a Pechino con la maturità in tasca

Al Collegio è finita in isolamento ritrovando se stessa, a Pechino ha vinto e si è mangiata il mondo

Irene Vella Giornalista televisiva

La prima volta che ho visto Nicole (Rossi) è stato a Pechino Express, mi ricordo di aver detto dopo la sua presentazione “potrebbe essere mia figlia” e subito dopo sono andata in ansia immaginandola in giro per la Cina appena maggiorenne senza parlare una parola di cinese, e invece il duo delle Collegiali mi ha stupito. Puntata dopo puntata mi hanno conquistata con la loro determinazione, con la loro magnifica prepotente innocenza, quella degli anni in cui è tutto bianco o nero, quella in cui ti arrabbi, ma ti passa subito, quella in cui piangi e subito dopo ti metti a ridere, quella in cui sai di avere tutta la vita davanti e vuoi assaporartela fino in fondo.

Alla fine del reality targato Rai 2, Nicole era diventata la “mia” piccolina, quella esile come un fuscello, ma intelligente e cazzuta, di una bellezza androgina irresistibile. Poi seguendola sui social mi sono imbattuta in un post dove veniva attaccata per la sua magrezza, e lei con calma rispondeva a tono a tutti. È stato allora che sono scesa nell’arena per difenderla, non che ne avesse bisogno, scrivendo l’editoriale “la mancanza di empatia nei confronti delle magre”. In quel momento è stato come se attaccassero mia figlia, e non ci ho visto più.

Da quel giorno siamo diventate amiche, anche se non ci siamo ancora viste di persona, ho conosciuto la sua mamma, e ho scoperto una ragazza con tante cose da dire, una ragazza che sa scrivere e che ogni giorno affronta sul suo Instagram temi interessanti, alla faccia di quelli che parlano male dei Millennials, e ho fortemente voluto che si raccontasse in esclusiva per le lettrici di DiLei.

Nicole Rossi

Nicole Rossi

Nicole come è nata la decisione di partecipare al Collegio? Volevi dimostrare qualcosa a te stessa o agli altri?      

Le cose sono collegate…Spesso per dimostrare a noi stessi serve anche dimostrare qualcosa agli altri. Però la decisione è nata da uno scherzo del destino: io ho fatto il casting del Collegio per partecipare all’edizione due. Non avevo idea che fosse un reality, facevo teatro e pensavo si trattasse di recitare una parte. Poi mi hanno richiamata per il tre e mi hanno spiegato si trattasse di un docu-reality, ho voluto provare a essere me, senza parti da recitare, senza maschere da indossare. Il Collegio se lo vivi come esperienza è in grado di offrirti una delle occasioni più preziose che puoi avere a 14/17 anni, quella di vivere senza telefono, dove sei tu l’unico artefice delle tue azioni. Niente genitori, niente protezioni, solo tu.

Da brava giornalista mi sono andata a rivedere qualche puntata de Il Collegio per capire le dinamiche e per capirti. Mi sono imbattuta nel tuo isolamento dopo esserti presa la colpa della divisa sporcata. E lì si è vista la tua grinta e il tuo carattere. È vero che chi ha carattere non ha mai un buon carattere?

Probabilmente sì (ride). Una forte personalità comporta spesso anche tante rogne, però me le prendo volentieri perché so che sono anche queste a darmi la spinta per differenziarmi. Ecco, portare avanti le proprie idee diventa sempre più complesso perché ad oggi tutti pensano di essere in un periodo libero e senza censure, la realtà è che mai più di ora siamo frutto di censura, quella che non vedi ma che ti condiziona. Quella che se hai un’opinione diversa diventi un emarginato e spesso anche attaccato. L’isolamento nel Collegio pur se breve, mi ha fatto sentire sola per la prima volta nella vita e mi ha fatto vedere la magia della solitudine, impossibile da capire se non molli il telefono.

Sei una classe 2002, diciannove anni orgogliosamente portati. Questo 2020 così particolare, una pandemia e gli esami di maturità, cosa ti ha portato via e cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato la bellezza della quotidianità, io sono una persona sempre in cerca di forti avventure e di grandi passioni, con la quarantena ho capito quanta adrenalina può esserci anche solo nel prendere un caffè con i tuoi amici. Ho sentito la mancanza dei miei spazi già tornata da Pechino, la quarantena ha accentuato questa mia necessità di indipendenza. Sicuramente però questa pandemia si è portata via una delle cose più belle della mia adolescenza: la mia scuola. Io la scuola l’ho vissuta, amata e odiata. Volevo fortemente finire la quinta con un abbraccio forte e tanti pianti. Non è stato così, cerco di vedere il lato positivo, sicuramente questa maturità particolare la ricorderà tutto il mondo.

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È da poco uscito per De Agostini il tuo primo libro. Che emozione è stata? Era una tua esigenza o ti è stato chiesto? Cosa troveremo al suo interno?

Mi è stato chiesto molto volte, ma ho rifiutato perché non ne sentivo l’esigenza e anzi ne avevo anche il terrore. Non volevo diventare l’ennesimo “libro dell’influencer”. Non volevo banalizzare tutta la follia che avevo in testa. Poi ho pensato che io mi sono sempre raccontata, sui social, a scuola. Dovevo solo raccogliere tutto quello che avevo disseminato in questi anni.
Avevo qualcosa da dire e mi sono fatta coraggio, ho superato quel blocco mentale in cui io stessa mi imprigionavo, quello per cui non ti senti mai all’altezza nel raccontare la tua storia, pensi sempre di aver troppo poco da dire e da dare.

Ma in modo diverso ogni storia conta, ogni storia è importante e quella di una ragazza normale con una vita anormale, per me ad oggi è una grande storia. Dentro troverete un’adolescente nella sua bellezza e nei suoi errori, vedrete ciò che c’è oltre le finzioni che i social mostrano. Vedrete me, ma anche voi stessi qualche anno fa, o addirittura voi stessi ora.
Il mio libro è uno specchio. E si, mi ha emozionata vedere le mie parole fisicamente, poterle sfiorare e odorare.

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Parliamo di Pechino. Sai che ti invidio molto per aver partecipato? La vostra coppia delle collegiali era la mia preferita, ma non dall’inizio. Mi avete conquistata piano piano, puntata dopo puntata. Cosa ti porti dentro di quel viaggio? Cosa ti ha insegnato? Io ti ho vista crescere ad ogni tappa, e la cosa che mi è piaciuta di più è il fatto che non vi siete mai piegate, ma caparbiamente siete arrivate fino in fondo. Vincendo. Con chi sei rimasta in buoni rapporti?

Anch’io mi invidio. Pechino era il sogno nel cassetto mio e di mia madre, ho portato un pezzo di lei nel mio viaggio, la sua caparbietà appunto, il suo coraggio e spero anche un po’ del suo ingegno.
Fino a due anni fa Pechino solo un sogno poteva essere, ero una ragazzina di periferia cresciuta fra Cinecittà e Re di Roma (n.d.r. due quartieri di Roma). Avevo determinazione, ma la speranza si affievoliva sempre di più guardando le vite illusorie e perfette dei social (anche per questo ho deciso di raccontare la mia storia).

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Nicole Rossi e Jennifer Poni – Le collegiali di Pechino Express

Fino a due anni fa potevo limitarmi a festeggiare per la vittoria delle “signore della tv” e sperare un domani di potermi permettere anche solo l’idea di regalare un viaggio così a me e alla mia famiglia.
Poi la vita ti stravolge e ti sorprende. Ed è arrivato Pechino, in un momento fra l’altro delicato della mia vita, dove fra ansia e attacchi di panico proprio quel viaggio stava diventando il mio incubo peggiore.

Lì sono guarita, la magia di quest’esperienza risiede proprio in questo.
Sono rimasta in buoni rapporti quasi con tutti, mentre ti rispondo infatti sono seduta in un bar con Ema (delle top).

La tua generazione si è ritrovata in mezzo a una pandemia a preparare gli esami di stato con la didattica a distanza. Cosa ti è mancato di più?

Quello che mi è mancato di più sicuramente è stato il contatto fisico e umano della scuola, l’odore dei corridoi, persino la metro piena mi è mancata. Questa è stata una grande prova per la nostra generazione che ha dimostrato di avere il reale potete di cambiare le cose, siamo una generazione forte.

Nicole fidanzata. Raccontaci un po’ la tua storia, fai sognare questa vecchia zia 

Vecchia zia no (ride). Saresti perfetta come mia madre. Sì tre anni nella magia intensa dell’equilibrio. Sono stata tremenda con i ragazzi, ma lui era una perla rara che non avrei mai potuto lasciarmi scappare. Intelligente e buono.
Non siamo gelosi, in questo non siamo figli della nostra generazione. Ci amiamo in maniera rispettosa e consapevole. Sappiamo che potremmo sempre contare su di noi, anche se la vita ci dovesse in futuro separare. Lo stimo e credo che questo sia più importante di tutto, la favola può finire ma la stima resta.

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Nicole Rossi col fidanzato Riccardo Paolino

I progetti per il futuro di Nicole. Università e tv?

Il futuro mai come ora mi sembra una cazzata, passi anni a farti piani e poi una pandemia blocca il mondo per mesi. È tutto così instabile.
Ma devi andare avanti perché questa è anche una scusa per non agire. Vorrei provare a fare l’università, scienze della comunicazione, ma soprattutto voglio tornare a fare teatro per prepararmi bene. L’obiettivo finale è quello di entrare in un’Accademia avendo però anche un buon piano B, che non sia solo un ripiego. Per quanto riguarda la tv si vedrà, ho rifiutato tante cose perché non le sentivo mie, non era il mio ambiente. Mi dovessero però offrire altre esperienze affascinanti come il Collegio o Pechino accetterei senza pensarci.

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Nicole Rossi, dal Collegio a Pechino con la maturità in tasca