A ottocento anni dalla morte di San Francesco, il film Parola di Tommaso, diretto da Matteo Vanni, ridà voce al primo biografo del Poverello d’Assisi, Tommaso da Celano.
Il film si sviluppa come un thriller storico, costruito attorno al ritrovamento di un manoscritto che offre una lettura nuova e più complessa della dimensione umana di Francesco, lontana dalle rappresentazioni più stereotipate della tradizione.
Corrado Oddi, che interpreta Tommaso da Celano, ci racconta di questo straordinario personaggio, in parte dimenticato, e l’importanza di questo film, interamente prodotto dal Comune di Celano, che si restituisce un’immagine più autentica di San Francesco
Oltre a Corrado Oddi, nel cast ci sono Robin Mugnaini, Francesca Cellini e Jacopo Olmo Antinori. Parola di Tommaso è disponibile in streaming su Prime Video.
Partiamo da Parola di Tommaso. Chi è Tommaso da Celano, il personaggio che interpreti?
Tommaso da Celano è conosciuto soprattutto come il primo biografo, o agiografo, di San Francesco. È l’autore della Vita prima e della Vita seconda di Francesco, due opere fondamentali per conoscere la figura del santo. È un personaggio molto interessante anche perché alcune fonti gli attribuiscono la sequenza liturgica del Dies irae, una composizione celeberrima che è stata utilizzata, tra gli altri, da Mozart, Verdi e Berlioz, oltre che da Kubrick in Shining. Per molti secoli, però, la sua opera su San Francesco è stata in qualche modo oscurata. Intorno al 1290, in seguito al “concilio di Parigi”, San Bonaventura fece cancellare le precedenti narrazioni sulla vita di Francesco e pubblicò la sua Legenda Maior. Nei secoli successivi si è poi scoperto quanto la sua opera fosse debitrice delle fonti precedenti, compresa quella di Tommaso da Celano.
Un momento fondamentale è stato il ritrovamento, nel 2015, di un manoscritto che alcuni studiosi hanno ricondotto direttamente a Tommaso. È stato pubblicato come La vita ritrovata del Beatissimo Francesco di Tommaso da Celano. Questo ritrovamento ha dato nuova luce a una figura che meritava di essere riscoperta.
Quindi il film nasce anche dalla volontà di restituire voce a un personaggio rimasto a lungo nell’ombra?
Esattamente. L’idea è proprio quella di far conoscere al mondo chi è stato l’uomo che ha contribuito a far conoscere San Francesco d’Assisi. La mia provocazione è sempre stata questa: se non ci fosse stato Tommaso da Celano, probabilmente non avremmo conosciuto Francesco nel modo in cui lo conosciamo oggi. E c’è un altro aspetto che mi ha colpito moltissimo: di Tommaso sappiamo relativamente poco. È un uomo che non ha scritto di sé, che non ci ha lasciato una sorta di autobiografia. È vissuto completamente all’ombra di Francesco. Questo mi ha incuriosito molto anche personalmente. Viviamo in un mondo in cui l’immagine e l’ego sono continuamente messi al centro. Io sono un attore e so bene quanto questo aspetto faccia parte del nostro mestiere. Per questo mi sono chiesto: come è possibile che una persona abbia dedicato così tanto alla figura di un altro uomo senza cercare di mettere se stessa al centro?
È proprio questo contrasto che ti ha spinto ad approfondire la sua figura?
Sì. Ho cercato di capire chi fosse davvero Tommaso. Anche grazie alle consulenze di studiosi come Felice Accrocca, abbiamo potuto approfondire molti aspetti della vita medievale. È un periodo storico che conosco e che ho studiato. Mi sono laureato in Lettere e la mia tesi era dedicata ai giullari medievali e rinascimentali. Per questo il mondo di Tommaso mi era in qualche modo familiare. Ma rimaneva una domanda: com’è possibile che un personaggio nato in un piccolo paese della Marsica, in Abruzzo, abbia raggiunto un ruolo così importante? Dopo la morte di Francesco e la sua canonizzazione nel 1228, Tommaso viene chiamato da Papa Gregorio IX, che gli affida il compito di raccogliere il materiale e scrivere una biografia di Francesco. Da lì è nata la volontà di raccontare questa storia. Inizialmente avevo chiesto al Comune di realizzare un corto, un docufilm. Poi il progetto è cresciuto fino a diventare un vero film.
Parola di Tommaso mescola epoche e generi diversi. Che tipo di racconto avete costruito?
È un film che vive tra il presente e il Medioevo. La vicenda del ritrovamento del manoscritto diventa quasi una spy story, mentre la parte legata a Tommaso e a Francesco assume anche i toni del dramma. È una narrazione molto emotiva, sostenuta da una colonna sonora importante e da una scrittura che ha anche una forte componente poetica. Del resto, Tommaso era fondamentalmente un letterato, un uomo innamorato della parola. Il film permette inoltre di vedere Francesco da un’altra prospettiva, non soltanto come il santo che tutti conosciamo, ma anche nella sua dimensione più umana. Ed è proprio questo che Tommaso voleva raccontare.
Che differenza c’è tra il Francesco raccontato da Tommaso e quello raccontato successivamente da San Bonaventura?
Bonaventura ha scelto di raccontare il santo e quindi alcuni aspetti dovevano necessariamente essere omessi. Tommaso, invece, nella sua opera non fa sconti. C’è una frase molto significativa che gli viene attribuita: non si può cambiare ciò che è accaduto e non si può inventare ogni giorno un nuovo Francesco. In altre parole, i fatti sono quelli. Nonostante le richieste di Frate Elia, che all’epoca era ministro dell’Ordine, di adattare la vita di Francesco, Tommaso mantenne una certa indipendenza. Si può dire che si sia ribellato, almeno in parte, a questa esigenza di modificare il racconto. Ma non tradì mai né l’Ordine né la sua fede. Era un uomo dal carattere forte, ma profondamente devoto.

Qual è il messaggio che vorresti arrivasse al pubblico attraverso questo film?
Innanzitutto vorrei che il pubblico conoscesse Tommaso da Celano. È una figura sulla quale ancora oggi esistono incertezze, ma che ha avuto un ruolo fondamentale. Poi c’è un tema che per me è ancora più importante: il valore della parola. Tommaso amava la scrittura, amava la parola e aveva compreso quanto potesse essere straordinario il suo potere. Attraverso la parola l’uomo riesce a comunicare, a trasmettere la bellezza del mondo e della vita. Il film, in fondo, parla proprio della vita. Parla di un uomo che ha seguito il proprio pensiero fino alla fine, che ha amato Francesco profondamente e che ha accettato anche le missioni che gli venivano affidate. È stato mandato in Germania per evangelizzare proprio perché conosceva la scrittura e le lingue.
Nel film emerge anche un rapporto particolare tra Tommaso e le donne, soprattutto con la madre e con le Clarisse. Quanto è importante questo elemento?
È un aspetto interessante della sua storia. Negli ultimi anni della sua vita Tommaso visse in un convento nella Marsica, oggi non più esistente perché andato distrutto, e fu accudito dalle Clarisse. Nel film abbiamo raccontato anche questo rapporto. Tommaso sceglie di stare con le donne, probabilmente perché sente che possono comprenderlo maggiormente. È un elemento che si lega anche al rapporto con la madre.
C’è una scena significativa nella quale emerge la condizione femminile dell’epoca. La madre gli fa comprendere che non tutti hanno la possibilità di scegliere liberamente ciò che desiderano e che molti sacrifici sono stati compiuti proprio per lui. È un passaggio che ci porta dentro una realtà medievale molto lontana dalla rappresentazione idealizzata dell’amore cortese. Parliamo di una società caratterizzata anche da un forte maschilismo, e questo aspetto emerge nel film.
Che cosa di questa storia di ha colpito particolarmente?
Sicuramente il valore della memoria. Viviamo in un’epoca nella quale siamo abituati a leggere un post sui social e a dedicargli magari trenta secondi di attenzione. Siamo costantemente spinti a sintetizzare, a consumare velocemente le informazioni. Tommaso, invece, ci invita a prenderci del tempo. A continuare a raccontare storie che magari oggi sembrano lontane, ma che hanno il compito di non farci perdere la memoria. A volte dobbiamo guardare al passato, perché un passato strutturato è, in fondo, anche il nostro futuro. Io sono di parte, perché amo la letteratura. Faccio laboratori di lettura espressiva nelle scuole e leggo le fiabe ai bambini. Quando vedo accendersi quella piccola luce nei loro occhi, sono sempre più convinto che la letteratura possa ancora rappresentare una speranza. Lo stesso vale per la poesia, per l’arte e per il cinema, che è la settima arte.
Che cosa ti aspetti dal tuo film?
Mi auguro davvero che il film possa far conoscere Tommaso da Celano a un pubblico più ampio. Perché, in fondo, questa è la cosa più importante: restituire voce a chi per troppo tempo è rimasto nell’ombra e ricordarci che la parola, quando viene usata per raccontare e trasmettere bellezza, può ancora avere un valore enorme.
Oltre al cinema, ti occupi della direzione artistica del Jacovella da Celano Film Festival: ci parli dell’ultima edizione che si è tenuta lo scorso luglio?
È un festival dedicato ai cortometraggi e quest’anno siamo arrivati alla quarta edizione. Anche quest’anno ci sono state opere molto interessanti. Per la presentazione abbiamo scelto Luca Ward. Negli anni precedenti avevamo avuto due donne, tra cui Laura Freddi, e quest’anno abbiamo voluto alternare con un uomo. Tra l’altro Luca Ward è una persona cara e un grande professionista.