A Santa Maria degli Angeli, frazione di Assisi nella pianura sotto il monte Subasio, in mezzo al paese c’è una basilica enorme, con una Madonna dorata in cima alla facciata, e dentro, proprio sotto la cupola, una chiesetta di pietra grande più o meno come un salotto: è la Porziuncola. San Francesco ci visse per buona parte della sua vita da frate, e sempre qui morì la sera del 3 ottobre 1226, un sabato. Il calendario, ottocento anni dopo, ha fatto cadere di sabato anche il 3 ottobre 2026, proprio nell’anno in cui il 4 ottobre è diventato festa nazionale.
Indice
La storia della Porziuncola di Assisi
Il nome viene dal latino e vuol dire, più o meno, “piccola porzione”. Già intorno all’anno Mille si chiamava così un fazzoletto di terra nella piana sotto Assisi, all’epoca coperto da un bosco di cerri, tanto che la zona era detta Cerreto della Porziuncola. Sopra c’era una cappella dedicata alla Madonna, piuttosto malridotta quando Francesco, dopo la conversione, decise di rimetterla in sesto. Apparteneva ai benedettini del Subasio, e finì affidata a lui e ai suoi primi compagni: attorno a quelle quattro mura sorsero capanne di legno e frasche, il nucleo del convento chiamato ancora oggi Protoconvento.

Negli ultimi giorni di vita, quasi cieco e molto malato, il Santo chiese di essere riportato giù dalla città, alla sua chiesetta. Lo sistemarono nella piccola infermeria lì accanto, e lì si spense al tramonto, disteso sulla nuda terra. Al posto dell’infermeria oggi troviamo la Cappella del Transito.
Di pellegrini, nei secoli successivi, ne arrivarono così tanti da rendere necessaria una chiesa che potesse accoglierli. Per la basilica bisogna aspettare il Cinquecento. La prima pietra venne posata nel marzo del 1569, su disegno dell’architetto perugino Galeazzo Alessi, e di anni per vederla finita ne servirono più di cento. Poi, nel 1832, arrivò il terremoto: crollarono la facciata e buona parte della navata centrale, mentre la Porziuncola restò lì dov’era, intatta sotto la cupola (all’epoca furono in tanti a parlare di miracolo). Per rimettere in sesto la chiesa ci volle qualche anno, fino al 1840. La facciata che abbiamo davanti oggi è invece molto più recente: risale agli anni Venti del Novecento, porta la firma di Cesare Bazzani.
Una meraviglia da scoprire: stile e architettura
Varcata la soglia della basilica, l’effetto è di certo curioso, tre navate lunghissime, un soffitto lasciato quasi tutto bianco e, laggiù sotto la cupola, una casetta di pietra con il tetto a capanna. Le forme romaniche della Porziuncola sono sobrie, in pietra chiara. Sulla facciata spicca una grande pittura ottocentesca del tedesco Friedrich Overbeck, mentre sul fianco destro restano frammenti di affreschi quattrocenteschi.
Pochi passi più in là c’è la Cappella del Transito. In una nicchia d’angolo troviamo una statua di San Francesco in terracotta invetriata, opera di Andrea della Robbia, e in una teca il cingolo del Santo, dono di papa Pio IX. Sulle pareti esterne, i dipinti realizzati nel 1886 da Domenico Bruschi raffigurano la morte di San Francesco e la ricognizione delle stimmate.
Dalla sagrestia, percorrendo il corridoio fino in fondo, c’è la Cappella delle Rose, che sorge nel punto in cui, secondo la tradizione, Francesco aveva il suo giaciglio, e gli affreschi alle pareti li dipinse nel Cinquecento Tiberio d’Assisi. Tornando in piazza, sul lato sinistro della basilica, troviamo poi la Fontana dei Pellegrini: ventisei cannelle in fila, regalate nel 1610 dai Medici.
La Porziuncola di Assisi per San Francesco
Che cosa era, per Francesco, la Porziuncola? Una chiesa, ma anche e soprattutto la sua casa: il posto dove tornare dopo i viaggi, dove radunare i frati e dove accolse anche la giovane Chiara. Il motivo per cui il suo nome ha fatto il giro del mondo, però, è il Perdono di Assisi, un’indulgenza plenaria che la tradizione lega al 1216 e a una richiesta del Santo in persona.

Ancora oggi la chiesetta vive di preghiera quotidiana: dal lunedì al venerdì dentro la Porziuncola si recita il rosario, e il sabato sera c’è la fiaccolata aux flambeaux. Dal 2000, inoltre, la basilica fa parte del sito UNESCO dedicato ad Assisi e ai luoghi francescani. All’interno del Museo, che è chiuso il mercoledì, è presente tra l’altro l’icona del Maestro di San Francesco, la più antica immagine del Santo conservata alla Porziuncola.
Tra segreti e leggende
La leggenda più amata riguarda il Roseto, un piccolo giardino accanto alla basilica. Si racconta che una notte d’inverno Francesco, tormentato da una tentazione, si sia gettato nudo in un cespuglio spinoso, e che a contatto con il suo corpo le spine siano sparite. Nel giardino fiorisce ancora oggi la Rosa canina assisiensis, una rosa dallo stelo liscio, priva di spine. Poco prima del Roseto c’è una statua del Santo con un cestino tra le mani, e spesso dentro il cestino si posano delle tortore vere, immobili come fossero di bronzo.
Anche sulle origini della cappella circola un racconto antico: a costruirla sarebbero stati quattro pellegrini di ritorno dalla Terra Santa, con un frammento del sepolcro della Madonna da custodire.
Più terreno, e decisamente più divertente, è l’episodio della casa sul tetto. Durante uno dei grandi raduni dei frati, gli abitanti di Assisi costruirono accanto alla chiesetta una casa in muratura per ospitarli. Francesco, trovandosela davanti, salì in cima e cominciò a buttare giù le tegole, convinto che stonasse con la povertà dei frati: si fermò soltanto quando gli spiegarono che apparteneva al Comune. Ottocento anni dopo quella sera di ottobre, la Porziuncola è ancora lì, piccola e testarda, sotto una cupola che il terremoto le ha risparmiato.