Depp: “Non sono il mostro che mi sta facendo diventare Amber”

Depp: inizia il processo contro il Sun, che lo aveva accusato di essere un “picchiatore di mogli”. Lui si difende, attore principale dell’unico film che non avrebbe mai voluto interpretare

Il processo dell’anno è cominciato. Quello che vede Johnny Depp contro il gruppo editoriale del Sun, colpevole di averlo etichettato, in un articolo del 2018 “picchiatore di mogli”. E in aula, alla prima udienza presso la Royal Courts of Justice di Londra, si è presentata anche l’ex moglie Amber Heard, grande accusatrice dell’attore. Colei da cui tutto è partito, scoperchiando un vaso di Pandora impensabile, definendo Depp violento, aggressivo, tossicodipendente e alcolizzato.

La guerra tra i due attori prosegue dal 2016, tra gravi accuse reciproche, testimonianze audio da brividi e terze parti chiamate in causa. Da una parte Amber accusa Depp di averla più volte picchiata violentemente, sotto l’effetto di alcol e droghe. Dall’altra Depp, che ammette le sue dipendenze ma nega categoricamente qualunque uso di violenza contro di lei. Se attacchi di rabbia ci sono stati, sono sempre stati rivolti a oggetti e cose, mai contro persone. “La violenza non fa parte di me”. E in suo soccorso arrivano pure due celebri ex, la madre dei suoi figli Vanessa Paradis e l’ex fidanzata Winona Ryder, a difenderne onore e reputazione.

“Era lei a picchiarmi ed essere violenta. Lei a tirarmi addosso le cose” e via di registrazioni telefoniche di diverbi famigliari. Praticamente negli ultimi tempi del loro matrimonio, Amber e Johnny non hanno fatto altro che litigare e registrarsi di nascosto, come sul set di un (brutto) film hollywoodiano.

C’è un retrogusto amaro, nel vedere Johnny Depp, sex symbol indiscusso degli anni ’90 e 2000, attore di riferimento per moltissimi registi cult (da Tim Burton a Terry Gillian, da Lasse Hallstrom a Roman Polansky) diventare protagonista indiscusso, negli ultimi anni, più che dei festival o dei red carpet, della cronaca giudiziaria e dei tribunali.

Lui, attore di nicchia schivo e ribelle, anticonformista e poco amante della vita dorata e costantemente illuminata dai riflettori dello showbiz, si è trovato suo malgrado attore principale  – e per molta opinione pubblica, nella parte del cattivo- dell’unico film che non avrebbe mai voluto né dovuto interpretare: quello sulla parte più triste della sua vita.

Che Depp fosse un ribelle lo si sapeva da sempre, lo si capiva dalle sue scelte professionali, dai film che sceglieva di interpretare, dalle partner di cui si innamorava, dalle stanze d’albergo che distruggeva, dai litri di alcol che ingurgitava e dalla quantità di droga che assumeva.

Non lo ha mai negato, e anche in aula ora lo ha confermato: “Ho preso nella mia vita tutte le droghe conosciute dall’uomo. Sono stato triste, infelice, insoddisfatto, ma violento mai. Non sono il mostro che mi stanno facendo diventare”.

Il processo è diventato quasi une lunga seduta di psicanalisi, con Depp che ripercorreva la sua infanzia difficile, le prime pillole prese a 11 anni per calmare i nervi, per “intorpidire il mio dolore perenne”(quelle di sua madre), il successo in giovane età, la fama e la ricchezza che non sono state in grado di annientare i suoi demoni, anzi, li hanno in qualche modo alimentati. “Ero diventato un prodotto, non riuscivo nemmeno più a pronunciare il mio nome senza provare schifo”.

E il fascino indiscusso e confessato per le droghe: “Sono sempre stato interessato alla controcultura e molti dei miei eroi letterari sono stati consumatori di oppio. Hunter S. Thompson era un mio idolo”.

Ma la violenza, quella mai. “Quando sono diventato padre, mi sono ripromesso di non far subire ai miei figli le stesse cose toccate a me in sorte da bambino. Io e Vanessa (Paradis, ndr) ci siamo impegnati a non essere mai aggressivi, di non litigare davanti a loro”. Depp ha ribadito di “non averli mai sculacciati, colpiti, mai esposti alla violenza”.

Perché, ha aggiunto: “La violenza non è qualcosa che cerco”. La tristezza, l’insoddisfazione, lo hanno sempre accompagnato, cifra indiscussa di quasi tutti gli artisti, la violenza mai. E se lo schivo – nella vita privata- Deep si è prestato a recitare in questo brutto film di serie z, è stato solo e unicamente per ribadirlo fino alla fine. Sperando, per una volta, nell’happy end.

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