«I designer pensano a se stessi e ai loro prodotti come alle star dello spettacolo, ma sono le persone che usano i mobili a fare la differenza». Con questa premessa Todd Bracher ha presentato il suo nuovo divano realizzato per Nii – ramo dell’azienda di mobili per ufficio giapponese Itoki – al Salone del Mobile 2026. È una delle visioni più forti nel mondo del design contemporaneo: reinventare il modo in cui ci si rilassa.
A guardare Bitmap, così si chiama la creazione di Bracher, la prima cosa che viene in mente è un quadro di Mondrian. I colori del rivestimento del prototipo in esposizione sono quelli primari: blu, giallo e rosso.
Ci si accomoda su due volumi parallelepipedi di dimensioni diverse, che si toccano solo lungo uno spigolo, creando un singolo modulo che, ripetuto e incastrato con sé stesso, può generare diverse configurazioni. Il blocco più piccolo, quasi sospeso, è il protagonista di queste trasformazioni: può diventare, in base alle esigenze, un bracciolo, un tavolino o uno schienale.
La seduta diventa un gioco modulare che, con le sue forme minimaliste, si adatta in modo fluido a qualsiasi situazione.
Tutto nasce da un cambiamento nel modo in cui viviamo la casa, a cominciare dal concetto di riposo. Come dicono i dati, lo stare seduti occupa una parte significativa delle nostre vite: in media 4,7 ore al giorno.

Il focus si è spostato: alla Milano Design Week, le sedute – da elementi che puntano su ergonomia o estetica – si sono trasformate in esperienze sensoriali, intellettuali, se non addirittura spirituali.
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La Fachiro di Gufram: comfort sotto le spine

Non è facile vedere cosa ci sia di spirituale nella poltrona Fachiro, il pouf “a spuntoni” ideato da Marzio Cecchi nel 1975, quando era ancora studente all’Università di Firenze, e ripresentato da Gufram. È un pezzo iconico realizzato in eco-pelle con finitura effetto metallico, alto 58 cm, disponibile nelle colorazioni nero, argento e rosso.
La struttura, ricoperta da punte tridimensionali, appare minacciosa e rigida ma nasconde una natura accogliente e morbida: queste spine sono tubi di pelle riempiti di palline di polistirolo, cuciti al corpo in vinile. Un aspetto audace che sfida la percezione, coniugando provocazione e comfort sorprendente.
Nonostante il design sembri respingere, ogni elemento è studiato per garantire comodità, trasformando la seduta in un’esperienza inaspettata. Un invito ad andare oltre le apparenze, come evoca lo stesso nome ascetico: Fachiro.
La poltrona di Leo Lague: materia organica e contemplazione

Percezione e spiritualità si incontrano anche con la poltrona monolitica disegnata dal designer brasiliano Leo Lague. Durante la MDW è stata esposta da Alcova all’interno della chiesa dell’ex ospedale militare di Baggio, nell’installazione immersiva curata da Versa dal titolo “Devices for Connection”.
Lungo la navata è stato allestito un percorso dedicato alla contemplazione, in cui pezzi di design realizzati con materiali organici e processi manuali hanno creato un legame diretto con la natura.
La poltrona di Lague, con una struttura in acciaio, è imbottita con pula di seta raccolta a mano: con le sue irregolarità rappresenta un invito all’introspezione, lontana dal consumismo frenetico e dall’industrializzazione.