Sedute alla Milano Design Week 2026 dal divano modulare alla poltrona spirituale

Da Bitmap di Todd Bracher alla Fachiro di Gufram fino alla poltrona di Leo Lague: alla MDW 2026 le sedute sono diventate esperienze sensoriali, intellettuali e quasi spirituali

Foto di Alessandra Vigna

Alessandra Vigna

Esperta in architettura

Ora al Politecnico di Milano per la magistrale in Architettura, porta nei suoi pezzi la curiosità di chi guarda gli spazi non solo per come sono, ma per come potrebbero essere.

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«I designer pensano a se stessi e ai loro prodotti come alle star dello spettacolo, ma sono le persone che usano i mobili a fare la differenza». Con questa premessa Todd Bracher ha presentato il suo nuovo divano realizzato per Nii – ramo dell’azienda di mobili per ufficio giapponese Itoki – al Salone del Mobile 2026. È una delle visioni più forti nel mondo del design contemporaneo: reinventare il modo in cui ci si rilassa.

A guardare Bitmap, così si chiama la creazione di Bracher, la prima cosa che viene in mente è un quadro di Mondrian. I colori del rivestimento del prototipo in esposizione sono quelli primari: blu, giallo e rosso.

Ci si accomoda su due volumi parallelepipedi di dimensioni diverse, che si toccano solo lungo uno spigolo, creando un singolo modulo che, ripetuto e incastrato con sé stesso, può generare diverse configurazioni. Il blocco più piccolo, quasi sospeso, è il protagonista di queste trasformazioni: può diventare, in base alle esigenze, un bracciolo, un tavolino o uno schienale.

La seduta diventa un gioco modulare che, con le sue forme minimaliste, si adatta in modo fluido a qualsiasi situazione.

Tutto nasce da un cambiamento nel modo in cui viviamo la casa, a cominciare dal concetto di riposo. Come dicono i dati, lo stare seduti occupa una parte significativa delle nostre vite: in media 4,7 ore al giorno.

Modulo singolo del divano Bitmap di Todd Bracher per Nii in tessuto blu elettrico, composto da due parallelepipedi di dimensioni diverse uniti lungo uno spigolo, su fondo bianco neutro
Nii
Il modulo singolo di Bitmap di Todd Bracher per Nii in colorazione blu elettrico: i due volumi parallelepipedi si toccano lungo uno spigolo, con il blocco più piccolo che può diventare bracciolo, tavolino o schienale

Il focus si è spostato: alla Milano Design Week, le sedute – da elementi che puntano su ergonomia o estetica – si sono trasformate in esperienze sensoriali, intellettuali, se non addirittura spirituali.

La Fachiro di Gufram: comfort sotto le spine

Pouf Fachiro di Marzio Cecchi per Gufram in eco-pelle effetto argento metallico, forma bassa e compatta interamente ricoperta da punte tridimensionali, su fondo bianco
Gufram
Il pouf Fachiro di Marzio Cecchi per Gufram nella finitura argento: la struttura ricoperta da punte tridimensionali in eco-pelle metallizzata nasconde una natura morbida — le spine sono tubi di pelle riempiti di palline di polistirolo

Non è facile vedere cosa ci sia di spirituale nella poltrona Fachiro, il pouf “a spuntoni” ideato da Marzio Cecchi nel 1975, quando era ancora studente all’Università di Firenze, e ripresentato da Gufram. È un pezzo iconico realizzato in eco-pelle con finitura effetto metallico, alto 58 cm, disponibile nelle colorazioni nero, argento e rosso.

La struttura, ricoperta da punte tridimensionali, appare minacciosa e rigida ma nasconde una natura accogliente e morbida: queste spine sono tubi di pelle riempiti di palline di polistirolo, cuciti al corpo in vinile. Un aspetto audace che sfida la percezione, coniugando provocazione e comfort sorprendente.

Nonostante il design sembri respingere, ogni elemento è studiato per garantire comodità, trasformando la seduta in un’esperienza inaspettata. Un invito ad andare oltre le apparenze, come evoca lo stesso nome ascetico: Fachiro.

La poltrona di Leo Lague: materia organica e contemplazione

Poltrona monolitica di Leo Lague con struttura in acciaio verniciato bianco e imbottitura in pula di seta naturale a frange irregolari beige, su fondo grigio chiaro neutro
Leo Lague
La poltrona monolitica di Leo Lague esposta da Alcova nell’ex ospedale militare di Baggio: la struttura in acciaio è imbottita con pula di seta raccolta a mano, con le sue irregolarità organiche come invito all’introspezione

Percezione e spiritualità si incontrano anche con la poltrona monolitica disegnata dal designer brasiliano Leo Lague. Durante la MDW è stata esposta da Alcova all’interno della chiesa dell’ex ospedale militare di Baggio, nell’installazione immersiva curata da Versa dal titolo “Devices for Connection”.

Lungo la navata è stato allestito un percorso dedicato alla contemplazione, in cui pezzi di design realizzati con materiali organici e processi manuali hanno creato un legame diretto con la natura.

La poltrona di Lague, con una struttura in acciaio, è imbottita con pula di seta raccolta a mano: con le sue irregolarità rappresenta un invito all’introspezione, lontana dal consumismo frenetico e dall’industrializzazione.