Villa di Sant’Agata, la storia travagliata della casa voluta da Giuseppe Verdi

Riccardo Muti vorrebbe veder rinascere Villa Verdi dopo che è diventata patrimonio dello Stato, ma la strada è ancora molto lunga

Foto di Martina Dessì

Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

4 min di lettura

Chi arriva, oggi, a Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda, trova un cancello chiuso e una recinzione che è crollata in più punti. Dietro c’è Villa Verdi, l’edificio color ocra, sei ettari di parco, la pianura piacentina tutt’intorno e Busseto a pochi minuti di macchina. Giuseppe Verdi ci ha vissuto cinquant’anni, ha scelto lui gli alberi da piantare e ha scritto qui alcune delle pagine più famose della lirica. Da quattro anni, però, non è più possibile visitarla. Come ci si sia arrivati è una vicenda lunga, che conviene prendere dal principio.

Perché Verdi scelse Sant’Agata e la costruì come voleva lui

Nel 1848 il compositore acquistò una tenuta agricola nella campagna tra Piacenza e Parma, pensandola inizialmente come sistemazione per i genitori. I rapporti con il padre Carlo, però, si incrinarono presto per questioni di soldi e di gestione: mamma e papà tornarono a Busseto, e dal 1851 la casa divenne il rifugio del Maestro e di Giuseppina Strepponi, il soprano con cui conviveva senza essere sposato. Una convivenza che all’epoca faceva mormorare mezza provincia, con il matrimonio sarebbe arrivato solo nel 1859.

Pianoforte a Villa Verdi
Ansa
Pianoforte a Villa Verdi

Verdi non si limitò ad abitarci ma tracciò di suo pugno gli schizzi degli ampliamenti, scelse i materiali, dettò le misure, disegnò il parco albero per albero. Voleva silenzio, distanza dai pettegolezzi e una terra da amministrare di persona. Tra queste stanze sono nati Il trovatoreLa traviataAidaOtello e Falstaff: difficile immaginare un luogo più denso di musica italiana.

Da eredità contesa a bene dello Stato: cosa è successo alla villa

Alla morte del compositore, nel 1901, la proprietà passò a Maria Filomena Verdi, figlia di un cugino che lui aveva cresciuto come una figlia, con la precisa richiesta testamentaria di conservare casa e giardino così com’erano. Da lei discende la famiglia Carrara Verdi, che per generazioni ha custodito la dimora e ne ha aperto una parte al pubblico come museo.

Il nodo si stringe nel 2001, alla scomparsa di Alberto Carrara Verdi. Il testamento non salta fuori, i figli finiscono in tribunale e il contenzioso si trascina per oltre vent’anni, fino alla Cassazione, che divide l’eredità in quattro quote uguali. Nessuno dei quattro può liquidare gli altri, i fondi per i restauri non si trovano, e nel 2022 il museo chiude i battenti. Si arriva persino all’ipotesi dell’asta.

Interni Villa Verdi
Ansa
Interni Villa Verdi

A quel punto interviene lo Stato: nel 2023 nasce una fondazione promossa dal Ministero della Cultura, con concerti e raccolte fondi in tutta Italia, e il 16 dicembre 2024 viene firmato il decreto di esproprio. Villa Verdi diventa patrimonio pubblico, destinato a tornare museo. Gli eredi, dal canto loro, hanno impugnato il provvedimento davanti al TAR.

Il lieto fine, però, si fa attendere. Dopo i 375mila euro spesi nel 2025 per fermare le infiltrazioni dai tetti, la villa resta inagibile: intonaci scrostati, alberi caduti, giardino lasciato a se stesso. I 6,5 milioni stanziati per il restauro – consolidamento strutturale, impianti, arredi storici, parco – esistono sulla carta, ma i lavori non sono ancora partiti: manca l’ultimo passaggio burocratico davanti alla Conferenza Stato-Regioni.

Villa Verdi a Sant'Agata
Ansa
Villa Verdi a Sant’Agata

Il 12 settembre 2026 Riccardo Muti ha radunato alcuni musicisti nel cortile della villa, tre ministri in platea, per accendere i riflettori su questo stallo. L’ha chiamata una riunione tra amici, non un concerto. Sulla riapertura al pubblico, per ora, nessuna data. Ma almeno la musica, a Sant’Agata, è tornata a farsi sentire.