L’imponente Castello di Avio, un tesoro medievale nella natura incontaminata

Dalla famiglia Castelbarco al FAI: il Castello di Avio domina la Vallagarina da quasi mille anni, tra battaglie dipinte e leggende d'amor cortese

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Serena De Filippi

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Il Castello di Avio è arroccato su una collina di Sabbionara, in Trentino, e domina la Vallagarina da quasi mille anni; sulle sue pareti gli affreschi medievali raccontano storie di dame e cavalieri, battaglie e amori cortesi con una vivacità quasi inaspettata per uno dei manieri più affascinanti d’Italia.

La storia del Castello di Avio

Sabbionara guarda dall’alto un tratto della Vallagarina che è sempre stato strategico, un corridoio naturale prezioso: metteva in relazione la pianura con il mondo germanico e seguiva una direttrice già segnata in età romana dalla via Claudia Augusta.

Il castello compare nei documenti già nel 1053, indicato come Castellum Ava. Nel XII secolo il castello è già nelle mani della famiglia che vi resterà legata per secoli: i Castelbarco, vassalli del vescovo di Trento. Una dinastia importante, non solo per la zona, perché i Castelbarco furono signori di tutta la bassa Vallagarina, da Lizzana fino al confine veronese, e seppero costruire alleanze più che nemici. Una rete politica che funzionò: il castello non fu mai attaccato. Tanta era la sua imponenza, tante le alleanze dei suoi proprietari.

Nel Trecento il castello accolse anche Carlo IV di Lussemburgo, destinato a diventare imperatore. Ma il primo grande cambio di proprietà arrivò nel 1411, quando entrò nell’orbita veneziana e cambiò volto, arricchendosi di nuovi segni politici e religiosi. Un secolo dopo, con l’arrivo delle truppe imperiali, il castello passò di nuovo al centro degli equilibri tra poteri diversi. Solo nel Seicento il castello tornò ai Castelbarco, da cui era partito quasi tre secoli prima.

L’ultima discendente fu Emanuela Castelbarco Pindemonte Rezzonico, Duchessa d’Acquarone, che nel 1977 fece un gesto epocale: donò il Castello di Avio al FAI, il Fondo Ambiente Italiano.

Lo stile e gli interni

Il Castello di Avio è una piccola città fortificata. Tre cinte murarie concentriche disegnano il perimetro, cinque torri si alzano lungo il tracciato. Una di queste – la torre Picadora – era il luogo dove venivano eseguite le condanne capitali per impiccagione. Una volta entrati, il percorso sale e gira tra cortine, piccoli varchi, salti di quota, collegamenti interni e scorci inattesi che si aprono a ogni curva.

L'esterno del Castello di Avio
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L’esterno del Castello di Avio

Il cuore è il mastio, una torre poderosa risalente all’XI secolo, dalla pianta trapezoidale con lati irregolari: una soluzione architettonica piuttosto rara per costruzioni di questo tipo. All’interno si sviluppa su quattro piani, oggi collegati da una scala in legno di epoca recente, e tre sole finestre – tutte sulla facciata principale – si intravedono tra lo spessore delle mura. Attorno al mastio, dentro la cinta più interna, si trovano la Casa delle Guardie, il Palazzo Baronale, la Cappella e, all’ultimo piano del mastio stesso, la celebre Camera d’Amore.

Gli affreschi

Sulle pareti di diversi ambienti si conservano cicli pittorici tra i più importanti del Trecento italiano. Nella Casa delle Guardie il linguaggio è più duro, nervoso, quasi militare: figure nette, scene concitate, una pittura fatta per impressionare chi entrava. Gli affreschi raffigurano le arti della guerra, le tecniche del combattimento, gli indumenti e gli scudi del cavaliere medievale: come se le pareti dovessero insegnare, prima ancora che decorare. Tra i dettagli più curiosi, le losanghe decorative legate a una leggenda affascinante, che racconta una prova d’amore impossibile: riconoscere il nome di Mariana senza poter vedere. A riuscirci è soltanto il cavaliere destinato a conquistarla.

Gli affreschi
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Gli affreschi

La Camera d’Amore, all’ultimo piano del mastio, sfoggia un affresco che appartiene alla cultura figurativa cortese del Trecento, con un gusto più raffinato e narrativo rispetto alle scene militari: la dama, il cavaliere ferito dal sentimento, il piccolo cane fedele, Cupido e infine l’incontro tra gli amanti.

Le interpretazioni restano aperte. C’è chi collega quella stanza alla figura di Tommasina Gonzaga e chi riconosce nel ciclo un’eco della leggenda di Tristano e Isotta, vicenda ben nota nell’ambiente dei Castelbarco: a loro era stato donato per le nozze un manoscritto proprio con la storia. Difficile sapere quale delle due ipotesi sia vera. Bello pensare che siano entrambe, in qualche modo, vive ancora oggi in quelle pareti.

La restaurazione

I lavori di recupero partirono alla fine degli anni Settanta dalle parti più compromesse del complesso, per poi procedere con interventi successivi. Il restauro non ha cancellato nemmeno gli interventi più recenti, perché anche quelle aggiunte raccontano una fase della vita del castello.

Gli affreschi della Casa delle Guardie hanno avuto il loro intervento di restauro all’inizio degli anni Novanta. È passato parecchio da allora; i colori si sono leggermente velati, alcuni dettagli risultano meno leggibili. Per questo si sta ragionando su un nuovo intervento, mirato a recuperare la brillantezza che il tempo ha smorzato. Nel frattempo, le analisi diagnostiche hanno inoltre rivelato tracce del lavoro preliminare degli artisti, nascoste sotto la superficie pittorica.

Il Castello di Avio oggi

Dal 1979 il Castello di Avio è aperto al pubblico, e oggi è uno dei beni più amati del FAI. Durante l’anno è possibile visitarlo in occasione delle Giornate FAI di Primavera e d’Autunno, gli appuntamenti che da decenni ci portano alla scoperta del patrimonio culturale del Paese.

Visitarlo è sempre una piccola immersione nel tempo. Le mura, i passaggi, le torri e soprattutto quegli affreschi che parlano di amori e battaglie, di un Medioevo molto più sofisticato e sfumato di quanto la nostra memoria scolastica voglia farci credere. Da scoprire, almeno una volta.