L’autolesionismo: quando farsi del male è l’unico sollievo

Non è la voglia di togliersi la vita ma solo di farsi del male. Ecco come si manifesta l'autolesionismo, per scoprirne le cause, i sintomi e intervenire subito

L’ autolesionismo (detto anche auto-danno intenzionale) è un’azione volta a procurarsi dei danni consapevolmente o meno, non solo fisicamente ma anche a livello psicologico.
Il taglio superficiale alla pelle, le bruciature, il colpirsi ripetutamente, ingerire oggetti o sostanze tossiche, graffiarsi o tirarsi i capelli: rappresentano i gesti più comuni che si riscontrano nell’autolesionismo. Chi soffre di questo disturbo non ha intenzione di suicidarsi ma ciò non toglie che il rapporto tra autolesionismo e suicidio è molto stretto. Buona parte dei comportamenti autolesionisti, infatti, possono condurre alla morte.

Il DSM-IV-TR (il Manuale diagnostico dei disturbi mentali) associa l’autolesionismo alla personalità borderline. Spesso, tuttavia, questa malattia si riscontra anche in chi fa abuso di sostanze stupefacenti, negli schizofrenici, nei soggetti che soffrono di disturbi d’ansia o di depressione, nel disturbo post traumatico da stress, in chi ha subito delle violenze o che soffre di disturbi alimentari. Solitamente il problema si manifesta
tra i 12 e 24 anni ma può verificarsi anche nell’adulto e nell’anziano: in questi casi l’autolesionismo presenta spesso degli esiti drammatici.

Paradossalmente, l’obiettivo di chi sperimenta comportamenti autolesionisti non è di uccidersi ma di cercare sollievo da una qualche sofferenza emotiva.
Le bruciature, i tagli e tutte le pratiche affini è come se spazzassero via tutte le emozioni negative troppo forti da sopportare (come la rabbia, la solitudine o la tristezza). In questo modo, quel taglio inflitto nella pelle sostituisce la rabbia nei confronti di una persona che si ama o l’odio verso se stessi per aver compiuto o detto qualcosa di sbagliato che non si riesce a superare. Tutti i segni che restano addosso sono la traduzione di un dolore che non si riesce a elaborare, di tremende sofferenze che la persona non è in grado di superare in modo costruttivo.

Il corpo diventa una tela vuota sulla quale imprimere il proprio disagio. E’ importante sottolineare che l’autolesionista non vuole attirare l’attenzione o comunicare qualcosa agli altri: i segni delle violenze auto-procurate il più delle volte sono fatte in parti del corpo poco visibili o comunque per non essere scoperte da chi gli sta accanto. Chi soffre di questo disturbo ha l’assoluta necessità di esprimere a se stesso il proprio dolore, di metterlo nero su bianco, di farlo uscire fuori dalla sua testa per mandarlo via. Guardarsi allo specchio e vedere il proprio corpo martoriato vuol dire ” ecco, dolore: ora sei finalmente fuori” e a questo punto subentra il sollievo.

Per questo motivo, se sospettate che un vostro caro sia caduto in questo male tremendo, chiedete immediatamente l’aiuto di un esperto.

Immagini: Depositphotos

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