Dieta del digiuno felice: come ottenere i benefici sulla salute

Esistono tanti tipi di digiuno. Il dott. Salvatore Simeone ci spiega qual è la versione migliore, svelando i vantaggi e i pochi effetti collaterali

Luana Trumino Esperta di benessere

Digiuno: negli ultimi anni ne abbiamo sentito parlare tanto, grazie anche alla diffusione di alcuni libri che hanno avuto una risonanza mondiale. Ma il digiuno è una pratica molto antica, che compare in tutte le religioni come mezzo rituale di purificazione e di maggiore avvicinamento al divino. In Italia il primo studio scientifico sul digiuno umano fu eseguito dal professor Luigi Luciani, direttore della cattedra di Fisiologia umana dell’Università di Firenze, il quale tenne in osservazione un volontario durante un digiuno di trenta giorni. Pubblicò in seguito, nel 1889, le sue considerazioni in un libro nel quale affermava che la persona non aveva mai presentato deviazioni verso la patologia, né aveva sviluppato uno stato di malattia o di privazione fisiologica. Da allora molti studi sono stati condotti su questa pratica.

C’è digiuno e digiuno

Esistono molti tipi di digiuno. Tra quelli più famosi, il metodo Gerson è basato soprattutto sulla disintossicazione a base di succhi di verdure e frutta. Nel “digiuno intermittente” di Michael Mosley si mangia normalmente per 5 giorni a settimana mentre nei 2 rimanenti si assumono solo 500 calorie per le donne e 600 per gli uomini. Ultimamente ha avuto molta risonanza anche la dieta “Mima digiuno” proposta da Valter Longo, che prevede una dieta di 5 giorni consecutivi al mese per 3 mesi a base di 1000 calorie il primo giorno e 700 nei successivi, con limitata quota proteica (il 10%), carboidrati integrali (35%) e grassi (55%). “I digiuni attenuati e quello intermittenti, se fatti bene, sono un ottimo modo per detossicare l’organismo e ottenere benefici. “Ma i veri ‘miracoli terapeutici’ – ha dichiarato il dott. Salvatore Simeone, medico esperto di Medicina Quantica e Medicina Biologica Integrata, in un corso dedicato proprio al digiuno dal titolo ‘Il digiuno felice: il segreto per essere più belli e più sani’ – però si possono ottenere soltanto con il digiuno vero, grazie al fatto che si passa lo stato di chetosi”.

Cosa si intende per digiuno totale

“Per digiuno si intende quella condizione in cui non vi sia assunzione di alcun tipo di nutrimento, neppure minimo, a parte acqua e leggerissime tisane naturali senza calorie”, spiega l’esperto. “Il vero digiuno terapeutico inizia quando finiscono le riserve di glucosio e il nostro metabolismo passa da quello glicidico a quello chetogenico, basato cioè sui corpi chetonici che derivano dalla metabolizzazione dei grassi di riserva. L’adattamento fisiologico allo stato di digiuno inizia solo nel momento in cui iniziano a scarseggiare le riserve di zuccheri, sia quelle presenti nel circolo sanguigno sia quelle che sono immagazzinate nel fegato sotto forma di glicogeno. Questo accade a partire dal secondo giorno di digiuno, quando l’organismo inizia ad utilizzare i corpi chetonici, cioè gli scarti dei grassi di riserva per poter nutrire il cervello senza intaccare la massa magra. In questo ‘viraggio’ dalla normale fisiologia alla chetosi, si verifica anche un bilancio azotato negativo della durata di alcuni giorni, che può essere gestito con una piccola supplementazione di aminoacidi essenziali”, consiglia il medico. 

I benefici del digiuno totale

La fisiologia del digiuno è stata studiata soprattutto negli ultimi 45 anni. “E grazie a importantissimi studi scientifici pubblicati su Pub Med. Questi studi – dice il dott. Simeone – hanno dimostrato che i corpi chetonici non solo proteggono la massa magra, ma rappresentano un vero e proprio “super carburante” per il cervello molto più dello zucchero stesso. Il digiuno vero, cioè quello che permette di passare allo stato di chetosi, ha numerosi vantaggi per la salute:

  • È la più potente tecnica di detossificazione della matrice interstiziale, cioè dei tessuti dove ‘abitano’ le nostre cellule.
  • Elimina l’acidosi metabolica, favorendo il ripristino dello stato di alcalinità tissutale.
  • Crea una condizione metabolica di chetosi estremamente sfavorevole allo sviluppo delle cellule cancerose, ma ideale nella cura delle malattie neuro degenerative.
  • Stimola la produzione delle sirtuine: particolari proteine dotate di attività enzimatica in grado di riparare le cellule. Le sirtuine sono chiamate anche ‘ormoni della longevità’.
  • Combatte lo stress ossidativo, abbassando il livello dei radicali liberi nel corpo.
  • Aumenta l’acqua intracellulare, che è l’unica che si perde nel corso della vita. Dalla nascita alla vecchiaia, ne perdiamo dal 15 al 18% e questa è la vera differenza tra un corpo giovane è un corpo invecchiato”.

Gli effetti collaterali? “Sono 5 o 6 – dice il medico – e comprendono pesantezza di testa, un po’ di stanchezza, qualche dolore muscolare, qualcuno dorme meglio altri dormono peggio, un po’ di tachicardia perché il digiuno è una vera e propria febbre, un po’ di nausea quando si beve l’acqua, soprattutto nelle persone che hanno una costituzione linfatica, cioè che hanno troppa umidità addosso.  Un digiuno di 2 notti (cioè ceno la domenica, rimangio martedì a colazione) – conclude il dott. Simeone – fatto 1 volta a settimana o ogni 15 giorni o 1 volta al mese può già dare enormi benefici”. 

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Dieta del digiuno felice: come ottenere i benefici sulla salute