Chirurgia estetica, perché si può rischiare di morire. La denuncia di Paolo Santanchè

Paolo Santanchè, uno dei più importanti chirurghi plastici estetici, ci spiega perché la vita e la salute del paziente non sono ancora tutelati dalla legge e cosa occorre fare

Sulla chirurgia estetica si legge e si scrive di tutto. Un bombardamento di notizie che spesso riporta informazioni imprecise se non errate.

Con conseguenze disastrose per chi si affida a medici non specializzati, alle volte senza scrupoli, che operano in condizione non adeguate, mettendo a rischio la salute e la vita del paziente. Bisogna tener presente che liposuzioni e gli impianti di protesi al seno sono operazioni chirurgiche importanti che non possono essere affrontate senza la presenza di un anestesista e nelle semplici stanze di uno studio medico, che non sono dotate dei necessari requisiti di sterilità.

Il dottor Paolo Santanchè, uno dei più importanti chirurghi plastici estetici italiani di fama internazionale, denuncia la totale mancanza di leggi nazionali in Italia per quanto riguarda le strutture private destinate alla chirurgia estetica: esistono solo leggi regionali e poche regioni hanno leggi adeguate.

Può spiegarci qual è la situazione attuale?

Innanzitutto bisogna distinguere tra, da una parte, le case di cura, che sono attrezzate per qualunque intervento chirurgico, con sale operatorie a norma e anche per lunghi ricoveri,  le day surgery, dotate di sale operatorie a norma uguali a quelle delle case di cura, ma adatte a ricoveri di massimo 24 ore e dall’altra, gli ambulatori chirurgici, che hanno dotazioni mediche minime in cui possono essere fatti solo piccoli interventi con anestesie locali. Questi spazi infatti non hanno impianti, dotazioni e filtraggio dell’aria che garantiscono la sicurezza e la sterilità necessaria quando si affrontano operazioni importanti. Inoltre sono privi di impianti di ossigeno o di strumenti per la rianimazione. Il problema è che spesso la legge, per esempio in Lombardia, non definisce i tipi di operazioni che si possono fare in queste strutture, ma solo il tipo di anestesia che si può effettuare. Dunque, la sicurezza del paziente è affidata esclusivamente al buon senso del chirurgo, ma è una garanzia insufficiente, anche perché purtroppo non tutti i medici sono scrupolosi.  Perciò può capitare che nello stesso ambiente in cui poco prima è stato medicato un paziente vestito e che indossa le scarpe, vengano eseguite operazioni importanti come liposuzione o mastoplastica additiva. Senza la minima attenzione alla sterilità e alla sicurezza del paziente che può incorrere in gravi infezioni, a volte anche fatali.

Quali sono le conseguenze?

Può capitare che, per risparmiare, il chirurgo dell’ambulatorio utilizzi, laddove sarebbe necessaria un’anestesia totale o una sedazione profonda (che non può essere praticata in un ambulatorio chirurgico) con la presenza dell’anestesista, farmaci anestetici locali in dosaggi elevatissimi con possibili gravi rischi per il paziente, perché potrebbero portarlo all’arresto cardiaco e alla morte. Come è accaduto in alcuni casi. Altre volte invece vengono trafugati farmaci di uso esclusivo ospedalieri e l’anestesista fa sedazioni profonde che potrebbero essere eseguite solo in day surgery o in casa di cura, perché gli ambulatori non sono adeguati a ospitare tali interventi.

Ma i problemi non sono finiti qui. Purtroppo molti medici nel settore della chirurgia estetica si spacciano per specialisti o per esperti, esibendo master che però non garantiscono alcuna preparazione reale.

Dunque come si possono tutelare i pazienti?

Bisogna innanzitutto consultare il sito della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) o dell’AICPE (associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica) prima di affidarsi a un medico qualsiasi che magari millanta titoloni che però non hanno alcun valore.

I titoli validi possono essere verificati sul sito fnomceo.it anagrafica.

Il vuoto normativo è molto grave perché non tutte le persone sono in grado di tutelarsi da sole, per questo occorre una legge che possa proteggerle. Questa mancanza è ancora più grave nell’ambito della chirurgia estetica dove i costi di solito sono a carico dei pazienti. Così, spesso allettati dalla possibilità di risparmiare, i più ingenui finiscono nelle mani di medici poco scrupolosi che come dicevo eseguono operazioni delicate in ambulatori chirurgici con tutti i rischi del caso.
Con una legge del 2012 è stato istituito il registro nazionale e regionale delle protesi che però resta quasi del tutto disatteso e sconosciuto ai più. La tracciabilità delle protesi è possibile solo attraverso la conservazione dei tagliandi identificativi nella cartella clinica, peccato che negli ambulatori chirurgici non esistano cartelle cliniche o registri operatori. A quel punto non c’è più alcuna traccia di ciò che è stato inserito nel corpo del paziente.
Ad aggravare la situazione è l’ignoranza diffusa attorno alla chirurgia estetica i cui interventi vengono sottovalutati ed etichettati da certi media come “operazioni da pausa pranzo”, mentre invece sono operazioni a tutti gli effetti. Dunque bisogna diffidare di sconti facili e prezzi low cost, perché quello che non paghi non compri. E in questo caso potrebbe essere l’anestesista che se fosse necessario potrebbe salvarti la vita. Per questo lo Stato dovrebbe definire delle leggi nazionali che tutelino la sicurezza dei pazienti.

Tra l’altro affidarsi a chirurghi non specializzati, magari perché meno cari, comporta più rischi e risultati pessimi?

Ovviamente, il professionista competente deve essere un tecnico preciso e al contempo avere un elevato gusto estetico. Il vero professionista sa ottenere l’effetto desiderato, proponendo al paziente un percorso personalizzato, perché la medesima operazione ha conseguenze diverse su soggetti differenti.

Lo vediamo anche in molte vip che dopo i ritocchini sono irriconoscibili. Altre però anche a 60 anni sembrano delle 20enni, eppure negano di aver fatto interventi. Che ne pensa?

Mentono. Sharon Stone ne è un esempio. Sicuramente avrà fatto due o tre lifting. È impossibile non invecchiare senza far nulla. L’importante è intervenire nel modo giusto e all’età giusta. Non bisogna aspettare d’invecchiare per poi ringiovanire. La questione è che nella chirurgia estetica si notano solo gli errori, non gli interventi riusciti bene.

Paolo Santanchè

Il dottor Paolo Santanchè

 

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