Samuele Bartoletti dal bullismo alle passerelle della fashion week

Samuele ha 23 anni, un fisico statuario che l'ha portato a sfilare, ma nel suo passato c'è una storia di bullismo subito e di una maschera portata per farsi accettare

Irene Vella Giornalista televisiva Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Il bellissimo viso di Samuele Bartoletti mi é comparso una mattina su Instagram mentre stavo guardando le stories di Paolo Camilli (che se non conoscete dovete assolutamente recuperare qui). Era un video particolare il suo, di circa trenta secondi, raccontava la storia di uno studente seduto nel suo banco che ascoltava le parole della professoressa che invitava i ragazzi a rispettare un dress code per la festa della scuola, rigorosamente smoking elegante. I suoi occhi si velavano ascoltando le prese in giro dei compagni, c’è chi scommette sul suo arrivo in minigonna e tacchi, chi se lo immagina fuori contesto e fuori luogo, poi arriva il giorno della festa e Samuele splende con il suo trucco, la sua meravigliosa capigliatura selvaggia. Si guarda intorno con un po’ di timore, e viene invitato a ballare da un altro ragazzo, come nella più bella delle favole.

In quei secondi tu capisci tutto, senti il suo dolore, la sua gioia, percepisci il bullismo subito, ma anche la forza della consapevolezza, l’aver trovato le parole per raccontare la sua storia attraverso delle immagini che ti entrano dentro, capisci che quel linguaggio è perfetto per chi voglia capire i tormenti delle nuove generazioni, ma anche la forza di affermare di se stessi, anche contro tutto e tutti. E viste le visualizzazioni, quasi un milione, ho capito che quello fosse il registro giusto per entrare nel cuore della gente. Così non mi sono fermata al primo video, ma li ho guardati tutti, ho scorso il suo profilo e le sue foto, e ho deciso che meritava di essere raccontato, quando poi ho visto che anche la settimana della moda si era accorta di lui, regalandogli una sfilata da principessa, ho capito fosse arrivato il momento di intervistarlo.

Samuele da dove nasce l’esigenza di comunicare attraverso i social?
Nasce dal mio desiderio di lanciare un messaggio di libertà. Ho sempre avuto difficoltà nell’esprimermi attraverso le parole e ho cercato fin da subito un mezzo attraverso il quale potermi raccontare. Tutto è partito con la fotografia e da lì è nata la mia passione verso questo mondo espressivo tra arte, video, foto. Mi ricordo che qualche anno fa ho iniziato a dipingere degli autoritratti dove ero immerso in una natura incontaminata, ricca di piante e fiori, indossavo abiti eleganti, colorati e guardando quei dipinti ogni volta pensavo: “Perché nella realtà non posso essere così libero come mi vedo in questi quadri?” E da lì ho iniziato un percorso per esprimermi. La libertà è ciò che mi rende e mi fa sentire vivo.

Dai tuoi video si evince che tu abbia avuto problemi di bullismo, puoi raccontarceli? 
Ho vissuto un’adolescenza indossando una maschera per potermi sentire adeguato agli occhi degli altri ma nonostante questo, parte di quello che ero e reprimevo, veniva notato e c’era chi coglieva ogni occasione per prendere di mira ogni mia insicurezza. Ho subito parole, gesti, minacce, come lame taglienti che con il tempo mi facevano allontanare sempre di più dalla persona che ero veramente. Credevo di meritare quegli insulti perché mi sentivo sbagliato per questo mondo, a volte pensavo esistesse un universo parallelo destinato a me e che io fossi capitato in quello sbagliato. A scuola cercavo in tutti i modi di non farmi notare, perché ogni volta venivo ricordato come il ragazzino “effeminato” e altri termini che per la mia sensibilità non riesco neanche a scrivere. Le maestre dicevano che spesso ero tra le nuvole, in effetti a ripensarci mi ricordo che spesso mi estraniavo dalla realtà e creavo mondi immaginari dove potevo essere me stesso, danzavo felice e percepivo una sensazione di libertà, che mi scaldava, mi avvolgeva e mi faceva sentire leggero, ma quando mi svegliavo sentivo la pesantezza di una società che mi schiacciava con tutti i suoi stereotipi, pregiudizi, imprigionandomi in una gabbia oscura. Per questo scappavo dalle situazioni, mi nascondevo, come quando per esempio nell’ora di ginnastica, tornavo nello spogliatoio e vedevo tutti che ridevano tra di loro con battute nei miei confronti. Allora per evitare di riceverle ogni volta, correvo più che potevo appena suonava la campanella per cambiarmi e uscire. Mi ricordo quella corsa, quell’ansia, quella paura, nessuno capiva, nessuno sapeva perché corressi così veloce.

Pur essendo giovane si capisce che tu abbia una grande consapevolezza, da dove scaturisce?
Dal mio desiderio di libertà. Quando ho iniziato a esprimermi ho scovato una forza interiore che mi ha dato il coraggio di non arrendermi di fronte alla paura della società e dei suoi pregiudizi. Per anni mi sono sentito intrappolato in una prigione che non mi permetteva di vedere oltre la realtà che conoscevo, che la società voleva farmi credere fosse la normalità. Ma quando ho avuto il coraggio di sporgermi e guardare oltre l’orizzonte, ho visto in lontananza me stesso con un’altra luce. È stato come rinascere una seconda volta e la paura del giudizio svanisce perché la tua libertà vale molto di più. Mi sentivo come intrappolato in una torre, dove c’era una piccola finestra, dalla quale si scorgeva la vista di un meraviglioso oceano e in lontananza sull’orizzonte una figura luminosa, libera, coraggiosa che mi guardava come se mi aspettasse da tempo, dovevo solo farmi coraggio, lasciarmi andare e buttarmi tra le onde del mare per raggiungerla. Affrontando quell’oceano ho raggiunto la mia libertà.

Quando hai capito che il tuo corpo non rappresentava il tuo sentire?
Più che il mio corpo, la maschera che indossavo per sentirmi adeguato, ho sentito che dovevo toglierla. Dovevo trovare la forza di superare gli ostacoli ed è stato importante conoscere persone che hanno avuto il coraggio di esprimersi liberamente senza etichette. La prima persona che mi ha dato la forza è stata Frida Kahlo. Quando ho iniziato a leggere la sua storia sono rimasto affascinato dai suoi dipinti, dalla sua forza e dal suo coraggio di essere se stessa, fregandosene di come la società voleva che fosse. Lei era libera. Anche i social come “tiktok” mi hanno aiutato a non sentirmi solo. Vedere persone che hanno il coraggio di esprimersi liberamente mi ha dato ancora più forza per provare a essere portavoce di un messaggio di libertà, raccontando la mia storia per far aprire gli occhi a chi non riesce guardare oltre. Per far capire che nel rispetto e nell’educazione verso gli altri e verso se stessi si può essere ciò che si desidera. Senza per forza dover rispettare canoni e stereotipi o incasellarsi in delle categorie.

Che rapporto hai con la tua famiglia? Ti appoggiano?
Con i miei genitori all’inizio è stato difficile, soprattutto per mia madre. Capivo il suo atteggiamento contrario, sapevo che proveniva da una famiglia molto tradizionale e non era abituata a certe dinamiche e realtà diverse da quelle che conosceva. Quando ha iniziato a capire che stavo intraprendendo una strada diversa che lei vedeva piena di ostacoli, ha avuto paura che qualcuno potesse ferirmi, quindi molte volte ha tentato di fermarmi, ma quello che ho fatto è stato dimostrargli, con il tempo con piccoli gesti e dimostrazioni, che quello che volevo essere mi rendeva felice e non costituiva niente di sbagliato. Dovevo solo concedergli il giusto tempo per comprendermi visto che non si era mai spinta oltre certe vedute. Gli dicevo sempre e gli dico tutt’ora “Bisogna essere liberi di esprimersi perché la vita è un dono prezioso e non voglio sprecarlo per essere qualcun altro, mi hai insegnato il rispetto e l’educazione ed è questo quello che conta. La gente giudicherà sempre ma bisogna vivere intensamente questa vita” e lei con il tempo ha capito.

Hai di recente sfilato durante la settimana della moda che effetto ti ha fatto?
È stata una esperienza meravigliosa, vedere quell’abito scelto per me mi ha riempito di gioia, una felicità profonda che mi ha commosso. Indossarlo e camminare fiero e orgoglioso di mostrare attraverso il mio corpo la bellezza di quell’abito mi ha emozionato, vedere le persone che mi guardavano con ammirazione e felicità è stata una vittoria. Anni fa mi sarebbe sembrato impossibile, ma in quel momento quel mondo immaginario di libertà che sognavo da bambino era diventato realtà e mi sono sentito veramente fortunato. Spero di vivere tante altre di queste occasioni.

Quali sono i tuoi sogni? 
Il mio sogno è quello di continuare a esprimermi e poter essere portavoce di un messaggio positivo di libertà. Vorrei poter lavorare come creatore di contenuti, raccontare storie attraverso un mezzo artistico, espressivo e mostrarmi per quello che sono, per aiutare e infondere forza a chi ha paura di esprimersi e essere un monito per chi ha una mentalità chiusa e non riesce a guardare oltre. Il mio messaggio può diventare un contributo importante, soprattutto in alcune società del mondo in cui domina un pensiero sbagliato, in cui purtroppo ancora oggi molte espressioni di libertà sono condannate anche con le pene peggiori.

Che consigli ti senti di dare a chi è vittima di bullismo?
Per anni mi sono chiesto chi veramente volessi essere, non trovavo mai la risposta, forse perché non volevo essere o appartenere a qualcosa, volevo semplicemente essere quello che sentivo. La società mi diceva come voleva che fossi, io l’ho seguita per un po’, ma è difficile vivere una vita che non è la tua. Quando guardo il mio passato vedo un’altra persona, un’altra vita e mi dispiace non riconoscere più quello che ero, perché quello che ho vissuto è stato un compiacere la società, la paura è stata più grande di qualunque volontà, la paura di essere “diverso”. Mi guardavo allo specchio e volevo essere felice, volevo guardarmi e riconoscermi, a volte ero felice perché mi sentivo normale, mi sentivo accettato. Se ci ripenso mi viene una terribile angoscia perché era una felicità costruita, falsa e mi rendo conto che le peggiori mancanze le ho fatte a me stesso, quando ho permesso che mi facessero sentire sbagliato solo perché non ero “giusto” per loro. Spesso mi chiedono: “Sei un uomo?” “Sei una donna?” “Qual è la tua identità?”. Io non voglio essere qualcuno, voglio semplicemente essere me stesso, non voglio identificazioni, non voglio costringermi, non voglio prigioni, voglio essere libero. Quello che mi sento di consigliare a chi ha paura di esprimersi è di trasformare quella che tutti considerano la tua debolezza nella tua più grande forza, così non avranno più modo di offendere o almeno le offese non avranno più il peso che avevano prima. Quando ero piccolo stavo male perché ogni volta mi riconoscevano o mi ricordavano come “il ragazzo effeminato” e questo mi faceva stare malissimo perché avrei voluto non essere notato, essere uguale agli altri. Adesso cammino a testa alta senza vergogna, fiero della mia unicità, guardo avanti, sorrido e mi emoziono per essere quello che ho sempre desiderato, dopo tanto tempo finalmente mi guardo allo specchio e mi riconosco. Adesso questa “femminilità” la mostro con orgoglio perché fa parte di me e mi rappresenta. Io sono così, aldilà dei generi “maschile” e “femminile”, sono una persona con la mia personalità, le mie caratteristiche e non ho intenzione di cambiare o inserirmi in una categoria per essere accettato. Immagino quanto possa essere difficile mostrarsi per quello che si è quando di fronte hai una società che ti opprime e ti dice come devi essere, bloccandoti davanti a un muro di stereotipi e pregiudizi, ma bisogna trovare la forza dentro di noi per superare quel muro. Non bisogna mai arrendersi perché la salita sarà sicuramente ripida e piena di insidie ma sono sicuro che la vista sarà unica e grandiosa.

 

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Samuele Bartoletti dal bullismo alle passerelle della fashion week