Le voci dei suoi bambini, Paolo le sentiva ogni giorno un po’ più lontane. A 39 anni, papà sportivo e sempre in movimento, faceva i conti con una sordità che avanzava di anno in anno, insieme alle frasi da farsi ripetere e discorsi colti a metà che diventavano sempre di più. Adesso, al Policlinico di Milano ha ricevuto un impianto cocleare totalmente impiantabile, inserito con la chirurgia robotica: è la prima volta in Italia che le due cose si incontrano in sala operatoria, e per lui significa poter recuperare l’udito senza indossare nulla.
Il tema riguarda moltissime famiglie. Secondo il Censis, in Italia circa 7 milioni di persone hanno problemi di udito, mentre i dati Istat parlano di oltre un milione dai 15 anni in su con una sordità grave, in larga parte anziani.
Sordità profonda a 39 anni: quando gli apparecchi acustici non aiutano più
I medici dell’Audiologia milanese lo conoscevano da tempo. La sua perdita uditiva ha un’origine genetica e negli ultimi anni è peggiorata senza sosta perché la coclea, la minuscola chiocciola dell’orecchio interno che trasforma le vibrazioni in impulsi nervosi, si stava consumando e i normali apparecchi acustici gli restituivano sempre meno.
Dopo esami rigorosi, è stato giudicato il candidato adatto per il Tici, un orecchio bionico interamente nascosto sotto la pelle e che, in Italia, ha fatto il suo debutto da appena 3 settimane.
Impianto cocleare totalmente impiantabile: come funziona l’orecchio bionico sotto pelle
Gli impianti cocleari più diffusi hanno una parte esterna, con microfono e processore agganciati dietro l’orecchio, che di solito si toglie per dormire e va protetta in acqua. Nel nuovo dispositivo ogni elemento, compreso il microfono, resta sotto la cute. Il suono viene raccolto attraverso i tessuti, convertito in impulsi elettrici e trasmesso a un sottile elettrodo inserito nella coclea, da cui raggiunge il cervello lungo il nervo acustico. Così l’ascolto prosegue dalla mattina alla notte, anche nel sonno o durante una nuotata.
La robotica otologica è già arrivata in diversi ospedali italiani, da Siena a Roma; a Milano, per la prima volta, è stata usata per un dispositivo completamente sottocutaneo. A guidare l’intervento è stato il professor Diego Zanetti, direttore dell’Audiologia del Policlinico, nell’Area Chirurgica diretta da Lorenzo Pignataro. Accanto a lui il neuroradiologo Giorgio Conte e i colleghi della Neuroradiologia Interventistica, che hanno studiato Tac e risonanza magnetica per scegliere l’elettrodo più adatto e orientare ogni passaggio.
Zanetti ha spiegato che il robot ha reso ogni gesto più preciso, proteggendo i tessuti fragilissimi dell’orecchio interno e accorciando i tempi di recupero. L’operazione, in anestesia generale, è durata qualche ora e Paolo è tornato a casa dopo appena due giorni.
Il direttore generale Nicola Vincenzo Orfeo vede in questo primo caso il frutto di dispositivi di nuova generazione uniti a una ricerca che porta in fretta le scoperte al letto del paziente. Al Policlinico la sordità viene curata a ogni età, dai bambini agli anziani.
I tessuti devono cicatrizzare per bene, poi, a circa tre settimane dall’intervento, il dispositivo verrà acceso. Da quel giorno Paolo potrà dimenticare l’apparecchio da proteggere dall’acqua o da ritrovare quando scivola via. Soprattutto potrà ascoltare, nitide, le voci dei suoi bambini. È questo, confida, il regalo più grande.