Riccardo Cocciante, quanto è alto: la statura che “lo ha fatto cantare”

La statura di Riccardo Cocciante è stata per anni fonte di insicurezze. Oggi, invece, il suo look è diventato inconfondibile, a partire dai celebri capelli ricci

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

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Ottant’anni compiuti lo scorso febbraio e praticamente nessuna intenzione di fermarsi. Riccardo Cocciante nel 2026 è tornato con un disco di inediti dopo vent’anni, un nuovo tour e l’ennesima stagione di Notre Dame de Paris. Eppure c’è qualcosa che, almeno a guardarlo, sembra non essere cambiato quasi per niente: quella figura minuta e soprattutto la massa di capelli ricci che ormai è parte del personaggio tanto quanto la sua voce.

Proprio il suo aspetto, però, per Cocciante non è sempre stato un dettaglio innocuo. Agli inizi della carriera si sentì dire di non avere il fisico giusto per fare il cantante e per anni la sua altezza gli provocò complessi e insicurezze.

Quanto è alto Riccardo Cocciante

Andiamo subito al dunque: Riccardo Cocciante viene indicato come alto circa 1 metro e 67. È questa, per esempio, la misura riportata da IMDb, anche se online si trovano cifre differenti e alcune biografie gli attribuiscono un’altezza inferiore, intorno al metro e 60.

Una dichiarazione ufficiale del cantautore con tanto di centimetri, in realtà, non c’è. Cocciante ha però parlato apertamente della propria statura e di quanto abbia condizionato il modo in cui si vedeva da ragazzo. E su questo è stato decisamente meno vago.

Ero troppo piccolo, non avevo il fisico del cantante”, ha raccontato in alcune interviste, ricordando le discriminazioni subite agli inizi. Parole che oggi sembrano quasi assurde pensando a una carriera lunga oltre cinquant’anni, ma che all’epoca ebbero conseguenze molto concrete sulla sua autostima.

Cocciante ha ammesso di aver avuto “grandi complessi di inferiorità”, di vedersi brutto e di essere diventato ancora più introverso proprio perché non si sentiva conforme all’immagine che gli altri pretendevano da un artista.

Riccardo Cocciante, i capelli ricci che sono diventati la sua firma

Se c’è invece un elemento del suo aspetto che il tempo non è riuscito a cancellare, sono i capelli ricci. Folti, voluminosi, spesso portati abbastanza lunghi da incorniciare completamente il viso: basta guardare una fotografia senza didascalia per riconoscerlo.

È curioso perché Cocciante, al contrario di tanti artisti che hanno costruito la propria immagine attraverso trasformazioni continue, non ha mai avuto bisogno di reinventarsi esteticamente. La chioma cambia lunghezza, il colore naturalmente si modifica con gli anni, ma la sostanza rimane. I ricci delle fotografie degli anni Settanta sono, in qualche modo, ancora lì.

Anche il guardaroba segue più o meno la stessa filosofia. Sul palco Cocciante predilige spesso completi dalle linee semplici, soprattutto scuri, anche se non sono mancate negli anni incursioni nel bianco. Pochi orpelli, nessuna particolare ossessione per le tendenze e un’immagine che finisce per essere riconoscibile proprio perché non sembra studiata per esserlo.

E la spiegazione, probabilmente, l’ha data lui stesso. Parlando degli artisti contemporanei, Cocciante ha criticato quella che considera un’eccessiva attenzione all’immagine: “Oggi c’è troppa attenzione al look”. Lui stesso ha spiegato di curarsi, naturalmente, ma senza sentire il bisogno di fare “cose strambe” soltanto perché deve salire su un palco. D’altronde, quando la musica è buona non c’è bisogno di ulteriori distrazioni.

Una posizione piuttosto coerente per qualcuno che, paradossalmente, un look riconoscibilissimo ce l’ha da mezzo secolo. Solo che non sembra averlo mai progettato a tavolino.

“Mi vedevo bruttissimo”: il rapporto difficile con il suo aspetto

Dietro quella scelta di non trasformarsi in un personaggio costruito c’è probabilmente anche il rapporto non semplice che Riccardo Cocciante ha avuto con la propria immagine. Quando oggi racconta di essersi visto per anni “bruttissimo”, non lo fa con falsa modestia: da giovane era realmente convinto che il proprio fisico potesse impedirgli di lavorare nella musica.

Gli era stato fatto capire che essere basso e non corrispondere a una certa idea di cantante fosse uno svantaggio. Il successo di Anima, nel 1974, cominciò a smontare quella convinzione. Poi arrivarono Bella senz’anima, Margherita, Quando finisce un amore, Sanremo e tutto quello che è venuto dopo.

C’è persino un curioso cortocircuito nella sua carriera: nel 2013 Cocciante è diventato coach di The Voice of Italy, programma che almeno nella sua fase iniziale si basa sulle audizioni al buio. I giudici non vedono chi canta e devono scegliere esclusivamente ascoltandone la voce. La sua concorrente Elhaida Dani vinse la prima edizione.