#acasadi Pamela Anderson, la proprietà esclusiva sull’isola di Vancouver

Pamela Anderson si è lasciata alle spalle il clamore di Hollywood, preferendo una vita più raccolta e sostenibile nell'antica tenuta dei nonni, che ha completamente restaurato

Foto di Nicoletta Fersini

Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

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Il clamore di Hollywood e il sole dorato della California sono ormai un ricordo lontano, per Pamela Anderson: la felicità più autentica ha il sapore di un ritorno a casa. Nella quiete selvaggia di Ladysmith, sull’isola di Vancouver, la diva ha riscoperto sé stessa, restaurando la storica tenuta di famiglia affacciata sul Pacifico. Un rifugio dell’anima, poetico e appartato, dove il lusso cede il passo ai felici ricordi d’infanzia.

Il ritorno alle radici nella tenuta dei nonni

Dopo aver venduto la sua villa californiana durante la pandemia, la star di Baywatch si è stabilita definitivamente in una proprietà di sei acri acquistata dai nonni materni negli anni Cinquanta, anticamente nota come Arcady. Una tenuta affacciata alla costa oceanica, che custodisce le memorie più intime della sua infanzia, ragion per cui Pamela Anderson si è sempre rifiutata di cedere a offerte milionarie e proposte “indecenti”. Tutto per tutelare l’integrità del paesaggio.

La vasta opera di restauro, che ha richiesto investimenti considerevoli ed è stata documentata nella serie televisiva Pamela’s Garden of Eden, è stata concepita proprio nel rispetto assoluto per l’ambiente circostante. Tanto per fare un esempio, l’attrice ha vietato tassativamente il taglio delle piante autoctone e degli alberi secolari della tenuta, considerati presenze vive con cui mantenere un legame profondo.

Gli interni tra fascino cottagecore e tocchi rétro

Per un lavoro tanto importante, la Anderson si è affidata alle sapienti mani della designer d’interni canadese Francesca Albertazzi.

Parte del restauro ha riguardato la Roadhouse, un tempo utilizzata dai nonni come sala da tè e spaccio di paese, che oggi è la dimora principale. Qui gli ambienti mixano accenti boudoir, atmosfere rétro e una raffinata palette cromatica dominata da tonalità chiare e luminose. Una delle metamorfosi più riuscite riguarda il seminterrato, originariamente un disordinato deposito di bauli, che è stato trasformato in una scenografica lavanderia country chic corredata da una mudroom e oggetti d’epoca.

La Guest Cabin, destinata a ospitare i figli Brandon e Dylan, è decorata con una sontuosa carta da parati floreale firmata Colefax and Fowler che dialoga armoniosamente con le ortensie esterne, accompagnata da una seduta a incasso baciata dalla luce naturale. Infine, c’è la serra botanica, uno spazio di lavoro rurale in cui vasi in terracotta e arredi in ferro battuto convivono con lo sfarzo inaspettato di un imponente lampadario di cristallo.

Un esempio virtuoso di sostenibilità

Fedele alle sue convinzioni ambientaliste e al rigido regime vegano, l’attrice ha concepito la tenuta come un microcosmo ecologicamente virtuoso: pannelli solari, cisterne per il recupero delle acque meteoriche, distese di trifoglio pensate per trattenere l’umidità nel suolo a fronte del riscaldamento globale. Tutto è pensato nel nome della sostenibilità.

Cuore pulsante della parte esterna è rappresentato da un orto biologico di oltre 460 metri quadrati, arricchito da un grande roseto le cui fioriture continuano a colorare la tenuta anche nei mesi autunnali.

Per l’attrice, la rinascita di questo giardino ha coinciso con quella personale e ogni stagione si colora di toni ed emozioni diverse. Di recente ha parlato dell’autunno, che considera la “stagione dell’anima”: tra una passeggiata sul molo privato, il rito mattutino di lanciare ai suoi cani ortaggi colti dall’orto e momenti di lettura all’aperto, la quotidianità di Pamela Anderson si veste di serenità.