Ornella Vanoni manca. Manca la sua voce, certo, ma forse ancora di più manca tutto quello che arrivava insieme alla voce. Le interviste imprevedibili, le risposte date senza preoccuparsi troppo di come sarebbero suonate il giorno dopo, le risate, le provocazioni, quella capacità tutta sua di parlare della morte e cinque minuti dopo di un vestito Dior. Mancano la voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria. E nel suo caso non è neppure un modo di dire.
Il 22 settembre Ornella Vanoni avrebbe compiuto 92 anni. È il primo compleanno senza di lei, dieci mesi dopo la notte del 21 novembre 2025, quando è morta nella sua casa di Milano a 91 anni. La sua città ha deciso però che questa data non passerà tanto facilmente: il Piccolo Teatro la ricorda con Diario sentimentale di una donna libera, l’omaggio in parole e canzoni firmato da Pacifico, che tornerà ogni 22 settembre fino al 2028.
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Ornella Vanoni e l’addio che si era organizzata da sola
Anche sul proprio funerale Ornella Vanoni aveva le idee piuttosto chiare. Milano l’ha salutata in lutto cittadino nella chiesa di San Marco, a Brera, il quartiere dove viveva e che era diventato casa sua anche nell’immaginario di chi la seguiva.
A suonare c’era Paolo Fresu. Non per caso: glielo aveva chiesto lei. Da Fabio Fazio aveva raccontato perfino il patto tra loro. Se fosse morto prima Fresu, al funerale avrebbe cantato Ornella. È andata diversamente.
E aveva già pensato pure al resto. Le ceneri le voleva disperse in mare, possibilmente a Venezia. Quanto all’abito, zero dubbi: “Il vestito ce l’ho, è di Dior”. Difficile immaginare una frase più sua. Durante il funerale la nipote Camilla Ardenzi ha cantato Senza fine, probabilmente la canzone che più di tutte sembrava destinata a stare lì.
Ornella Vanoni, l’aiuola che aveva chiesto in tv e la voce tornata a Sanremo
Davanti al Teatro Strehler, da gennaio, c’è anche un’aiuola dedicata a lei. L’idea era partita direttamente da Ornella Vanoni, naturalmente in televisione. Il giorno dopo la sua morte il sindaco Giuseppe Sala aveva ricordato quella richiesta fatta, come spesso accadeva con lei, senza capire fino in fondo dove finisse lo scherzo e iniziasse il desiderio vero.
Due mesi dopo l’aiuola era lì. Sulla targa ci sono poche parole: “Cantante, artista e donna libera”. Stavolta aggiungere altro sarebbe quasi superfluo.
Poi è arrivato Sanremo. A febbraio Camilla Ardenzi è salita sul palco dell’Ariston per cantare Eternità, il brano che la nonna aveva portato al Festival nel 1970. Sul finale, da un vecchio filmato in bianco e nero, la voce di Ornella Vanoni si è unita a quella della nipote.
Era quasi l’una di notte e l’orario dell’omaggio ha fatto discutere. Camilla ha raccontato che dalla nonna ha imparato soprattutto una cosa: “Non pensarci troppo”. Detto da Ornella, torna tutto.
La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria compie 50 anni
A novembre torna anche La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria, il disco inciso nel 1976 con Vinicius de Moraes e Toquinho. L’uscita arriva a pochi giorni dal primo anniversario della morte di Ornella Vanoni e celebra i cinquant’anni di uno dei suoi album più amati.
Nella riedizione ci saranno anche le conversazioni in studio tra Ornella, Vinicius e Toquinho, rimaste fino a oggi nei nastri originali. Chiacchiere, battute e tutto quello che succedeva mentre i tre lavoravano al disco. Materiale rimasto lì per mezzo secolo e che adesso verrà pubblicato insieme alle canzoni.
Ornella Vanoni e Gino Paoli, due compleanni separati da un giorno
Il giorno dopo Ornella, il 23 settembre, avrebbe compiuto gli anni Gino Paoli, morto il 24 marzo scorso a 91 anni. Due compleanni uno dietro l’altro, come se persino il calendario avesse deciso di tenere vicine due persone che hanno passato una vita a lasciarsi, ritrovarsi, punzecchiarsi e volersi bene a modo loro. Alla camera ardente di Ornella Vanoni, Gino Paoli aveva mandato un cuscino di rose gialle. Sul nastro una sola parola: Gino.
E proprio nella notte tra i loro due compleanni esce Quando ti rivedrò, l’ultimo brano inedito che avrebbero dovuto registrare insieme. L’appuntamento era fissato a casa di Paoli, a Nervi. Ornella Vanoni è morta tre giorni prima. Nella registrazione, al posto della sua voce, è rimasta la tromba di Paolo Fresu.
Gino Paoli aveva commentato la cosa esattamente come ci si sarebbe aspettati da lui parlando di lei: “Lei ha avuto la pessima idea di andarsene appena prima di registrarla”. E subito dopo: “Tipico suo, in fondo”.
Due anni prima, per i novant’anni di entrambi, si erano scambiati gli auguri attraverso l’Ansa. Paoli aveva liquidato la questione spiegando che Ornella, degli auguri, poteva tranquillamente fare a meno: “È dura come il quarzo”. Lei gli aveva risposto con un “Tu come gatto sei pigro Ron Ron”. Forse il modo migliore per raccontarli è proprio questo: solo loro due, fino all’ultimo, capaci di prendersi in giro.