Mickey Rourke oggi si trova a combattere il match più difficile: quello contro la realtà. A 73 anni, l’iconico protagonista di 9 settimane e ½ e The Wrestler è finito al centro di un vero paradosso mediatico, che mimxa solidarietà e dignità. In meno di quarantotto ore, una raccolta fondi lanciata su GoFundMe ha superato i 100.000 dollari per salvarlo dallo sfratto, ma l’attore si è dissociato da tutto questo. La sua risposta è stata un urlo di dolore che ha gelato i fan, si è detto umiliato da un’azione che non aveva richiesto e su cui non avrebbe avuto alcun controllo. Dopo queste dichiarazioni, è intervenuta la sua storica manager Kimberly Hines.
L’urlo di Mickey Rourke contro la “carità”
Tutto nasce dalle macerie di un bungalow storico a Beverly Grove, a Los Angeles, dove Mickey Rourke viveva tra infiltrazioni e ricordi. Con un debito di oltre 59.000 dollari verso il proprietario Eric Goldie, lo sfratto è diventato una minaccia concreta. Secondo il team dell’attore, non sarebbe in grado di gestire la propria fragilità oltre che la situazione in sé, al punto da non possedere neanche un conto in banca.
È per tale ragione che è stato aperta una campagna GoFundMe per raccogliere il denaro sufficiente a coprire ogni spesa a nome di Rourke. O almeno, così si pensava.
Dopo aver raggiunto in poco meno di due giorni la stratosferica cifra di 100.000 dollari, l’attore ha preso in mano il proprio profilo Instagram, sfogandosi con i fan. Con la voce rotta dalla frustrazione e il suo cane Lucky tra le braccia, ha rinnegato la campagna Support Mickey to Prevent Eviction, definendola un insulto alla sua storia.
“Qualcuno ha messo in piedi una specie di fondazione per raccogliere soldi come se fossi un caso di carità, e quello non sono io. (…) Se avessi bisogno di soldi, non chiederei alcuna fo***ta carità. Piuttosto mi sparerei“, ha dichiarato. Rourke ha esortato i fan a riprendersi il denaro, ammettendo di aver gestito male la propria carriera e i propri guadagni, ma rivendicando la forza di chi ha affrontato vent’anni di terapia per cambiare e migliorarsi.
La risposta della manager Kimberly Hines
Di fronte alla reazione così forte dell’attore, la sua storica manager Kimberly Hines ha deciso di rilasciare un’intervista a The Hollywood Reporter, per chiarire la sua posizione.
“Nessuno sta cercando di truffare Mickey“, ha spiegato, precisando che la raccolta fondi è nata per evitare che finisse letteralmente in mezzo alla strada. “Gli abbiamo detto: ‘Mickey, ci sono persone che vogliono aiutarti’. Lui ha risposto ‘Ok, fantastico’. Non credo avesse capito davvero cosa stesse succedendo, poi è scoppiato il delirio mediatico ed è andato fuori di testa”. Vi sarebbe stata un’incomprensione di fondo, quindi, alla base di queste tensioni.
Hines ha precisato: “Quei soldi andranno a Mickey. Non a me. E se Mickey non vuole più quei soldi e decide: ‘Non voglio aiuto, è come se fosse beneficenza’, i soldi verranno restituiti“.
L’attore è stato trasferito dapprima in un hotel a West Hollywood e successivamente in un nuovo appartamento a Koreatown, con le spese anticipate personalmente dal suo management.
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