Morto Maurizio Diliberto, chi era il regista “gentiluomo” e papà di Pif

Un documentarista esperto e delicato, amatissimo da numerose comunità siciliane. Una grande ispirazione per suo figlio Pif, che oggi segue le sue orme

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Luca Incoronato

Giornalista

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È morto all’età di 83 anni Maurizio Diliberto: regista, giornalista e documentarista della sede Rai di Palermo. Si è spento il 22 maggio 2026, lasciandosi alle spalle un pezzo della storia della televisione siciliana da lui rappresentata.

Oggi si corre il rischio di parlare di lui, omaggiandolo, citandolo come “il padre di Pif”, ma si tratta di un uomo che ha dedicato la propria carriera al racconto della Sicilia, sfruttando cervello, animo poetico e una macchina da presa. Il tutto sempre con delicatezza e rispetto, il che gli è valso qualcosa in più di alcuni riconoscimenti professionali: l’affetto sincero di intere comunità.

Una vita dietro la telecamera

Nato a Palermo il 29 maggio 1942, Maurizio Diliberto era entrato in Rai negli anni in cui la televisione pubblica italiana era (quasi) l’unico strumento per raccontare il Paese nelle sue varie sfaccettature. La sua base operativa è sempre stata la sede Rai di Palermo, dove nel tempo ha costruito la sua carriera, silente su scala nazionale ma solidissima. Il tutto dedicato al documentario e al raccolto del territorio siciliano.

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Non è mai andato a caccia di riflettori e non ha mai coltivato il sogno delle sedie di Roma o Milano. Nella sua Sicilia trovava le storie che davvero voleva raccontare: i paesi dell’entroterra, le tradizioni che svaniscono tra le generazioni, il terremoto, le vite di persone che, altrimenti, nessuno avrebbe mai filmato. Le loro parole e i loro volti sono ora eterni grazie a lui.

Le opere che raccontano un’isola

Tra i suoi lavori più significativi segnaliamo di certo:

  • Appunti su una città sconosciuta, che offre un ritratto intimo di Palermo lontano dalle cartoline turistiche;
  • Casa Paterna, un documentario sulle radici, la famiglia e il senso di appartenenza;
  • Gelsomini d’Arabia, storia che intreccia Sicilia e Medio Oriente;
  • Viva la Sicilia… punto e basta, che è di fatto una dichiarazione d’amore alla sua terra;
  • Sulle rive del Belice, documentario sul terremoto del Belice del 1968, ovvero una delle pagine più dolorose della storia sicula, raccontata attraverso le voci di chi l’ha vissuta

Proprio quest’ultimo lavoro gli è valsa la cittadinanza onoraria di Santa Margherita Belice, ovvero il paese simbolo del sisma. Un riconoscimento che per lui ha significato più di qualsiasi premio televisivo. Parliamo infatti della gratitudine di un’intera comunità.

Il padre di Pif: un’eredità visibile

Come detto, oggi si parla di Maurizio Diliberto come del “padre di Pif”, ma senza lui e il suo esempio quotidiano, non ci sarebbe mai stato alcun Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto. Ha infatti raccontato come la passione per il cinema sia nata proprio in casa, guardando suo padre lavorare.

A soli 10 anni era già innamorato della macchina da presa. Da lì, poi, il percorso è noto, passando per MTV per poi arrivare al set, lavorando come assistente alla regia di Marco Tullio Giordana ne I Cento Passi, passando poi a Mediaset come autore e inviato de Le Iene, ritrovandosi a creare Il Testimone su MTV, per poi debuttare come regista con La mafia uccide solo d’estate. Un film che, non a caso, parla di famiglia, di Sicilia, di storie ordinarie dentro una cornice straordinaria. Temi che Pierfrancesco aveva respirato fin da piccolo, guardando suo padre montare documentari nel salotto di casa.