Un anno fa, un ricovero d’urgenza per pancreatite acuta. Un corpo trasformato, chili persi, la certezza improvvisa che l’ironia – per quanto efficace – non basta a tenere tutto insieme. Luciana Littizzetto lo racconta senza sconti nell’intervista al Corriere della Sera, rilasciata in occasione del suo primo romanzo Il tempo del la la la (Mondadori, 21 aprile 2026): “Ho avuto tante persone intorno a me. Però in quei momenti ti manca un compagno, quell’intimità che ti permette di piangere, di dire: ho paura”.
Luciana Littizzetto parla della malattia
Il febbraio del 2025 ha cominciato in ospedale, al Gradenigo di Torino. Dolore addominale acuto, diagnosi immediata e poi ricovero. “Niente, martedì mi sono sentita male, sono corsa al pronto soccorso” ha raccontato in collegamento telefonico a Che tempo che fa. Suo figlio Jordan ha voluto dormire nella sua stanza d’ospedale, segno di un legame che va ben oltre l’affido. Ma è stata proprio quell’esperienza a farle mettere a fuoco il bisogno di una presenza al suo fianco, quella che non richiede di essere forti per forza.
Alla pancreatite si è sovrapposta la menopausa, con il suo repertorio di effetti collaterali che Luciana Littizzetto enumera con precisione clinica e autoironia. Settantadue sintomi in tutto: capelli più fragili, pelle più sottile, insonnia, memoria a intermittenza. Il sintomo che disturba di più è la brain fog, la nebbia mentale: “Ricordi a memoria La nebbia agli irti colli nella versione di Carducci e di Fiorello, ma non ricordi più come si chiama il tuo amministratore di condominio o dove hai parcheggiato l’auto”. Un’immagine che molte donne di quella fascia d’età riconoscono istantaneamente e che nel romanzo diventa materia narrativa.
Il nuovo romanzo
Il tempo del la la la – titolo scelto da lei, ispirato a quel momento di stallo in cui le parole non arrivano e si va avanti a suon di nonsense – nasce proprio da questa esigenza. Tre amiche, Lola, Maura e Ida, si trovano a fare i conti con i sessant’anni, la menopausa e il senso di ciò che resta. Torino è quasi un personaggio a sé, descritta nei tratti più veri, con tanto di mappa per accompagnare il lettore tra le sue strade. Il libro è il ritratto di una Littizzetto che ha scelto un registro più maturo rispetto ai bestseller ironici del passato, senza rinunciare alla causticità, ma aggiungendo quella profondità che ha conquistato con gli anni. E con la fatica.
Vanessa e Jordan, arrivati in affido quando avevano 11 e 9 anni, oggi sono adulti: lei social media manager, lui nelle produzioni cinematografiche. Malgrado il tempo trascorso insieme, non sono ancora riusciti a chiamarla “mamma” ma continuano a chiamarla “Lu”. Ora però stanno aspettando che la burocrazia finalizzi la loro richiesta di prendere il cognome di Luciana, un dettaglio che dice tutto senza bisogno di aggiunte. Sul fronte sentimentale, dopo la lunga storia con Davide Graziano, batterista degli Africa Unite, conclusa nel dicembre 2018, la porta è rimasta aperta ma nessuno ha bussato. “So che potrebbe anche non arrivare più» ha detto, senza traccia di autocommiserazione e con la lucidità di chi conosce bene se stessa.