È possibile cambiare davvero lo stile di una donna che, negli ultimi quindici anni, ha trasformato la propria immagine in un linguaggio riconoscibile quasi quanto il suo nome? Kim Kardashian potrebbe essere vicina a scoprirlo. Nel suo guardaroba è entrato Law Roach, lo stylist che ha costruito insieme a Zendaya alcuni dei momenti moda più memorabili degli ultimi anni. E il primo indizio è già abbastanza eloquente da farci drizzare le antenne.
Kim Kardashian, il primo look con Law Roach arriva dall’archivio di Tom Ford
Per il gala inaugurale del Lucas Museum of Narrative Art a Los Angeles, Kim Kardashian ha scelto un abito vintage Yves Saint Laurent disegnato da Tom Ford per la collezione Autunno/Inverno 2004/05. Non un pezzo qualsiasi, ma il look numero 38 dell’ultima sfilata dello stilista americano per la Maison francese: uno di quegli abiti che arrivano sul red carpet portandosi dietro già una storia.
La silhouette aderente e allungata non tradisce affatto il DNA di Kim. Il corpo resta protagonista, la linea segue le forme e la sensualità non viene sacrificata sull’altare dell’archivio. La costruzione, però, racconta qualcosa di più complesso rispetto al classico abito fasciante che abbiamo visto tante volte nel suo guardaroba. Il vestito richiama infatti l’estetica del cheongsam, con un collo alto ricamato e una lavorazione decorativa di ispirazione orientale che incornicia il décolleté e accompagna una profonda apertura frontale.
È nero, scenografico ma rigoroso, prezioso senza trasformarsi in un esercizio di opulenza. E soprattutto appartiene a un momento molto preciso della storia recente della moda. Prima di Kim Kardashian, lo stesso modello era già entrato nell’immaginario grazie a donne come Céline Dion e Gong Li. Insomma, non siamo davanti semplicemente a un vestito vintage “bello da fotografare”, ma a un capo con un curriculum.
La scelta diventa ancora più interessante perché dietro il look c’è Law Roach. Dopo il gala, lo stylist ha condiviso le immagini di Kim definendola una “new client”. Due parole che, nel mondo della moda celebrity, bastano ad aprire scenari parecchio interessanti.

Law Roach può cambiare Kim senza trasformarla in Zendaya
L’errore più facile sarebbe immaginare Kim Kardashian improvvisamente vestita come Zendaya. Ma Law Roach non ha costruito la propria reputazione replicando lo stesso guardaroba da una cliente all’altra. Al contrario, il suo lavoro funziona quando riesce a individuare un’identità precisa e a spingerla un po’ più avanti.
Con Zendaya ha reso il red carpet parte integrante della narrazione dei suoi progetti. Ha lavorato su archivi, couture, riferimenti cinematografici, personaggi e method dressing, passando da silhouette estremamente romantiche a costruzioni futuristiche, vintage anni Novanta e completi maschili. Il risultato non è una formula, ma una sensazione: quando Zendaya arriva a un evento, il look raramente sembra scelto soltanto perché “le sta bene”.
Ed è probabilmente questo il terreno su cui potrebbe muoversi anche Kim Kardashian.
Kim ha già una grammatica estetica molto chiara. Ama le silhouette strette, i tessuti che seguono il corpo, le trasparenze, la pelle, i bustier, le linee scolpite e una palette spesso dominata da nero, nude e tonalità neutre. Negli anni ha attraversato fasi diverse, ma quasi sempre mantenendo un elemento centrale: il corpo come parte stessa della costruzione del look.
Law Roach potrebbe non avere alcun interesse a cancellarlo. Il primo styling suggerisce semmai il contrario. Ha scelto un vestito che sembra immediatamente credibile addosso a Kim Kardashian, ma gli ha aggiunto un livello di lettura diverso. La sensualità resta, solo che adesso dialoga con un archivio importante, con Tom Ford, con Yves Saint Laurent e con una precisa stagione della moda.

Più archivio, ma soprattutto più storia dietro ogni look
Kim Kardashian non scopre certo oggi il vintage. Negli ultimi anni ha indossato numerosi capi d’archivio e trasformato alcuni di essi in veri casi mediatici. Con Law Roach, però, potrebbe cambiare il modo in cui quei pezzi vengono scelti e soprattutto raccontati.
Il punto non sarebbe semplicemente indossare qualcosa di raro. Potrebbe diventare importante il perché di quella scelta.
Il Tom Ford per Yves Saint Laurent del 2004 è già un esempio piuttosto efficace: appartiene all’ultima collezione dello stilista per la Maison, ha una silhouette perfettamente compatibile con l’immagine di Kim e possiede una storia precedente legata ad altre celebri interpreti. Tutti elementi che trasformano il look in qualcosa che va oltre il semplice effetto fotografico.
Con Roach potremmo quindi vedere una Kim sempre più interessata ad archivi con una forte identità, couture storica, collezioni particolarmente significative e pezzi capaci di creare una conversazione con l’evento al quale partecipa.
È una differenza sottile, ma fondamentale. Un conto è indossare un abito meraviglioso. Un altro è arrivare su un red carpet con qualcosa che, ancora prima di essere fotografato, ha già una storia da raccontare.