Francesca Fioretti e la ricerca della verità: “Passato e presente ci chiedono coraggio”

Francesca Fioretti parla per la prima volta pubblicamente di Davide Astori rompendo il riserbo che ha sempre mantenuto. Solo per "la ricerca della verità"

Abbiamo sempre ammirato Francesca Fioretti. La sua riservatezza nell’affrontare il terribile lutto che l’ha colpita, l’improvvisa morte del compagno, padre della sua bambina, Davide Astori; la discrezione del suo dolore, mai ostentato o sbattuto in prima pagina sui social alla ricerca di commiserazione o condivisione. I pochi post pubblicati in questi anni, sempre pieni di poesia e significato. E una bellissima donna Francesca, ma se quella esteriore è stata la prima ad essere conosciuta e apprezzata, il suo biglietto da visita per entrare nel mondo dei “famosi”, è stata soprattutto quella interiore a venir fuori nel tempo e a renderla così speciale.

Oggi Francesca ha pubblicato un post, il primo in cui parla pubblicamente di Davide, in cui esplicitamente fa riferimento alla sua morte, al processo in corso per stabilirne le dinamiche e le cause. E lo fa per un motivo ben preciso: la ricerca della verità. L’unica cosa per la quale è pronta a mettersi in prima linea, a esporsi. Il perché lo scrive lei stessa: “Se esisteva anche la più piccola possibilità che avesse a disposizione un minuto in più, un’ora in più o la sua vita intera, io credo che quella possibilità dovesse essere esplorata, che lui meritasse di averla e che tutto ciò che l’ha ostacolata debba in caso venire alla luce. Per lui e per evitare che succeda di nuovo. Sento di dover essere presente alla prossima udienza, a dimostrare con forza e senza rancore, che solo lì la verità potrà essere accertata”.

La forza di questa donna, compagna e mamma meravigliosa, continua a stupirci.

In questi anni ho sempre voluto evitare dichiarazioni pubbliche sulla morte di Davide e sul processo in corso. Ho sempre confidato che l’onestà e la pulizia che Davide ha dimostrato fuori e dentro il campo avrebbero portato a risposte altrettanto oneste e pulite. È ancora così, ho ancora fiducia che accada. Leggo in queste ore notizie che non sarebbero dovute essere divulgate. Resto stupita da questo passo così avventato e dal fatto che venga fornita un’interpretazione parziale e contraddittoria di una perizia medica che rappresenta a ogni modo solo una di quelle di cui dispone la magistratura. Il processo in corso serve ad arrivare a una verità, che non sarà consolatoria in ogni caso: l’idea che la morte di Davide potesse essere evitata aumenta persino il dolore. Ma se esisteva anche la più piccola possibilità che avesse a disposizione un minuto in più, un’ora in più o la sua vita intera, io credo che quella possibilità dovesse essere esplorata, che lui meritasse di averla e che tutto ciò che l’ha ostacolata debba in caso venire alla luce. Per lui e per evitare che succeda di nuovo. Nutrivo molti dubbi sull’essere presente di persona alla prossima udienza, ora sento di dover essere lì, a dimostrare simbolicamente, con forza e senza rancore, che è solo in quell’aula che la verità potrà essere accertata, accettata e condivisa. Il passato e il futuro ci chiedono di essere coraggiosi

 

Il post di Francesca Fioretti

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