Ermal Meta, dedica d’amore all’Italia (da cui tutti dovremmo imparare)

Ermal Meta ricorda su Instagram il giorno in cui è sbarcato in Italia, inizio della sua seconda vita. E la dedica d’amore al nostro Paese è intensa e commovente

Ermal Meta è nato in Albania il 20 aprile del 1981. Ma il cantante considera “vera” data di nascita, inizio della sua seconda vita, il 16 giugno del 1994. Perché quello è il giorno in cui appena 13enne, è sbarcato in Italia, mandato dalla sua Terra, madre troppo povera per poter crescere tutti i suoi figli, tra le braccia di una “zia”. Con la quale non è stato amore a prima vista, ma che adesso ama alla follia, tanto da “arrabbiarsi quando vede che non la trattano con rispetto. Dimenticandosi che noi siamo di passaggio, lei no”. Anche se lei, “non si arrabbia mai, sorride sempre, anche se non amarezza”.

La dedica d’amore di Ermal Meta all’Italia, postata sul suo account Instagram nel giorno del 26esimo anniversario del suo arrivo via mare nel nostro Paese, è intensa e bellissima. Dovrebbero leggere tutti le sue parole, e imparare a trattarla con il giusto rispetto e devozione, soprattutto quelli che, come scrive Meta, non hanno dovuto faticare per farsi amare da lei. E forse per questo non ne apprezzano il vero valore.

Oggi compio 26 anni. Ero già vivo quando nacqui, avevo 13 anni e il 16 giugno del 1994 persi la vita che avevo per viverne un’altra. Attraversai il mare e misi i piedi su una terra straniera. Italia la chiamavano, si chiama ancora così. Non ne sapevo nulla, ma lentamente ho iniziato a guardarla e poi a vederla. Poi mi sono lasciato guardare a mia volta. Non fu amore a prima vista, ma qualcosa da costruire con fatica, pazienza, lotta e infine pace. Adesso siamo totalmente in simbiosi anche se ogni tanto mi fa perdere le staffe. Succede quando vedo alcuni che non hanno dovuto fare fatica per farsi amare da lei, trattarla come se ci fosse un posto più bello o migliore in cui vivere, quando l’arroganza viene chiamata forza, quando ci dimentichiamo che non saremo qui per sempre mentre lei si. Ci vedrà passare e lasciare tracce più o meno profonde. Lei non si arrabbia, sorride e a guardare bene, ogni tanto, in quel sorriso c’è dell’amarezza. Quando sbaglio le dico “dai sono giovane, ho solo 26 anni”, sperando di cavarmela, ma lei lo sa che ho barato, glielo ha detto la mia terra d’origine che si trova di fronte. Quella terra era una madre troppo povera e troppo disperata per occuparsi di tutti i suoi figli, così alcuni di loro li mandò da sua sorella, di fronte. Sotto il mare le loro mani sono avvinghiate dalla notte dei tempi come quelle di giganti sdraiati e noi piccoli uomini crediamo di appartenere a mondi diversi solo perché non vediamo con gli occhi questo legame. Non ci accorgiamo che parliamo la stessa lingua quando amiamo, quando gioiamo, anche quando ci incazziamo, quando ridiamo, quando ci abbracciamo, e che parliamo lingue diverse solo quando parliamo. Sorrido quando penso a quel giorno, ricordo che tremavo costantemente, come se facesse freddo. Avevo la sensazione di andare lontanissimo. Se potessi incontrare quel bambino per pochi secondi gli direi: “ehi, non ti preoccupare, stai solo andando a casa di tua zia che ti tratterà come un figlio.

 

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