C’è chi l’ha definito come “un gesto innocuo d’affetto” e chi come “un’invasione inaccettabile”, di certo l’immagine della mano insistente di una fan che toccava il viso di Can Yaman scendendo poi in basso, ha colpito un po’ tutti. Una mano arrivata all’improvviso sul volto dell’attore e che lui, dopo essersi irrigidito per un istante (e come dargli torto), ha immediatamente spostato in modo fermo, ma gentile.
Il video virale di Can Yaman
Il video che ritrae quel momento è stato girato durante la partecipazione di Can Yaman allo Spazio della Legalità di Piazza del Popolo in occasione del 174° anniversario della Polizia di Stato. Durante l’evento l’attore turco ha vissuto un vero e proprio bagno di folla, durante il quale una fan ha allungato la mano, toccandolo in un modo non richiesto. L’attore l’ha bloccata immediatamente, senza parlare nè perdere la calma.
L’episodio ha scatenato online un acceso dibattito riguardo il consenso e la necessità di stabilire un limite fisico. “E se fosse stato a parti invertite cosa sarebbe successo?”, ha domandato qualcuno, mentre altri cercavano di sminuire il gesto della fan, etichettandolo semplicemente come un atteggiamento dettato dall’eccessiva esuberanza e dalla felicità di incontrare l’attore.
Se al posto del divo ci fosse stata una fan oppure una collega, il giudizio sarebbe stato differente o, almeno, immediato, senza ricorrere a delle sfumature? Forse sì, ma non è questo il punto. Ciò che è accaduto apre altre questioni che riguardano, in modo ampio, il consenso che – spesso ce ne dimentichiamo – non ha genere o status sociale, ma soprattutto non è un concetto selettivo.
Limite e consenso: il video di Can Yaman un esempio per tutti
Il consenso vale sempre e per tutti. Pensare che Can Yaman, solamente perché è un uomo famoso ed è considerato ormai un sex symbol, debba tollerare un’attenzione fisica non richiesta, è semplicemente assurdo. Nessuno dovrebbe mai rinunciare ai propri confini corporei e la notorietà di un personaggio non è un lasciapassare per superare quel limite, per non chiedere permesso e per appropriarsi di un corpo che è solo suo.
Forse il punto non è cosa sarebbe accaduto se al posto di Can ci fosse stata una donna, nè il livello di indignazione che ci sarebbe stato. La questione è l’importanza – sempre più stringente – di normalizzare il diritto di tutti, sia uomini che donne, di sottrarsi ad un contatto fisico che non desiderano anche se proviene da un fan.
L’emozione travolgente, l’ammirazione e l’attrazione non sono e non possono essere un modo per giustificare l’invadenza o una scusa per ignorare un segnale – chiarissimo – di disagio.
E no, minimizzare o ironizzare, non sono i modi giusti per affrontare un episodio come questo. Perché è impossibile non sentirsi disturbati guardando Can Yaman che allontana quella mano invadente che lo tocca sul viso e sul petto, cercando di mantenere la calma, per poi proseguire con il suo giro di selfie e sorrisi.
Trasformare un episodio come questo, divenuto virale, in qualcosa da dimenticare, rischia di perpetuare, ancora una volta, una cultura in cui rispettare i limiti personali passa spesso in secondo piano. Eppure basterebbe poco. Basterebbe leggere il disagio – autentico e innegabile – di chi vede invaso il suo spazio senza consenso, cambiando prospettiva per cambiare anche le cose.