Sedersi al tavolo di un ristorante è uno dei gesti di fiducia più quotidiani che esistano: consegniamo la nostra serata, e senza pensarci troppo anche la nostra salute, a una cucina che non vediamo. Per chi convive con un’allergia alimentare grave, però, quella fiducia non è mai un automatismo.
Aldo Montano lo sa fin troppo bene: l’ex schermidore è finito in ospedale a Roma per uno shock anafilattico dopo una cena in un ristorante della capitale, ed è stato lui stesso a raccontarlo con un post pubblicato sul suo profilo Instagram.
“Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo”, ha scritto il campione olimpico di sciabola ad Atene 2004, che da sempre convive con una grave allergia alla caseina, la proteina del latte.
Cosa è successo ad Aldo Montano
Secondo quanto ricostruito raccontato, Aldo Montano aveva comunicato chiaramente la propria allergia al personale del ristorante prima di consumare la cena. Nonostante l’avvertimento, la reazione allergica è arrivata comunque, violenta al punto da rendere necessario il ricovero d’urgenza.
L’ex atleta sarebbe stato poi trasportato all’ospedale Santo Spirito di Roma. Nel suo sfogo, ha voluto rimettere i puntini sulle i, per l’ennesima volta, su cosa significhi davvero la sua condizione:
Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale.
L’appello sulle allergie alimentari
Passato lo spavento, l’ex schermidore ha trasformato il racconto in una denuncia che riguarda tutti noi, ogni volta che qualcuno al tavolo accanto pronuncia la parola “allergia” e viene liquidato con un sorriso distratto.
Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto.
Ha scritto Aldo Montano nel suo post-sfogo, aggiungendo che non esistono “piccole distrazioni” quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico.
Poi il messaggio finale, un monito rivolto a ristoratori e istituzioni:
È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore.
Nel post non sono mancati i ringraziamenti al personale sanitario che lo ha assistito con tempestività.
Una battaglia che dura da anni
Chi segue Aldo Montano da tempo, purtroppo, questa scena l’ha già vista. Nel 2010 l’ex campione era stato ricoverato dopo una cena in un ristorante di Milano Marittima, per una traccia impercettibile di formaggio nascosta in un piatto di zucchine.
Nel novembre 2015 era toccato a Forlì, dove a tradirlo erano stati dei grissini al pecorino e salvia, nonostante avesse avvertito il ristoratore del suo problema. Nel 2016, addirittura, un malore lo aveva colpito al Quirinale, durante la cerimonia per i settant’anni della Repubblica.
Già allora, sui social, Aldo Montano elencava le città delle sue corse in pronto soccorso, Forlì, Roma, Milano Marittima, Bologna, dicendosi stanco della poca attenzione riservata a una problematica così grave da parte delle istituzioni e di molte attività di ristorazione. Dieci anni dopo, l’elenco si è allungato di un’altra sera romana.