C’è un tratto di sabbia, a Los Monteros, che Antonio Banderas conosce a memoria. Ci ha passato quasi trent’anni di estati, di cene, di ritorni fra un set e l’altro. Poi quella casa è sparita – abbattuta nel 2024, dopo una controversia urbanistica lunghissima – e per un po’ è rimasto solo il terreno nudo davanti al Mediterraneo. Adesso lì c’è “Mi Calle”: la mia strada, il mio pezzo di mondo. Cinquecento metri quadrati, tre piani, un valore stimato attorno ai dieci milioni di euro.
La nuova villa di Antonio Banderas a Marbella
Los Monteros non è la Marbella dei rendering patinati e delle discoteche sul lungomare. È la parte discreta, silenziosa; Puerto Banús e il centro storico distano una manciata di minuti, ma sembrano appartenere quasi a un’altra zona.

Antonio Banderas è nato a Malaga. Ha vissuto ovunque, ha lavorato ovunque, e continua a tornare qui: negli anni ha continuato a investire in questa zona, anche attraverso progetti culturali legati alla sua città natale.
Secondo chi gli sta vicino, il legame con quel punto preciso della costa è soprattutto affettivo, e l’attore userebbe la villa soprattutto nei periodi liberi, d’estate, quando l’Andalusia torna a essere il suo quartier generale.
Il progetto di costruzione
“Mi Calle” ha già una storia, o meglio: l’ha avuta la casa che l’ha preceduta. “La Gaviota” nacque nel 1995, quando la vecchia villa era stata autorizzata durante l’amministrazione di Jesús Gil, ma presto nacquero contestazioni sui confini dell’area e sul rapporto con il demanio. Da lì si aprì una battaglia legale destinata a durare decenni.
Il percorso giudiziario proseguì tra sentenze, tentativi di sanatoria e accordi poi decaduti, finché la demolizione divenne inevitabile. Una storia lunga quasi trent’anni, chiusa soltanto nel 2024 con l’abbattimento della vecchia residenza.
E così è iniziato il lungo progetto di costruzione, con i mattoni provenienti da Ladrillos Suspiro del Moro e la direzione dei lavori affidata a La Cuveña. All’architetto è stato chiesto qualcosa di meno vistoso di quanto ci si aspetterebbe da una villa da dieci milioni, e soprattutto il rispetto dei parametri urbanistici.
Lo stile e gli interni
E gli interni? Chi si aspetta archi, patii e ferro battuto deve ricredersi. Banderas ha scelto tutto un altro stile rispetto alla tradizione andalusa di questo tratto di costa. Pareti ridotte al minimo, ambienti che si aprono uno sull’altro, vetrate che occupano interi lati della casa; il bianco c’è ancora, come la pietra chiara, quindi l’anima mediterranea resiste, tradotta però in un linguaggio essenziale.
Come è organizzata? Al pianterreno si concentra la vita in comune. Il soggiorno è ampio, e da lì si va sul giardino con la piscina. Poi c’è tutto il resto: sala cinema, palestra, sauna. Salendo di un piano l’aria cambia, si entra nell’atmosfera del riposo; la camera padronale da sola misura novanta metri quadrati (in molte città sarebbe un appartamento intero). Il rooftop è la parte da sogno: un solarium con cucina e barbecue, affacciato sul mare.
Per gli interni, Banderas ha scelto di avvalersi della collaborazione di Pedro Peña, la cui cifra stilistica è l’essenzialità, l’opposto della casa-vetrina. Una scelta coerente, se pensiamo che questa villa nasce per essere vissuta d’estate, con la sabbia quasi in giardino.