11 febbraio 2012 – Beverly Hills, muore Whitney Houston nella suite di un hotel

Sembra quasi di vederla Whitney in quella vasca, in quel ritratto di un'anima troppo fragile soffocata da una vita apparentemente perfetta

Foto di Sabina Petrazzuolo

Sabina Petrazzuolo

Lifestyle editor e storyteller

Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice

Sembra di vederla nitida l’immagine di Whitney Houston in quella vasca da bagno. È forte e impressa nell’immaginario collettivo – anche se di quella non abbiamo la visione reale – perché è quello il vero ritratto di un’anima troppo fragile soffocata da una vita apparentemente perfetta. Perché a ripercorrerla, quella di The Voice, sembra un’esistenza invidiabile.

Una donna bellissima dalla voce eterna, dotata di un grande talento artistico manifestatosi anche attraverso delle innate doti attoriali. E poi il successo, quello che tutti vorrebbero raggiungere, quello di milioni di dischi venduti, di canzoni rimaste nelle top ten per tanto, troppo tempo. E a quei tempi, probabilmente, tutti volevano somigliare a Whitney, ma nessuno si interessava davvero a lei.

A quelle fragilità del cuore che hanno camminato fino all’anima, le stesse che l’hanno condotta a subire i conflitti familiari e le relazioni tossiche, alla droga e alle dipendenze, alla rinuncia dell’amore più vero e ad abbracciare, infine, la morte.

L’amore come una maledizione

Tante le pressioni su di lei da parte di tutti, del resto lei è la cantante perfetta, è The Voice e non può certo tradire le aspettative degli altri. Così indossa la sua corazza più bella senza sapere che da quella non potrà più uscire se non attraverso la morte. Per gli altri è perfetta e lei stessa si convince che deve essere così anche se quella stessa corazza arriverà a soffocare la sua identità.

Ma the show must go on, forse si ripeteva, mentre raccoglia successi sul palco e sotto i riflettori. Mentre la sua vita si sgretolava. Per tutti era già l’eterna Whitney, un fardello più che un riconoscimento, che cercava di dimenticare stordendosi di alcol, farmaci e droga quando il sipario si chiudeva e l’ansia e i tormenti la divoravano dentro e fuori.

E in quella gabbia dorata, che diventava sempre più stretta, non era sola. Insieme a lei c’era Bobby Brown, l’uomo che nel 1989 l’aveva fatta capitolare. Un amore, il loro, che la divorava da dentro. Prima a causa della non accettazione di quel matrimonio da parte della famiglia e degli amici per i problemi di giustizia dell’uomo, poi per le violenze e i soprusi.

Il colpo di fulmine si è trasformato presto in qualcosa di molto più oscuro che si è tradotto in scandali e tradimenti, in droga e alcol e in violenza. Nel 2003, Bobby Brown picchia selvaggiamente Whitney Houston e i lividi dell’anima compaiono anche sulla pelle. Ma alla fine ce la fa, o almeno ci prova, e si allontana da quella gabbia fatta di un dolore che forse non si può più cancellare. Nel 2006 si parla ancora di Whitney Houston, della sua separazione e di quel percorso iniziato per la disintossicazione.

L’altra faccia dell’amore

Ma non è l’inizio di una nuova vita per lei, perché le ferite l’hanno scavata così a fondo che è stato più possibile guarirle. Perché indietro non si poteva più tornare e ormai Whitney aveva perso la sua identità. Aveva perso tutto, troppo. Anche l’amore.

Non gli era stato permesso di essere se stessa e così, ancora una volta, ha scelto di non deludere le aspettative degli altri, soprattutto quelle di sua madre che non credeva fosse naturale che sua figlia aveva un rapporto così intimo con una donna. E invece lei ce l’aveva davvero con Robyn Crawford, con la sua assistenze e amica, il suo punto di riferimento. Forse con lei era davvero se stessa, forse se fossero rimaste insieme, come ha sostenuto anche Bobby Brown,
Whitney sarebbe ancora viva. Eppure nel 1999 ha deciso di allontanare Robyn per sempre.

11 febbraio 2012

E poi è successo, semplicemente. L’epilogo scontato di una vita trascorsa a riempire quel vuoto che l’ha inghiottita da dentro. Dopo una serie di concerti disastrosi, di critiche spietate a ogni sua performance, tutta la pressione degli altri sopportata dino a quel momento è esplosa. L’11 febbraio del 2012, nella vasca da bagno del Beverly Hilton di Los Angeles, il suo corpo senza vita è stato ritrovato.

Whitney Elizabeth Houston era annegata nell’acqua, e ancora prima nel suo dolore, dopo aver ingerito molte sostanze stupefacenti. La corazza era finalmente stata levata.