Sigfrido Ranucci, è scontro con Massimo Giletti: “Mi attacca perché Report fa ascolti”

Non accenna a placarsi la diatriba tra Sigfrido Ranucci e Massimo Giletti. La verità sugli attacchi a "Lo Stato delle Cose"

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Martina Dessì

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Da sempre, il pubblico è avvezzo a vedere scintille tra i conduttori, ma quando lo scontro coinvolge due pesi massimi dell’informazione come Sigfrido Ranucci e Massimo Giletti, l’eco mediatica diventa inevitabile. Il clima in Rai si fa teso e il volto storico di Report non le manda a dire, difendendo la propria professionalità e anche l’integrità del suo programma, ora in pausa per lasciare spazio a Presadiretta, di fronte a quelli che definisce “attacchi scomposti”.

Un botta e risposta che divide la TV

Al centro della contesa ci sono accuse personali, vecchie ruggini e, naturalmente, la battaglia dei dati Auditel. Ranucci, in una recente intervista rilasciata a La Repubblica, ha analizzato – secondo il suo parere – il motivo di tanta ostilità nei suoi confronti. Secondo il giornalista, ci troviamo di fronte a una strumentalizzazione senza precedenti: “In un’altra Rai non sarebbe mai accaduto”, ha dichiarato, sottolineando un mutamento nel clima aziendale che sembra lasciare spazio a scontri frontali piuttosto che a una pacifica convivenza professionale.

Ma perché tanto accanimento? La risposta di Ranucci è più che mai amara e riguarda il successo della sua trasmissione. “Report fa ascolti”, afferma senza giri di parole. Nelle settimane che hanno preceduto la chiusura di Report, ad attaccare il programma era stato anche Luca Barbareschi, mostrandosi offeso per non essere stato citato nel lancio di Allegro ma non troppo alla fine del programma. “Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo Luca Barbareschi“, aveva sottolineato in maniera piccata.

Le accuse di omofobia e il caso Mancini

Uno dei punti più caldi della polemica riguarda le presunte offese che Sigfrido Ranucci avrebbe rivolto a Massimo Giletti e al direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno. Il conduttore di Report respinge con fermezza l’etichetta di omofobo, definendola un’accusa assurda che non tiene conto della sua storia personale e professionale. “È un corto circuito evidente”, spiega, sottolineando l’ironia di essere accusato da chi spesso collabora con fazioni politiche non proprio vicine ai diritti civili.

Sigfrido Ranucci chiarisce poi il nocciolo della questione: non si è mai trattato di orientamento sessuale, ma di relazioni pericolose identificate proprio con la parole “lobby”Il riferimento è a Marco Mancini, l’ex dirigente dell’Aise noto per il celebre incontro all’autogrill con Matteo Renzi, documentato proprio da Report. Secondo il giornalista di Rai3, le chat mostrate a Lo Stato delle Cose sarebbero autentiche, ma prive del riferimento a Mancini che invece sarebbe lo snodo fondamentale dell’intera inchiesta.

“Delusione umana”: la ferita è aperta

Massimo Giletti ha definito il collega Ranucci una “delusione umana” oroprio nella puntata del 9 febbraio de Lo Stato delle Cose, un’espressione forte che colpisce sul piano personale. La replica non si è fatta attendere, mossa da una punta di sarcasmo mista a amarezza. Se Giletti si dice deluso, Ranucci ricorda di aver provato sentimenti simili quando il collega ha tentato di rivelare e delegittimare le fonti di Report, un atto che nel giornalismo d’inchiesta non è di certo banale.

Infine, un pensiero si rivolge verso la sua sicurezza personale. Ranucci, che vive sotto scorta da anni, ha rassicurato sulle indagini riguardanti l’attentato subito: il lavoro dei magistrati prosegue con rigore, lontano dai riflettori delle polemiche quotidiane.