In primavera tutto si risveglia: l’allergia ai pollini, le pubblicità di profumi e, almeno secondo l’immaginario collettivo, anche il desiderio.
Con la bella stagione ci sentiamo più energiche, più leggere, più propense a uscire, flirtare, lasciarci andare.
Ed è seducente pensare che, insieme ai fiori, sbocci anche la libido. Del resto la primavera, culturalmente, è da sempre la stagione della rinascita.
Peccato che la biologia sia molto meno poetica delle metafore a cui siamo abituate.
Ma se chiediamo alla scienza se esista davvero un “effetto primavera”, la risposta è meno scontata del previsto, e ci riserva qualche sorpresa davvero inaspettata.
Indice
5 miti da sfatare (con affetto, ma senza ripensamenti)
L’idea che in primavera la libido si accenda automaticamente è una di quelle narrazioni che sembrano naturali solo perché le ripetiamo da secoli. Ma una cosa è il simbolismo della rinascita, un’altra è la biologia.
Se pensi a cosa può influire sul desiderio in estate, sono sicura che ti verrà in mente il sole, i corpi più nudi, il trascorrere più tempo fuori. E hai ragione: il contesto conta. L’esposizione al sole può incidere su umore, energia e persino passione romantica. Ma non come ci viene raccontato.
Sfatiamo 5 miti sulla nostra voglia di fare sesso in primavera.
In primavera gli ormoni impazziscono
Partiamo da una delusione necessaria: no, gli ormoni non impazziscono da marzo, semmai oscillano. Alcuni studi hanno osservato piccole variazioni stagionali nei livelli di testosterone, ma nulla che giustifichi il mito di un improvviso tsunami erotico.
Le variazioni ci sono, ma sono modeste e non spiegano da sole cambiamenti significativi nel desiderio. Non esiste un pulsante biologico che con il primo sole ci trasformi in creature travolte dall’eros.
Eppure questa idea ci piace moltissimo. Perché ci racconta il desiderio come qualcosa che accade da solo. Naturale. Automatico. Molto più rassicurante che pensarlo come qualcosa di fragile, influenzato dallo stress, dalla relazione, dal sonno, dall’immagine di sé. La verità è che la libido raramente dipende da un solo fattore.
È quasi sempre un ecosistema, fatto da biologia, psiche, relazione e contesto. E spesso anche dall’agenda Google Calendar. Perché provare desiderio da adulte a volte è meno una faccenda di ormoni e più un miracolo logistico.
Siamo biologicamente programmati per desiderare di più in primavera
Questa è un’elegante confusione tra esseri umani e fauna documentaristica. Molte specie hanno cicli riproduttivi stagionali. Noi no. Gli studi condotti finora non hanno prodotto risultati coerenti né prove robuste di una stagionalità del desiderio sessuale umano.
E anche se dovessimo indicare una stagione dell’amore… colpo di scena: non sarebbe l’estate, ma l’autunno.
Le donne, in particolare, mostrano un aumento autunnale del testosterone che arriva al doppio rispetto al loro livello minimo estivo. Allora perché sentiamo questa carica voluttuosa con l’arrivo della bella stagione?
La risposta è che il desiderio non dipende solo dagli ormoni. Dipende dall’umore, dall’energia, dal rapporto con il proprio corpo e da come percepiamo le persone intorno a noi. E su questi fronti, la primavera vince a mani basse.
In primavera torniamo a essere animali
C’è questa fantasia che in primavera si attivi un interruttore primordiale, ma la verità è più sociale che selvaggia.
Il cervello legge segnali ambientali.
Le giornate si allungano. Le persone stanno di più fuori. I corpi si scoprono. Le città sembrano più vive. E il cervello registra tutto questo come vitalità.
A volte ciò che chiamiamo aumento del desiderio è semplicemente un aumento di stimoli. La scienza del comportamento indica che è l’ambiente sociale a dare il via alla spinta sessuale, non solo un interruttore biologico interno.
Il mito dei feromoni umani
Il marketing ci ha venduto l’idea che in estate emaniamo segnali chimici irresistibili. La scienza è meno entusiasta.
I famosi feromoni umani restano, ancora oggi, controversi.
Non è mai stato isolato un feromone capace di provocare con certezza attrazione sessuale.
L’attrazione olfattiva primaverile non risponde a un segnale chimico irresistibile, ma a ricordi e associazioni psicologiche: il profumo della crema solare o dei fiori attivano associazioni mentali positive legate al piacere e al relax.
Insomma, non è chimica pura, è il tuo cervello che fa amarcord erotico.
Il mito del “Risveglio del Matrimonio”: la primavera salva le coppie in crisi
Altro mito romantico: arriva maggio e torna la passione.
Magari, ma la bella stagione non è una consulente di coppia. La primavera, infatti, non basta a riaccendere la passione nelle relazioni. Le statistiche legali ci mostrano un’altra verità: i picchi di divorzi e separazioni arrivano subito dopo i periodi di vacanza o di festa.
La primavera porta energia per agire: se la coppia è in crisi, questa nuova energia viene spesso usata per affrontare la rottura definitiva piuttosto che per la riconciliazione. La “rinascita” non è sempre della coppia, a volte è della singola persona.
Il desiderio non segue le stagioni
Più sole può voler dire più serotonina, più energia, meno letargo mentale, più motivazione e più occasioni sociali. Ma questo non equivale automaticamente a più desiderio sessuale. Il desiderio non funziona come i pannelli solari.
Pensiamo all’inverno come a un lungo risparmio energetico del cervello: meno luce significa meno serotonina, una sostanza che regola l’umore e ci fa sentire bene. Significa anche più melatonina, che ci fa venire sonno e ci rallenta.
Significa meno dopamina, il neurotrasmettitore della motivazione e del piacere.
Per molte persone questo cocktail invernale si traduce in un calo dell’energia, che potrebbe avere (ma anche no) conseguenze anche sul desiderio sessuale. Quando arriva la primavera e le giornate si allungano, questo sistema si riaccende. La luce solare stimola direttamente le zone del cervello che producono dopamina.
La vitamina D che il corpo fabbrica quando la pelle è esposta al sole serve come ingrediente fondamentale per costruire la dopamina stessa. Il risultato è un cervello letteralmente più attivo, più motivato, più aperto al piacere.
E cosa ce ne facciamo di tutta questa nuova energia primaverile? Solitamente si esce di più, si socializza di più, ci si espone sia col corpo con abiti che lasciano scoperte più parti del corpo, sia emotivamente lasciandoci spesso più andare, come se fossimo pervasi da un senso nuovo di leggerezza.
Tutto questo si può tradurre in un aumento di occasioni, di stimoli e di percezione di disponibilità.
Il corpo esce dal letargo
La percezione del nostro corpo gioca un ruolo fondamentale sulla nostra eroticità. Con il caldo ci esponiamo di più. Abiti più leggeri. Pelle visibile. Maggiore percezione del corpo.
Questo può aumentare vulnerabilità. Ma anche sensualità. A volte ci sentiamo più desiderabili.
A volte più esposte al giudizio. Spesso entrambe. E il desiderio passa anche da qui. Dal sentirsi a proprio agio nel corpo.
E qui però entra in scena un’ambivalenza tutta contemporanea, soprattutto per noi donne. Perché la primavera non porta solo leggerezza: porta spesso anche il ritorno degli standard impossibili.
Il corpo torna visibile e, insieme, tornano le pressioni su come dovrebbe essere. Più tonico. Più magro. Più giovane. Più performante. Come se il corpo, per poter desiderare o essere desiderato, dovesse prima superare un esame.
Gli stereotipi fanno questo: ci convincono che la sensualità sia una questione estetica e non incarnata. Che si debba aderire a un modello per sentirsi erotiche. Ma il desiderio raramente nasce dalla perfezione. Più spesso nasce quando smettiamo, anche solo per un momento, di guardarci con gli occhi del giudizio.
E forse una parte del cosiddetto risveglio primaverile passa anche da qui: dal concedersi di vivere il corpo con meno controllo e più libertà. Che, tra l’altro, è già una forma di erotismo.
Quanto c’è di biologico e quanto di culturale?
Molto di ciò che chiamiamo “risveglio del desiderio” è anche una costruzione simbolica, infatti, associamo la primavera a:
- fertilità
- sensualità
- abbondanza
- rinascita
- corpi che tornano visibili
Ci abbiamo costruito sopra poesia. Cinema. Pubblicità. Miti.
Ci siamo raccontati così tante volte che la primavera sia sexy che finiamo per sentirla davvero tale. E questo non la rende falsa. La rende psicologicamente interessante.
Perché il desiderio è anche aspettativa. Narrazione. Suggestione. Cornice.
E se il punto fosse un altro?
Forse ci piace credere nel desiderio primaverile perché ci assolve.
È rassicurante immaginare che l’eros torni da solo, come le rondini. Più difficile accettare che spesso il desiderio va coltivato. Con riposo. Con gioco. Con presenza. E con cose molto meno poetiche dei ciliegi in fiore: dormire, alimentarsi bene, fare qualcosa per sentire meno lo stress. Cose che ci fanno sentire meglio, sentire più desiderabili e quindi più al sicuro.
Afrodisiaci decisamente più credibili delle ostriche.
Quindi: mito o realtà?
Se per risveglio del desiderio intendiamo un meccanismo ormonale primaverile universale: mito.
Se intendiamo che in primavera aumentano alcune condizioni psicologiche e sociali che possono favorire il desiderio: realtà, ma molto meno ormonale e molto più complessa.
Infatti, c’è una componente del desiderio primaverile che sfugge ai laboratori e appartiene a qualcosa di più sottile: il modo in cui la primavera cambia il nostro sguardo sugli altri e su noi stesse.
Insomma: la primavera non accende il desiderio. Al massimo gli toglie il cappotto.
Fonti bibliografiche
The effect of seasonal variation on sexual behaviors in males and its correlation with hormone levels: a prospective clinical trial. PubMed
Seasonal variation of salivary testosterone in men, normally cycling women, and women using hormonal contraceptives. PubMed
Can Annual Daylight Cycles and Seasons Have an Effect on Male Sexual Functions? PubMed
The effect of vitamin D on sexual function: a systematic review. Springer