Tumore del colon, possibile un futuro senza chemioterapia

Una ricerca italiana apre alla speranza di poter controllare le forme più gravi di tumore del colon-retto senza chemioterapia

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Nasce da una ricerca italiana l’ipotesi di poter controllare senza la classica chemioterapia (dopo un iniziale trattamento) le forme più gravi ed avanzate di tumore del colon-retto, una delle neoplasie più diffuse, soprattutto nella terza età.

Sia chiaro: si tratta solo di uno studio sperimentale, che dovrà essere confermato, ma è un passo avanti importante per contrastare questa patologia che nel 2018, ha fatto registrare in Italia oltre 50mila nuove diagnosi, occupando il secondo posto tra le cinque neoplasie più frequenti. Lo studio è stato appena pubblicato su Clinical Cancer Research ed è stato condotto dai ricercatori dell’Istituto di Candiolo IRCCS e dall’università di Torino.

Ecco la ricerca

I ricercatori del Dipartimento di Oncologia Università di Torino che lavorano presso l’Istituto di Candiolo, guidati dalla dottoressa Sabrina Arena e dai professori Federica Di Nicolantonio e Alberto Bardelli, hanno osservato che gli inibitori di PARP (particolari farmaci assumibili per bocca attualmente indicati per la cura di alcuni tumori come quello dell’ovaio) arrestano la crescita anche di un sottogruppo di tumori del colon-retto.

Inoltre, hanno scoperto che le cellule tumorali intestinali colpite dagli inibitori di PARP, pur avendo caratteristiche molecolari diverse, sono accomunate dalla sensibilità alla chemioterapia con oxaliplatino. Pertanto questi farmaci potrebbero essere testati come terapia di mantenimento per quei pazienti affetti da carcinoma al colon-retto che in precedenza hanno risposto bene e a lungo alla chemioterapia a base di oxaliplatino.

“I PARP-inibitori – afferma la Arena – potrebbero segnare la svolta nella terapia di molti tumori. Tra questi oggi potrebbe esserci anche il tumore del colon-retto. La chemioterapia a base di oxaliplatino danneggia il DNA delle cellule dei tumori e spesso riesce a bloccare la crescita delle forme più avanzate di cancro al colon-retto. Tuttavia, i pazienti devono interrompere i cicli di trattamento per l’alta tossicità, anche quando la terapia è ancora efficace. Per questo occorre trovare nuovi farmaci in grado di tenere sotto controllo la malattia alla fine dei cicli di chemioterapia”.

“Ed è qui che entrano in gioco i PARP-inibitori che impediscono a questa proteina ‘officina’ di riparare la rottura del DNA derivata dalla chemioterapia e quindi di replicare il proprio DNA per crescere e svilupparsi. Siamo solo all’inizio di un lungo e complesso percorso. Al momento stiamo studiando l’intero genoma per identificare se e quali caratteristiche molecolari del tumore consentano di selezionare i pazienti che potranno beneficiare di questo tipo di terapia”.

Fondamentale giocare d’anticipo

Per fortuna, non tutti i tumori del colon-retto (28.800 i nuovi casi negli uomini e 22.500 nelle donne, in base ai dati del 2018) arrivano ad essere trattati con la chemio e la radioterapia (quando indicate) dopo l’intervento chirurgico di asportazione dell’area malata. Tutti noi abbiamo a disposizione uno strumento per anticipare la diagnosi e quindi agire precocemente. Si chiama screening.

La ricerca del sangue occulto nelle feci e l’endoscopia, quando indicata, aiutano a identificare precocemente eventuali lesioni ed evitare che i tumori vendono individuati quando sono già in fase avanzata. Purtroppo questa patologia spesso non crea problemi particolari all’inizio.

Il paziente non dà in genere particolare peso a sintomi poco specifici, come dolori addominali o alterazioni dell’alvo con comparsa di stitichezza o diarrea inspiegabili, a volte alternate tra loro, per preoccuparsi solo quanto si manifesta una vera e propria emorragia o presenza di sangue nelle feci. Solo ad uno stadio più avanzato di malattia possono comparire anoressia, affaticamento e perdita di peso, che possono indirizzare verso accertamenti mirati.

Sul fronte della prevenzione gli stili di vita e la familiarità rappresentano i principali fattori di rischio di incidenza del tumore colorettale. Quasi quattro tumori su dieci potrebbero essere prevenuti con sane abitudini. Oltre alla dieta riveste particolare importanza l’attività fisica, in grado di ridurre la mortalità e il rischio di tumori del colon del 60 per cento.

Sul fronte dell’alimentazione ecco in rapida sequenza i consigli degli esperti. Occorre consumare regolarmente frutta e verdura (soprattutto crude), legumi, pane, pasta, riso e altri cereali integrali, da limitare, o ancor meglio evitare, sono invece le carni conservate e le bevande zuccherate. Sul fronte delle limitazioni, ci vuole attenzione ai cibi che contengono molto sale e, alle carni rosse cotte alla brace ed ovviamente agli alimenti particolarmente ricchi di zucchero e di grassi.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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Tumore del colon, possibile un futuro senza chemioterapia