Sindrome di Asperger, cos’è e come si affronta

Le persone con sindrome di Asperger sono particolarmente intelligenti e questo li rende distanti dalle relazioni con gli altri

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Il 18 febbraio, si celebra una giornata per sensibilizzare la persone sulla sindrome di Asperger. Ricorre infatti il giorno di nascita di Hans Asperger, scopritore di questa condizione, che oggi può essere diagnosticata quanto più precocemente possibile, per fornire ai bambini che presentano il quadro, alle loro famiglie e a tutte le persone che operano intorno a lui, una “valigia” di attrezzi per favorire l’integrazione sociale.

A spiegare la situazione è Daniela Chieffo, dirigente sanitario neuropsicologa e psicoterapeuta della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS che ricorda come “l’obiettivo è quello di trasformare, attraverso una solidarietà tangibile e rispettosa, una condizione di disabilità in una condizione di normalità in funzione del potenziale proprio di ogni singolo individuo, fornendo servizi e assistenza personalizzate”.

Intelligenza viva, interessi limitati

Prima di tutto occorre fare una precisazione. Nell’ultima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, una sorta di “Bibbia” internazionale per gli esperti, la sindrome di Asperger non figura più. È stata sostituita da “Disturbo dello spettro autistico”.

In tutti i casi, a prescindere dai termini, i bambini che soffrono di questa sindrome, così chiamata proprio dal nome del pediatra austriaco nato il 18 febbraio, sono particolarmente intelligenti, evanescenti, affascinanti. “A volte  appaiono distaccati o improvvisamente immersi. Inibiti o particolari – spiega l’esperta”. Chi soffre ha un’intelligenza viva, spesso sopra la media, con interessi ristretti e stereotipati.

“Intorno ai 7 anni molti bimbi con Sindrome di Asperger già sognano sotterranei desideri, esprimono una conoscenza superlativa ‘selettiva’, costruiscono lego al di sopra della norma – fa sapere la Chieffo. Assorbono libri come fossero scanner. Ma proprio la loro capacità estrema di processare tutto ciò che è intorno, rende loro distanti dalle relazioni con gli altri. Paralizzati nel loro pensiero immaginativo, poco ideativi. Una mente così raffinata che non riesce a sintonizzarsi con la mente vicina . Quindi una vita costruita sulla fragilità nell’essere compreso. E nel non riuscire a comprendere il linguaggio emotivo dell’altro, l’interpretazione degli idiomi, delle metafore, della comunicazione e della reciprocità. Faticano a capire le teorie che regolano le relazioni , vanno in corto circuito di fronte alle bugie bianche”.

Purtroppo il mondo esterno fa fatica a comprendere queste dinamiche e perciò questi bambini vengono a volte visti come “strani”, sicuramente eccentrici e quanto meno “particolari” nell’ambito scolastico. Questo li porta ad andare incontro ad atteggiamenti non proprio gentili da parte dei compagni, tanto da farli diventare a volte capri espiatori “ideali”.

“La loro qualità di vita spesso fa i conti con l’ipersensibilità dei cinque sensi, la difficoltà di filtrare un rumore e interpretarlo. In un mondo sociale, talvolta vengono considerati come indifferenti o insensibili, ma in realtà sono al contrario, bambini o ragazzi che non riescono ad orchestrare le loro emozioni interne, ponendosi quindi in una distanza “apparente” – ribadisce l’esperta”.

Il racconto nei libri

“Sono molti gli autori, i film, i libri che riprendono le storie con Sindrome di Asperger, mi piace ricordare Susanna Tamaro, nel suo ultimo libro “Il tuo sguardo illumina il mondo”, una serie di lettere commoventi scritte all’amico fraterno Pierluigi Cappello, nelle quali la scrittrice racconta la “prigione, in cui vive da quando ha memoria di se stessa” – precisa la Chieffo.

“La mia testa – scrive – non è molto diversa da una vecchia motocicletta. In certi momenti la manopola del gas va al massimo, in altri le candele sono sporche e il motore si ingolfa”. “Le persone con questa sindrome vivono immerse in un innato candore. Non sono capaci di immaginare il male nelle persone con cui entrano in relazione, non comprendono le loro intenzioni e questo ci rende le vittime naturali di ogni bullo, di ogni sadico e di ogni pervertito. La nostra intima, inerme fragilità istiga il tribale predominio del gruppo. E il modo in cui questa forza si manifesta è quello cieco e perverso che nasce dalla zona d’ombra che ogni essere umano custodisce nel profondo del proprio cuore”.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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