Scompenso cardiaco, così un farmaco per il diabete lo combatte

Al via in Usa l'uso di dapaglifozin, medicinale studiato per la cura del diabete, nei casi di scompenso cardiaco: cosa cambia

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Sono condizioni apparentemente lontane, il diabete e lo scompenso cardiaco, che porta il cuore a sfiancarsi e a non mandare il sangue nei vasi con la forza che sarebbe necessaria. Eppure, pur se la prima patologia può rappresentare un fattore di rischio per la seconda, si sta affacciando alla ribalta la possibilità di trattare il cuore “stanco” con un farmaco inizialmente impiegato nella cura del diabete.

A farlo pensare è la Food and Drug Adiministrazion (FDA), l’Agenzia americana che ha dato il via all’uso di dapaglifozin, medicinale studiato per la cura del diabete, nei casi di scompenso cardiaco con ridotta frazione di eiezione, cioè con il ventricolo sinistro che pompa “poco” sangue nei vasi.

Lo scompenso e l’importanza della diagnosi precoce

Prima di tutto occorre riconoscere la situazione che porta il cuore a pompare meno sangue e quindi ossigeno nelle arterie. E l’esame va fatto soprattutto su se stessi perché bisogna accorgersi se ci si autolimita per cui cose del tutto normali come salire due rampe di scale oppure riposare senza i classici due cuscini sotto la testa diventano impossibili. Per chi soffre di questa condizione, poi, è fondamentale ricordare che ogni ricovero in ospedale comporta un peggioramento della prognosi.

La storia di una persona che soffre di scompenso cardiaco (quasi un milione di individui in Italia) – e che nel tempo va incontro a diversi ricoveri – può quindi essere paragonata ad una scalinata. In questo caso, però, non si va verso l’alto ma si tende a scendere uno scalino e ad ogni ricovero. Con evidenti ripercussioni sulla salute del cuore e della circolazione.

Per questo occorre fare attenzione a una malattia così subdola: spesso il paziente dopo un primo ricovero torna a casa e, passato l’episodio acuto, si sente “come prima” ed inizia a trascurare la propria condizione facendosi complice inconsapevole di una progressione silente della patologia. Ai pazienti con scompenso cardiaco va, quindi, ricordato che la patologia tende a progredire anche in assenza di sintomi evidenti di peggioramento.

Ciò che conta, quindi, è controllare le proprie abitudini di vita, cercando sempre di mantenere allenato l’organismo anche attraverso l’attività fisica che è possibile sostenere, facendo attenzione all’alimentazione e a quanto si beve (l’aumento di peso può essere un segnale che il cuore non riesce a funzionare a dovere e che quindi si accumula liquido nell’organismo), e seguendo scrupolosamente quanto il medico propone per la cura. anche e soprattutto se sono presenti altre patologie: lo scompenso è classicamente una malattia della terza età e accade che si associ a problemi renali, malattie respiratorie e diabete, condizioni che possono peggiorare il quadro.

Cosa cambia nella cura

Al momento, come detto, l’autorizzazione all’impiego di dapaglifozin per lo scompenso cardiaco vale per gli USA, ma non ancora in Europa. Il dato è comunque significativo perché il farmaco è il primo dei cosiddetti Sglt2 ( inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio di tipo 2), che viene approvato per questa indicazione.

Come mai si è arrivati a questa nuova opportunità di cura per lo scompenso? Tutto nasce dai risultati di uno studio clinico molto importante, chiamato Dapa-HF, che ha dimostrato come il trattamento con questo medicinale, da assumere per bocca, possa migliorare la sopravvivenza e ridurre la necessità di ospedalizzazione negli adulti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta.

La ricerca ha preso in esame oltre 4700 persone, per lo più uomini, con un’età media di 66 anni. Il farmaco è stato confrontato con un semplice placebo e dopo un anno e messo si è visto che tra chi è stato trattato con dapagliflozin si è osservato un numero minore di decessi per malattie cardiovascolari, di ricoveri per insufficienza cardiaca e visite urgenti per scompenso cardiaco.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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