Fumo e diabete, scoperta la chiave della combinazione pericolosa

Uno studio americano dimostra che il rapporto pericoloso tra diabete e fumo è legato all'azione della nicotina

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Il diabete, uno dei più temibili “nemici” per la salute della nostra epoca, anche perché peggiora il profilo di rischio cardiovascolare soprattutto se si allea con gli altri pericoli per cuore ed arterie (il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del diabete).

Oltre che con obesità, sovrappeso e disordini del metabolismo, peraltro facilmente spiegabili visto lo “sconquasso” che l’aumento patologico della glicemia crea sull’organismo, da tempo si conosce l’esistenza di un’alleanza nociva tra diabete e fumo di sigaretta. E i dati epidemiologici lo confermano: in chi fuma, il diabete è molto più frequente. Perché ciò accada, tuttavia, fino ad ora non era chiaro e soprattutto risultava difficile comprendere come agire per aiutare il diabetico a lasciare il fumo. Oggi la scienza ha però squarciato il velo sulle cause di questo fenomeno, pur se siamo solo alle prime fasi sperimentali sugli animali della ricerca.

La nicotina “manipola” il pancreas

A svelare l’arcano è un’originale ricerca condotta dalla Icahn School of Medicine del Mount Sinai, a New York, testimoniata da un ampio articolo scientifico apparso su Nature. In estrema sintesi, il “rapporto pericoloso” tra fumo e diabete sarebbe da collegare all’azione della nicotina. Come si sa questa sostanza riesce ad agire direttamente sul sistema nervoso, prova ne sia il fatto che la disassuefazione dal fumo passa anche attraverso farmaci e sostitutivi della nicotina stessa. Ma quanto ha scoperto l’equipe americana, guidata da Paul McKenny, va oltre.

In pratica la nicotina attiverebbe una serie di “indicazioni” a partenza cerebrale che in qualche modo limitano in modo di tutto autonomo la produzione di insulina da parte del pancreas. E visto che questo ormone ha il compito precipuo di controllare l’innalzamento del glucosio nel sangue, ecco spiegato il problema: nel tempo, la ridotta produzione di insulina porterebbe ad un incremento dei valori glicemici e quindi anche alla più facile comparsa del diabete.

Il “link” tra nicotina e pancreas sarebbe collegato alla presenza di una particolare proteina, che risponde agli stimoli di uno specifico gene chiamato Tcf7I2: la proteina, oltre ad agire come meccanismo di controllo sulll’insulina, agirebbe anche sul cervello attraverso una sorta di regolazione degli stimoli per i neuroni legati all’azione della nitocina.

Un meccanismo a due vie che purtroppo si rivela drammaticamente efficace in senso negativo: il “sistema” invisibile spiegherebbe anche perché in caso di aumento dei valori di glucosio nel sangue diventa più difficile lasciare la sigaretta, visto che i neuroni di “controllo” vengono ridotti al silenzio, aiutando così la persona a non poter fare a meno del fumo.

Glicemia sotto controllo senza il fumo. E non solo

La glicemia è un parametro valido per controllare il tasso di glucosio nel sangue, ma i valori possono variare con estrema facilità nel tempo. Per questo è importante considerare nel controllo del diabete un altro indice. Si chiama emoglobina glicata ed è la percentuale di emoglobina che si lega al glucosio.

L’emoglobina, che si trova nei globuli rossi e ha il compito di trasportare le molecole d’ossigeno, può infatti diventare più “glicata” se rimane a lungo a contatto con elevate concentrazioni di glucosio, come avviene appunto nel sangue della persona con diabete non ben compensato. Una persona con il diabete ha l’emoglobina glicata superiore alla norma e tende ad avere livelli più elevati di questo parametro se la patologia non è adeguatamente controllata.

L’emoglobina glicata è molto più affidabile e precisa della semplice glicemia perché permette di avere un quadro completo – e non solamente occasionale, dei comportamenti della glicemia nei 3-4 mesi precedenti al test. Il suo valore esprime dunque l’andamento medio della glicemia e consente di effettuare un controllo glicemico nel medio termine. In altre parole grazie al controllo regolare dell’emoglobina glicata si può ottenere il “buon controllo del diabete”, ovvero l’obiettivo più importante che nasce dall’alleanza tra paziente, medico di medicina generale e diabetologo.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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