Emicrania, donne più a rischio: come affrontare le forme più difficili grazie alle nuove cure

Le donne sono più a rischio emicrania fino ai 50-60 anni: come agiscono i nuovi farmaci per prevenire e superare le crisi

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Il dato è importante. E fa ben sperare. Un numero sempre maggiore di pazienti riesce a liberarsi dall’emicrania con i nuovi farmaci oggi disponibili anche nel nostro Paese.  A segnalarlo sono gli esperti della SISC (Società italiana studio delle cefalee) che ha appena compiuto 50 anni, riuniti in congresso a Firenze.

Si annunciano progressi anche per le forme più difficili con nuove terapie efficaci e sicure sia per il trattamento acuto del singolo attacco che per la prevenzione della malattia anche nei casi più severi e refrattari. Il tutto grazie alle opportunità offerte da anticorpi monoclonali o gepanti (come compresse orali) che bloccano l’azione del CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide). Questi medicinali sono, non solo efficaci ma anche molto sicuri, consentono di bloccare le crisi e persino di prevenirle anche in persone che da anni non trovavano sollievo con i farmaci tradizionalmente utilizzati.

Cosa è cambiato

Sia gli anticorpi monoclonali che i gepanti hanno cambiato il modo di affrontare l’emicrania. “Oggi abbiamo a disposizione farmaci anti GCRP che, senza penetrare nel sistema nervoso centrale, agiscono bloccando selettivamente la via di segnale del dolore emicranico senza interferire su altri meccanismi e quindi non hanno quegli effetti collaterali che scoraggiavano molti pazienti dall’utilizzo dei farmaci non specifici finora disponibili – spiega Pierangelo Geppetti Presidente Emerito SISC.

Con le ultime molecole siamo arrivati a poter trattare con successo circa il 75% dei pazienti. Prima delle scoperte che hanno portato a farmaci anti-CGRP utilizzavamo molecole usate per altre patologie, come antipertensivi, vecchi antidepressivi o antiepilettici che, in quanto non specifici per l’emicrania, provocavano numerosi effetti indesiderati, e mostravano una efficacia parziale”.

La possibilità di poter curare una malattia molto invalidante e che dura decenni in maniera efficace, e soprattutto sicura, con minimi effetti collaterali, è di estrema importanza. Il trattamento è infatti proposto a trattare pazienti, principalmente (70%) donne giovani, che ne soffrono dall’infanzia/adolescenza fin verso i 50-60 anni, quando l’emicrania tende a regredire spontaneamente. “Ma questa è proprio la parte della vita in cui la paziente, soprattutto donna, deve affrontare i compiti familiari, professionali, sociali ed esistenziali più importanti – fa sapere l’esperto”.

Il meccanismo d’azione

Dopo 5 anni di utilizzazione di farmaci anti-CGRP (anticorpi monoclonali e gepanti), insomma, si sta vivendo una rivoluzione che passa anche attraverso una miglior risposta dei pazienti alla necessità di seguire le terapie.

“Un tempo, dopo un anno dall’inizio della terapia con antiipertensivi, antiepilettici  o vecchi antidepressivi solo un 20% dei pazienti rimaneva in trattamento – segnala Geppetti. L’80% di essi sospendevano le cure perché non ottenevano risultati o lamentavano eccessivi effetti collaterali e iniziavano la ricerca di una soluzione in altri centri cefalee, con altri medici, altri farmaci con risultati scarsi o nulli e una forte frustrazione sia del paziente, che dei medici.

Oggi invece c’è stato un cambiamento radicale con la maggior parte dei pazienti che resta in trattamento con soddisfazione”. Il motivo? È stato scoperto il meccanismo che genera il dolore e gli altri sintomi dell’emicrania e cioè il CGRP.

“Per la prima volta nella millenaria storia dell’emicrania, abbiamo farmaci che agendo sullo stesso bersaglio sono capaci sia di bloccare il singolo attacco sia di prevenire la crisi – è il commento dell’esperto. Se è vero che abbiamo ancora circa un 20% di pazienti resistenti a queste terapie, nuove opzioni sempre più specifiche e personalizzate stanno emergendo come, gli anticorpi anti PACAP, o l’aumento del blocco della via di segnale del CGRP con la combinazione di anticorpi monoclonali e gepanti”.

Controllo della malattia

Le persone colpite devono sopportare questo fardello in particolare tra i 20 e i 50 anni, tanto che l’OMS ha definito l’emicrania come la malattia più disabilitante al mondo in questa fascia di età. Purtroppo, la severità dell’emicrania è tale che ragazzi e bambini a volte smettono di studiare, alcuni pazienti sono costretti a cambiare lavoro o addirittura ad abbandonare l’attività lavorativa.

“Negli anni 90 la scoperta dei triptani ha rappresentato il primo passo verso una terapia specifica – commenta Marina De Tommaso, Presidente SISC. I triptani sono molto efficaci ma possono essere usati solo come trattamento acuto del singolo attacco e talvolta non sono ben tollerati, specie nei pazienti con problemi cardio- o cerebro-vascolari. Dobbiamo tener ben presente che sebbene, ad oggi, nessun farmaco può far ‘guarire’ dall’emicrania, che ha una base genetica ad oggi non nota e probabilmente multifattoriale, possiamo però prevenire la malattia con terapie efficaci ma, considerando i trattamenti molto prolungati, soprattutto molto sicure”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.